SULPEZZO.it
interviste

Rogue Charlie: intervista alla band

L’EP “Se Tutto Finisse Qui”, composto da sei brani scritti e arrangiati in maniera del tutto personale e senza troppe regole, segna una ripartenza stilistica della band. Molte cose sono cambiate dalla nascita del gruppo fino ad oggi, e la vita di ognuno di loro si sta evolvendo. Inevitabilmente, emergono dubbi e domande che la vita propone. Nelle canzoni si affrontano tematiche come ansia, solitudine, frustrazione ed angoscia.

 

Come descrivereste il vostro nuovo EP in tre parole e perché?

Il nostro EP potremmo definirlo come “personale” perché è il risultato di un percorso interiore e musicale, che ci ha portato ad interiorizzare questi brani e sentirli totalmente nostri sia quando li ascoltiamo, sia quando li suoniamo. La seconda parola è “giovane” perché musicalmente portiamo un prodotto grezzo, sbarazzino, frutto di un equilibrio tra una scrittura molto sentita col cuore e una pensata appositamente. Infine, l’ultima parola è “dinamico”, perché a livello stilistico e compositivo ci stiamo già muovendo oltre, l’EP stesso è stato reinterpretato per essere portato in concerto dal vivo con qualche dettaglio diverso, come i suoni o elementi melodici. Rappresenta dunque una parte di noi che però non si limita a quello che è stato registrato in studio, ma si presta alla nostra evoluzione.

Parliamo di questo EP, come è nato?

“Se Tutto Finisse Qui” nasce da un lavoro di anni, in cui i brani scritti si sono accumulati fino a che abbiamo deciso di riunirli in un unico progetto. L’idea di un brano solitamente parte da un membro del gruppo, che poi propone a tutti la sua visione e si collabora insieme per svilupparla, in modo che ciascuno possa dare il suo contributo e mettere parte di sé in ogni canzone.

Se poteste scegliere un luogo o un’atmosfera specifica per ascoltare questo EP per la prima volta, quale sarebbe e perché?

La musica è un universo personale, ognuno potrebbe apprezzarla in luoghi completamente diversi. L’ideale sarebbe potervi dedicare un momento di spensieratezza per poter godere dei sensi che si lasciano guidare dalle canzoni, anche mentre si fa qualcos’altro. Ovviamente il luogo migliore per poter ascoltare i brani rimane sempre durante i concerti, in cui tutta l’attenzione e l’emozione sono rivolte alla musica e al palco.

C’è una canzone in questo EP che ha subito una trasformazione significativa dal momento in cui è stata concepita fino alla sua versione finale registrata? Se sì, potete raccontarci di questa evoluzione?

“Cambierà” inizialmente era una canzone costruita in modo molto diverso, sia nella musica che nel testo. Abbiamo suonato questa prima versione per molti mesi, ma nonostante le modifiche c’era sempre qualcosa che non ci permetteva di sentirci appagati. Un giorno quindi abbiamo deciso di ripartire da zero, abbiamo mantenuto il giro di note, e il mood che la canzone poteva trasmettere, ma la parte ritmica è stata totalmente riscritta e questo ci ha permesso di sentirci finalmente soddisfatti. “Cambierà” spesso è la canzone che apre i nostri concerti, è una canzone liberatoria, vivace, un grido di speranza, che ha incontrato l’apprezzamento del pubblico.

Qual è il messaggio che volete portare con la vostra musica?

Non c’è un unico messaggio che vogliamo portare, ma trasmettere sensazioni e pensieri al pubblico. La nostra musica è per noi uno strumento per poter sfogare la creatività, e allo stesso tempo un luogo in cui le persone possono ritrovarvisi e sentirsi meno sole, proprio perché indirizzata a chi, come noi e la nostra generazione, si sente a volte schiacciato da questa vita frenetica colma di aspettative e competizione.

Related posts

Intervista all’ attore Paco De Rosa

Redazione

Sonyca ci racconta il suo nuovo singolo “Bad Casinò”

valentina

Stanislao Sadlovesky: intervista

valentina

Lascia un commento