Posted On 18 febbraio 2017 By In opinione With 882 Views

Cannabis, il peso delle droghe leggere. Antiproibizionismo, uso terapeutico e ricreativo, iter legislativo

Quando si parla di Cannabis, non è facile prescindere da posizioni ideologiche, dovute sia a fattori psicologici (come i pregiudizi nei confronti di chi la usa o una generalizzata paura delle “droghe”) sia allo schieramento, in senso proibizionista o antiproibizionista, di alcuni partiti politici. Emblematico in questo senso il caso dei Radicali, che hanno fatto della liberalizzazione della cannabis un cavallo di battaglia, e recentemente hanno promosso la campagna Radical Cannabis Club, che prevede la consegna di un seme di cannabis a chiunque si tesseri.

Legalizzazione e regolamentazione

cannabis piantaStoricamente e costituzionalmente antiproibizionista, il Partito Radicale, pur nelle sue varie evoluzioni, conduce da trent’anni una battaglia per la liberalizzazione delle cosiddette “droghe leggere”, fondata sul principio che:

Legalizzare non significa promuovere, fare pubblicità o sollecitare. Legalizzare vuol dire regolamentare.

In linea con tale concetto, ha avviato nel 2016 la campagna Radical Cannabis Club che prevede l’invio, con una donazione di almeno 10 euro, di una tessera associativa e di un seme di cannabis, con l’augurio che piantarlo, tra un anno, non sia più reato. Per legge, infatti, coltivare una pianta di cannabis può essere un crimine, mentre regalare, possedere, vendere o comprare un suo seme non lo è.

La campagna è quindi perfettamente legale ed il suo scopo è, ovviamente, dare sostegno alle iniziative di Radicali italiani sull’antiproibizionismo, prima fra tutte, l’approvazione della legge di iniziativa popolare presentata in Corte di Cassazione il 18 marzo 2016 e depositata al Parlamento a novembre 2016.

Tale legge contiene una serie di proposte per la regolamentazione della produzione, del consumo e del commercio della cannabis e dei suoi derivati, che riguardano, tra l’altro, la coltivazione in proprio e per uso personale di un numero limitato di piante, quella a fini commerciali, l’istituzione di Cannabis Social Club senza fini di lucro e l’ampliamento dell’accesso ai cannabinoidi medici.

La proposta segue il disegno di legge 3235, presentato nel luglio 2015 dal senatore e sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, in qualità di promotore dell’intergruppo per la legalizzazione della cannabis. Al gruppo, nato proprio nel 2015, hanno aderito oltre cento parlamentari di varie formazioni politiche, dal PD al Movimento 5 Stelle, da SEL a Forza Italia, passando per il gruppo misto. Dopo una prima discussione, a luglio 2016, la legge è attualmente ferma.

Cannabis e derivati: un po’ di chiarezza

cannabisQuando si dice: cannabis, marijuana o hashish, di cosa si sta effettivamente parlando?

La cannabis è una pianta originaria dell’Asia Centrale, comunemente chiamata canapa, che esiste in tre varietà: sativa, indica e ruderalis. Contiene un principio attivo denominato THC (tetraidrocannabinolo) isolato per la prima volta nel 1964 nell’istituto israeliano Weizmann dai ricercatori Raphael Mechoulam, Yechiel Gaoni, e Habib Edery.

Il THC è responsabile delle proprietà psicotrope e terapeutiche della cannabis, perché stimola il rilascio di dopamina nell’organismo, provocando euforia, rilassamento, percezioni alterate, ma anche alleviando il dolore e stimolando l’appetito.

cannabis THC

La molecola del THC

La Cannabis è una pianta dioica, cioè gli esemplari possono avere infiorescenze maschili o femminili. Da queste ultime si ricavano hashish e marijuana.

L’hashish, il cui nome deriva dall’arabo e significa “erba”, è ricavato dalla resina prodotta dalla pianta, da cui viene estratta con processi differenti (come sfregamento della pianta fresca, setaccio della pianta essiccata o procedimenti fisici industriali, come l’isolamento a basse temperature).

