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musica

Malmö fuori con “Zolfo”

Quanta musica ci perdiamo.
 

Nell’era in cui produrre e pubblicare costa l’effort di un battito di ciglia, è sempre più difficile, ma mai impossibile, distinguere fra un disco fatto di fretta e un disco fatto d’amore.

Zolfo è disco d’amore, pronto ad esplodere, come Magma, il brano che  introduce le regole di questo bel racconto.

Marco NormandoVincenzo de LuciaDaniele RuotoloVincenzo del Vecchio, sono i Malmö.

Campani, nati in terra di Mari e Vulcani, trovano una declinazione semplice, per raccontare le contraddizioni del loro habitat, così lontano e così simile a quello che il loro nome evoca.

 

Zolfo è di sicuro un disco post rock e tutte le differenti etichette che i critici hanno dovuto inventare per non annoiarsi.

Ma per me è sopratutto un disco Napoletano, che racconta l’inverno, le provincie, le dinamiche silenziose e ingombranti, nervose e rassegnate, come l’immaginario sonoro di Mare Motus, che ci fa immergere nella serenità di un grande mare in tempesta, che mai si lamenta.

Non è forse questo il più grande pregio del carattere partenopeo?

Zolfo me lo conferma in Sciara, che sembra guardare l’ambiente da un’altra prospettiva, dandone una definizione inedita, ancestrale, naturale.

In Zolfo sento la pioggia e il dopo pioggia, e le due sensazioni convivono e coesistono meravigliosamente.

Le scorie incandescenti e la calma riflessiva di un popolo così tanto abituato a sognare, fanno di Zolfo, un Ep drammatico nell’immaginario sonoro e grafico (Curato dallo stesso Normando) che lascia spazio a parentesi di qui ed ora, guardando al passato e al futuro, con serenità.

Danjlo

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