La marijuana, invece, si ottiene dalle infiorescenza essiccate. Il suo nome deriva dalla parola utilizzata in Messico, ripresa con grafia inglese dagli Stati Uniti negli anni Trenta, quando venne emanato il Marijuana Tax Act. Il testo imponeva la tassa di un dollaro su qualunque transazione commerciale riguardante la canapa o i suoi derivati e imponeva controlli talmente restrittivi a possessori e coltivatori da renderne impossibile la coltivazione e l’uso.

cannabis hashish

Hashish per uso medico. Fonte: wikipedia

La legge faceva seguito ad una massiccia campagna contro la cannabis condotta da Harry Anslinger, già agente federale durante il Proibizionismo e quindi direttore del Federal Bureau of Narcotics (FBN) su nomina del suocero, il politico, banchiere e imprenditore statunitense Andrew Mellon, e dal gruppo editoriale di proprietà del politico, editore e imprenditore William Hearst, noto anche per aver ispirato la figura di Charles Foster Kane di Quarto Potere di Orson Wells.

Contro la diffusione della cannabis, definita come “la più pericolosa sostanza mai apparsa nella zona” i cui “nefasti effetti possono trasformare i buoni uomini bianchi in neri e cattivi” vennero utilizzati i giornali di Hearst e prodotti alcuni documentari propagandistici (Refeer Madness e Marihuana, the Assassin of Youth) che furono proiettati nelle scuole.

Persino il termine Marijuana venne utilizzato per demonizzare la sostanza, sfruttando le tensioni razziali tra statunitensi e immigrati messicani.

In Italia, invece, la prima legge contro l’uso della cannbis risale al regime fascista.
Benito Mussolini avviò una campagna repressiva nei confronti della sostanza, che per la verità era poco nota nel paese e veniva usata sporadicamente solo da alcuni medici. La tossicomania venne presentata come un problema razziale, anche grazie ad un testo studiato dai laureandi in medicina di quegli anni, Gli Stupefacenti, di Giovanni Allevi.

La legge n.396 del 1923 prevedeva pene detentive brevi per chi vendesse, detenesse o somministrasse stupefacenti senza autorizzazione ed una multa per chi le usava in fumerie clandestine. A questa legge fece seguito la n.1145 del 1934 che stabiliva il ricovero coatto dei tossicomani in apposite srutture, denominate “case di salute”. Ma qual è l’effettiva pericolosità della cannabis?

Gli effetti della cannabis

cannabis medicaUn rapporto pubblicato dalla National Academies of Sciences statunitense, relativo all’analisi di tutta la letteratura scientifica pubblicata dal 1999 in poi (circa 10mila studi), individua alcuni effetti positivi e negativi statisticamente provabili.

Per esempio, l’efficacia della cannabis nel trattamento del dolore cronico degli adulti, definita “conclusiva”. Tra i possibili effetti negativi figurano possibili problemi a cognitivi, di memoria o di attenzione per i forti consumatori, la nascita di bambini sotto peso per le donne incinte che ne fanno uso e maggiore incidenza di bronchiti croniche ed altri sintomi di malattie respiratorie, come per esempio, la tosse cronica.

In ogni caso, né questo rapporto, né altre fonti scientifiche hanno mai individuato una morte per overdose da cannabis.

Un paragone in tal senso può essere compiuto con gli effetti di sostanze legali come il tabacco e l’alcool: la WHO World Healt Organization nell’European Healt Report del 2015 le considera tra le prime cause di morti premature in Europa, valutando il tabacco responsabile di una morte prematura su cinque decessi di persone tra 30 e 44 anni e di una su tre nella fascia compresa tra 45 e 49 anni.

cannabis tabacco

Uno studio scientifico pubblicato sulla rivista Scientific Report dagli studiosi Dirk Lachenmeier e Jurgen Rehm dell’Università di Dresda, afferma senza mezzi termini che i rischi connessi alla cannabis sono stati sopravvalutati e quelli invece di alcool e tabacco sottostimati. Il grado di tossicità della prima, infatti, è decine di volte inferiore a quello degli altri due.

Secondo il Ministero della Salute, dalle 70mila alle 83mila morti all’anno sono attribuibili al tabacco. L’alcol, dal canto suo, è causa non solo delle malattie alcol-correlate come la cirrosi epatica alcolica, ma anche di “patologie vascolari, gastroenterologiche, neuropsichiatriche, immunologiche e dell’apparato scheletrico, di infertilità e problemi prenatali, di cancro, ivi compreso il cancro della mammella” ed è il terzo fattore di rischio in Europa per malattia e morte prematura, dopo fumo e ipertensione.

Resta da chiedersi quanto la questione della liberalizzazione delle droghe leggere sia davvero sentita.

Le spinte verso il cambiamento

La richiesta di un approccio diverso alla lotta alle droghe viene da più parti: ad aprile 2016 le Nazioni Unite hanno tenuto una sessione speciale dell’Assemblea Generale relativa alle droghe denominata UNGASS.

Originariamente prevista per il 2019, l’UNGASS è stata anticipata su richiesta dei presidenti di Colombia, Guatemala e Messico. Per l’occasione è stata rilasciata una dichiarazione verso i governi partecipanti, promossa dall’International Drug Policy Consortium (IDPC) e sottoscritta da 200 gruppi e organizzazioni della società civile provenienti da tutto il mondo.

Nel documento si condannano i governi dei paesi partecipanti al vertice per non aver ancora riconosciuto le conseguenze negative delle politiche repressive contro le droghe e si chiede di ripensare i termini della “guerra alla droga”.

La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha invitato più volte i governi a depenalizzare, magari non tout-court, ma almeno l’uso personale. Considerato che droghe legali come alcol e tabacco uccidono invece ogni anno milioni di persone.

In Italia, nello specifico, le campagne antidroga hanno spesso fatto di tutta l’erba un fascio, mettendo sullo stesso piano il fumatore di hashish e marijuana con chi ha una dipendenza da sostanze come eroina, cocaina, crack, ecstasy e simili.

In un’indagine IPSOS condotta nell’estate del 2015 su un campione di mille persone, selezionate casualmente tra tutti i maggiorenni residenti in Italia, si evidenzia come la percezione degli Italiani sia in contrasto con l’approccio repressivo vigente: le leggi attuali contro la diffusione e il consumo di droghe leggere sono considerate inefficaci, si guarda con favore allo studio di strategie alternative come la depenalizzazione, che porterebbe benefici economici e viene considerata positivamente anche alla luce delle recenti esperienze analoghe avviate negli Stati Uniti, dove la marijuana è stata legalizzata in 4 stati, nei quali non sono aumentati i consumatori, i profitti sono stati sottratti alla criminalità e le entrate fiscali generate dalla tassazione della droga legalizzata sono state indirizzate al finanziamento di programmi sociali.

Una prima spinta verso una considerazione diversa della cannabis viene dalla giurisprudenza, in particolare dalla Corte di Cassazione che con la sentenza 40030 pubblicata il 26 settembre 2016 ha confermato il “non luogo a procedere” per un uomo di Siracusa che coltivava una pianta di cannabis sul balcone. In base alla sentenza, data la quantità di principio attivo (pari all’1.8%) e la presenza di un’unica pianta, coltivata su un terrazzo in un contesto urbano, non c’è possibilità di un incremento del  mercato di stupefacenti.

Inoltre, tra i sostenitori della legalizzazione si ritrovano personaggi appartenenti a classi sociali, professioni e formazione molto diversi tra loro. Ha destato molto scalpore, ad esempio, il supporto del compianto oncologo Umberto Veronesi, che ha dichiarato il suo parere favorevole basandosi sulla constatazione che “Il tabacco fa 10mila volte più morti di quanti ne faccia la marijuana. Non è un trattamento totalmente innocuo, ma ha un limite molto basso di pericolosità“. Dello stesso avviso il magistrato e presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, per cui servirebbe a “evitare il danno peggiore per i ragazzi, cioè entrare in contatto con ambienti della criminalità“.

cannabis profilo twitter savianoTra i firmatari della proposta di legge popolare presentata dai Radicali figurano esponenti del mondo della musica, come Vasco Rossi, gli Almamegretta, Dj Coccoluto, Er piotta, scrittori  come Goffredo Fofi, Irene Chias, Erri De Luca, Nicola Lagioia e Roberto Saviano, che ha ribadito la sua posizione anche in occasione di recenti fatti di cronaca.

Non mancano attori, come Gianmarco Tognazzi, politici come – ovviamente – Emma Bonino e Livia Turco  e il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, quello della Regione Toscana Enrico Rossi, i sindaci Luigi De Magistris, Leoluca Orlando, Marco Doria, Chiara Appendino, Federico Pizzarotti.

L’iter di legge

cannabis

Parlamento Italiano, fonte: wikipedia

Negli ultimi anni ci sono stati diversi cambiamenti per la legge contro il consumo di sostanze stupefacenti. La più recente è la Fini – Giovanardi (49/2006), emanata nel 2006 e abrogata nel 2014.

Prevedeva l’applicazione di sanzioni amministrative per chi possedesse una quantità di droga al di sotto di un “limite quantitativo massimo”, oltre il quale, si veniva considerati automaticamente degli spacciatori.

Al di sotto del limite massimo la pena era costituita da sanzioni amministrative, che comprendevano la sospensione della patente, del passaporto o del permesso di soggiorno, unite a misure molto limitanti quali il divieto di lasciare la propria abitazione in alcune ore del giorno, quello di guidare e l’obbligo di presentarsi al posto di polizia per due volte alla settimana. Le pene per la detenzione di droga al di sopra della soglia erano particolarmente dure: da 6 a 20 anni di carcere per qualsiasi sostanza, quindi senza alcuna distinzione tra droghe “leggere” e “pesanti”.

La legge è stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale (con sentenza 12 febbraio 2014, n. 32) per ragioni tecnico-formali ovvero perché nel testo erano inseriti emendamenti estranei all’oggetto e alle finalità del decreto, che era stato approvato all’interno della legge sulle Olimpiadi invernali di Torino.

A seguito dell’abrogazione, è tornata in vigore la cosiddetta Iervolino – Vassalli (162/90) che risale al 1990 e prevede una differenza tra droghe leggere e pesanti. Per le prime, viene considerata reato la detenzione di sostanze stupefacenti, ma con una distinzione tra quella per uso personale e quella per fini di spaccio.

Anche se in origine era stata stabilita una quantità massima per uso personale di 500 milligrammi di principio attivo, ovvero circa 5 grammi di cannabis, qualche anno dopo venne abolita, anche a seguito di alcuni fatti che scossero l’opinione pubblica (il suicidio di tre giovani senza precedenti penali che erano stati arrestati con una quantità leggermente superiore alla soglia e pertanto considerati spacciatori).

Nell’aprile 1993, un referendum popolare abolì definitivamente la soglia quantitativa e le sanzioni penali per il consumo personale.

La quantità di principio attivo è stata quindi considerata solo come uno dei fattori che determinano la finalità della detenzione della sostanza. In base al cosiddetto V comma (che definisce “la fattispecie del fatto di lieve entità”) per determinare la gravità della condotta di chi viene trovato in possesso di sostanze stupefacenti, si devono valutare elementi come la presenza di strumenti che servono per confezionarle o tagliarle, di denaro che può provenire dallo spaccio e persino il luogo in cui avviene il commercio.

Nel caso in cui la sostanza venga considerata dal giudice destinata all’uso personale, si incorre in sanzioni amministrative meno dure rispetto alla Fini – Giovanardi (sospensione di patente, passaporto, porto d’armi o permesso di soggiorno dai due ai quattro mesi). Inoltre, le pene per lo spaccio di cannabis riconosciuto di lieve entità sono comprese tra 6 mesi e 4 anni (in caso contrario, si va da 1 a 6 anni).

cannabis carcereI dati relativi ai risultati della Fini – Giovanardi, in ogni caso, non erano lusinghieri: in base allo studio promosso nel 2009 dall’associazione Forum Droghe e dalla Fondazione Michelucci per valutare la legge e il suo impatto sul carcere, pubblicato dal Transnational Institute, dal 2006 al 2009 le denunce per droga sono aumentate costantemente e l’attività di polizia ed i relativi sequestri si sono principalmente rivolti contro la cannabis, a dispetto delle cosiddette “droghe pesanti”.

In definitiva la Fini – Giovanardi ha avuto un impatto notevole sul sistema della giustizia e del carcere, causando un aumento delle incarcerazioni per reati di droga, una crescita della repressione per i reati connessi alla cannabis e delle sanzioni per uso personale, contestualmente al calo dei programmi terapeutici per i consumatori.

Il disegno di legge n. 3235in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati” ha impiegato un anno per essere calendarizzato: la discussione alla Camera era infatti prevista per il 25 luglio 2016. Tuttavia, le commissioni Giustizia e Affari Sociali si sono ritrovate davanti 1.700 emendamenti, 1.300 dei quali sono stati presentati da Area Popolare, che dovevano essere ripresentati direttamente in Aula, facendo quindi slittare la votazione, prevista per il giorno successivo. In definitiva, il 6 ottobre 2016, il disegno di legge è stato inviato alla commissione Senato, dove al momento è fermo.

Un tentativo di accelerare le modifiche all’attuale legge vigente sulle droghe è stato condotto dai deputati Giovanni Paglia (Sinistra Italiana) e Daniele Farina (Sinistra, Ecologia e Libertà). Essi hanno proposto alcuni emendamenti inseriti nella Legge di Bilancio, che proponevano la legalizzazione della coltivazione e della vendita della cannabis sotto monopolio statale e l’utilizzo delle relative entrate fiscali a sostegno della lotta alla povertà e delle zone terremotate.

I due emendamenti, ritenuti ammissibili dalla commissione Bilancio della Camera preposta all’esame preliminare della manovra, sono stati bocciati in massa da PD e Lega.

La legge di iniziativa popolare promossa dai Radicali e la conseguente campagna Radical Cannabis Club si inseriscono in questo contesto come nuovo tentativo di sollevare una questione su cui, in varie parti del mondo si è tornati a discutere, spesso modificando la legislazione vigente in senso più libertario.

cannabisI punti salienti della legge sono relativi alla liberalizzazione della coltivazione, sia individuale (libera fino a cinque piante o condizionata ad una comunicazione all’apposito Registro regionale dei coltivatori per un numero di piante da 6 a 10), sia collettiva, con la possibilità di associarsi in cannabis social club non a fini di lucro (fino a un massimo di 100 componenti, che possono coltivare cinque piante femmine a testa),

Le norme proposte per a regolamentazione del commercio, invece, sono moto simili a quelle per la commercializzazione del tabacco, prevedono quindi un controllo di chi coltiverebbe la cannabis, un’indicazione della sua nocività e di tutte le caratteristiche (livello di THC e provenienza geografica) sui prodotti, ed una sorveglianza della produzione affidata al Ministero delle politiche agricole ed al Comando carabinieri per la tutela della salute presso il Ministro della salute. Inoltre i rivenditori non potrebbero trovarsi nelle vicinanze delle scuole o pubblicizzare i prodotti.

Nella proposta sono previsti anche: un ampliamento dell’accesso ai cannabinoidi medici, una relazione annuale al Parlamento, una tassazione della vendita, con introiti destinati a campagne informative, attività sociali, incentivi all’occupazione, riduzione del debito pubblico e investimenti produttivi. Ovviamente, sarebbero abolite le sanzioni penali per l’uso personale di tutte le sostanze proibite, ma ne sarebbero previste alcune amministrative fino a un massimo di 5000 euro per le violazioni alla nuova normativa

La cannabis per uso medico

cannabis caduceoUn cambiamento nella legislazione sulla cannabis si è già verificato nel 2015: il 9 novembre, il Ministero della Salute ha emanato un decreto per regolamentare la produzione nazionale e le preparazioni di origine vegetale a base di cannabis.

Si tratta di un progetto pilota della durata di due anni, durante i quali lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze produrrà fino a 100 kg di infiorescenze di cannabis (la quantità sarà regolata in base alle richieste delle Regioni e delle Province autonome) destinata alle farmacie che ne faranno richiesta, per realizzare delle preparazioni magistrali.

La distribuzione è regolata da un rigido protocollo, che stabilisce persino il prezzo delle infiorescenze, pari a 6,88 euro al grammo.

Il prodotto finale, realizzato dalle farmacie a partire dal 14 dicembre 2016, contiene Cannabis FM-2 (con THC tra il 5% e l’8% e CBD tra 7,5% e 12%) e di fatto è la prima sostanza attiva a base di cannabis prodotta in Italia.

Serve a curare il dolore cronico, quello associato a sclerosi multipla ed a lesioni del midollo spinale, la nausea e il vomito causati dalle terapie anti cancro e anti AIDS, alcuni sintomi del glaucoma e della sindrome di Gilles de la Tourette e come stimolante dell’appetito per pazienti anoressici, oncologici o affetti da AIDS. Tuttavia, le prescrizioni riguardano solo i casi in cui le terapie standard non hanno avuto successo.

I costi dello status quo

cannabis_tossicodipendenza

Il giro di affari legato allo spaccio di stupefacenti è molto corposo: in base alla Relazione annuale sulle tossicodipendenze in Italia redatta dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel 2013 le attività illegali connesse agli stupefacenti hanno rappresentato circa il 70% del totale stimato dalla contabilità nazionale, con un peso dello 0,9% sul Pil.

Inoltre, il consumo di sostanze stupefacenti in Italia è stimato in 14miliardi di euro, un quarto dei quali è attribuibile all’utilizzo di derivati della cannabis.

A questo si accompagna un’attività repressiva concentrata sulla cannabis piuttosto che su sostanze più pericolose: secondo la Relazione Annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia del 2016,  nel 2015 le operazioni di polizia finalizzate al contrasto dei derivati della cannabis sono state 10.751, le denunce per hashish 7.214 (di cui 4.814 in stato di arresto), quelle per la marijuana 4.728 e quelle per la coltivazione di piante 1.418.

I sequestri hanno raggiunto la soglia di kg 67.829,49 per l’hashish e di kg 9.313,01 per la marijuana. Mentre le operazioni dirette al contrasto delle droghe sintetiche sono state 346 e le denunce 445, di cui 353 in stato di arresto, mentre le dosi sequestrate ammontano a 26.689 unità.

I possibili benefici economici della legalizzazione

cannabis economiaIndipendentemente dalle posizioni ideologiche ed etiche, è indubbio che la legalizzazione del mercato delle droghe leggere avrebbe delle ricadute positive sulle casse dello Stato, che si sostanzierebbero in un maggiore gettito fiscale, con una conseguente ricaduta sul PIL, ed in un risparmio sulle spese per l’applicazione della normativa repressiva.

In base all’audizione parlamentare del deputato Ferdinando Ofrìa, Professore Associato di Politica Economica nell’Università degli Studi di Messina, la metà della spesa annua carceraria per il 2011, pari a 541.676707.50 euro, è destinata ai detenuti per droga, così come quella della spesa annua per ordine pubblico e sicurezza (228.373915,50).

Inoltre nello stesso studio si ipotizza l’applicazione di un’aliquota simile a quella applicata per i tabacchi (pari a circa il 75 per cento del prezzo di vendita) sulla cannabis legalizzata, con un guadagno derivante dal gettito fiscale che si aggirerebbe tra i 5.293.054.800 ed i 7.939.582.200.

Il guadagno totale derivante dalla legalizzazione, secondo Ofria, si aggirerebbe tra i i 6,0 e gli 8,7 miliardi annui.

I costi derivanti da un eventuale maggiore uso della cannabis, quindi legati alla cura e alla disintossicazione, pur non essendo quantificabili in maniera precisa, possono essere stimati sulla base dei casi più emblematici di legalizzazione in altri paesi, come il Portogallo e il Colorado.

Un’ulteriore valutazione delle conseguenza economiche della regolamentazione della cannabis è riscontrabile nel contributo dell’economista Marco Rossi dell’Università La Sapienza di Roma, al convegno Un cambio di passo per la politica sulle droghe in Italia e nel mondo, tenuto a Udine il 10 luglio 2015.

Sulla base di un’estensione al mercato della cannabis della regolamentazione già adottata per i tabacchi lavorati e della liberalizzazione della coltivazione per uso personale, individualmente o in forma associata (“cannabis club”), teorizza che:

Anzitutto, la legalizzazione della cannabis potrebbe far aumentare la ricchezza nazionale per un valore pari alle attuali importazioni di cannabis (circa 1-2 miliari di euro), se fossero sostituite dalla produzione nazionale. In particolare, la coltivazione della cannabis necessaria a soddisfare la domanda interna (5-6mila tonnellate) richiederebbe l’impiego stagionale di circa 55-75mila lavoratori, e la sua distribuzione (tramite coffee-shops) circa 300mila addetti

Oltre a ciò prevede altre ricadute, positive, come una riduzione dei profitti criminali del mercato illegale, e negative, come una riduzione della produttività ed un aumento dei costi sanitari proporzionale all’aumento dei consumi.

Tuttavia, i danni dovuti all’uso di cannabis sono sicuramente inferiori a quelli delle altre droghe (eroina, cocaina, ecc) e persino di quelli di alcol e tabacco. Inoltre, la sua legalizzazione porterebbe alla diminuzione dei trattamenti sanitari coatti e quindi della relativa spesa.

La liberalizzazione negli altri paesi

cannabis mondoIl commercio e l’uso di cannabis sono regolamentati in maniera differente nei vari paesi. Secondo la mappa interattiva pubblicata dal quotidiano spagnolo el Mundo e ripresa dalla rivista Dolcevita è possibile verificare la legislazione nei vari paesi. Quelli in cui il consumo di cannabis è legale sono: Colorado, Washington, Alaska, Oregon e distretto di Columbia per gli USA, l’Uruguay (dove è monopolio di Stato) e la Corea del Nord. In Olanda non è formalmente legale ma di fatto la vendita di cannabis è tollerata nei Coffee Shop, ed il Banghladesh, paese in cui non esiste una legge che proibisca o regolamenti l’uso di cannabis, di fatto è legale.

Brasile, Nepal, India e Cambogia, pur avendo una legge che proibisce l’uso della sostanza, nei fatti lo tollerano e non lo perseguono.

Una vasta porzione del mondo considera possesso e consumo come illeciti amministrativi, ma non prevede il carcere per i consumatori: Spagna (dove sono stati istituiti da pochi anni dei cannabis club), Portogallo, Italia (grazie al ritorno alla Iervolino-Vassalli), Svizzera, Austria, Croazia, Repubblica Ceca, Germania, Romania e Belgio; parte dell’Australia, dove però vige una legislazione molto repressiva in alcuni distretti, in cui il consumo è reato penale, Argentina, Cile, Paraguay, Perù, Colombia, Ecuador, Costa Rica, Giamaica e Messico.

In Canada è formalmente illegale, ma legale per uso terapeutico, ed il governo attuale ha in programma la legalizzazione di possesso e commercio a scopo ricreativo.

Il resto degli stati mondiali considera il consumo di cannabis un reato penale e quindi punibile con il carcere o con pene corporali. Si tratta principalmente di Africa, Asia e parte delle Americhe e, in Europa, i paesi scandinavi, la Francia e la Gran Bretagna.

Due casi emblematici di depenalizzazione e liberalizzazione sono rispettivamente il Portogallo e il Colorado.

cannabis portogalloIn Portogallo le droghe arrivarono in quantità massiccia dopo la fine della dittatura, nel 1974, creando una situazione di emergenza a cui si pose rimedio nel 1998 con una depenalizzazione del possesso e del consumo di tutte le droghe, non solo della cannabis, che restano illegali, ma solo come illeciti amministrativi e quindi non costituiscono reato.

Questo approccio, teso alla riduzione del danno, ha portato alla riduzione delle malattie sessualmente trasmissibili, delle morti legate alla droga ed al maggiore accesso a trattamenti per la cura dalle dipendenze. Inoltre, attualmente i Portoghesi sono al di sotto della media europea per consumo di sostanze.

L’iter di chi è trovato in possesso di una quantità di droga considerata dalla legge “per uso personale” (un grammo di eroina, due di cocaina e 25 grammi di marijuana o cinque di hashish) deve presentarsi entro tre giorni davanti alla locale Commissione per la dissuasione dalle dipendenze dalla droga.

Tale commissione è generalmente formata da un medico, un assistente sociale e un avvocato ed ha l’obiettivo di individuare un percorso riabilitativo ed il bisogno di assistenza medica. In caso di recidiva, la commissione può multare il consumatore. Ma, generalmente, si limita ad un ammonimento verbale e la vicenda viene cancellata in pochi mesi.

Chi compare davanti alla commissione in genere si dichiara disposto a sostenere un percorso di cura, anche se non è legalmente obbligato a seguirlo. Tuttavia, chi ne ha bisogno può rivolgersi a strutture pubbliche che offrono assistenza sanitaria senza temere di essere arrestato.

cannabis coloradoLo stato americano del Colorado ha reso legale produrre e vendere la marijuana a scopo ricreativo dal 1 gennaio 2014. I risultati della liberalizzazione sono stati resi noti in uno studio del Dipartimento di Pubblica Sicurezza dello stato, pubblicato nel marzo 2016, che ha evidenziato come il consumo di droga non sia aumentato dopo la legalizzazion, e come i guidatori sotto effetto della sostanza, i reati contro il patrimonio ed i crimini violenti connessi alla sostanza siano diminuiti. Inoltre le entrate totali provenienti da imposte, licenze e tasse sulla commercializzazione della cannabis in Colorado per uso medico o ricreativo sono cresciute del 77 per l’anno 2014 – 2015.

In altri paesi si stanno sperimentando formule di depenalizzazione o legalizzazione parziale, come in Svizzera, dove sono stati recentemente autorizzati coltivazione, vendita e consumo di canapa con un tenore di THC inferiore all’1% o in Israele, dove è stato parzialmente depenalizzato l’uso durante il servizio militare obbligatorio per le reclute maggiorenni.

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