Posted On 5 ottobre 2017 By In Primo Piano With 122 Views

dis-ABILITY RAID: un impegno concreto per promuovere una visione nuova della disabilità

La manifestazione dis-ABILITY RAID, alla sua prima annualità, ideata ed organizzata da Stefano Selem e Letizia Mazzotta, si è svolta, dal 29 settembre al 2 ottobre, tra Stenico, Trento, il Lago di Garda e la Valtrompia, per concludersi a Gardone Valtrompia negli stabilimenti Beretta, main sponsor dell’iniziativa.

Franco Gussalli Beretta ha abbracciato immediatamente l’iniziativa, aprendo a tutti l’azienda di famiglia.

L’impegno assunto dall’Azienda Beretta, si pone su un piano di ideale continuità rispetto ad altri progetti in favore dell’universo della disabilità.

Tra gli altri, il recente affiancamento a dodici paratleti, alcuni dei quali protagonisti della Prova di Coppa del Mondo di Lonato, con l’obiettivo di supportarli nel raggiungimento dei loro obiettivi sportivi.

Parole d’ordine: professionalità e determinazione, le stesse che hanno permesso di vincere dieci Medaglie Olimpiche alle Olimpiadi di Rio 2016.

Inoltre, tre settimane fa è stato siglato lo storico protocollo d’intesa per un progetto di ricerca con l’Università degli Studi di Brescia e Brixia Accesibility Lab.

Il progetto, vede la collaborazione, il patrocinio ed il supporto, di un tris d’assi: Fabbrica d’Armi Pietro Beretta, FITAV e Centro Ricerche Camozzi.

Il traguardo prefissosi è quello di sviluppare le linee guida per l’accessibilità dei campi di tiro a volo allo scopo di promuovere questo sport a livello paralimpico e non solo. Lo studio riguarderà l’accessibilità degli immobili e delle piazzole di tiro nonché l’accessibilità “organizzativa”, di gestione degli spazi.

La serata finale del dis-ABILITY RAID è stata pensata come una festa della condivisione contribuendo a creare un clima amichevole, connotato dalla leggerezza e dalla gioia, in maniera tale che tutti potessero sentirsi “a casa”.

“Ognuno – ha sottolineato Letizia Mazzotta – ha dato il suo contributo per promuovere un cambiamento possibile di visione, non in quanto esperto ma in quanto ‘amico’ che crede in questa possibilità di cambiamento sociale a favore del miglioramento della qualità di vita di tutti”.

Altri sponsor che hanno permesso di dar vita all’iniziativa, sono: Johnson Tyco, Edil Fiorentini, CSN– Centro Sicurezza e Fiat Autonomy.

Un percorso, quello del dis-ABILITY RAID, che si è snodato attraverso luoghi fisici, ma anche e soprattutto all’interno di percorsi esistenziali per far conoscere e sensibilizzare sulla condizione delle persone con disabilità

Protagonisti in questa prima edizione le persone che hanno subito l’amputazione di un arto, i paraplegici e gli individui affetti da amelia agli arti inferiori alla guida di vetture ad elevata mobilità come i SUV, i crossover e i fuoristrada.

I percorsi sono stati studiati ed attuati a livello tecnico e logistico da academy4x4 – Scuola Nazionale Guida Sicura Fuoristrada – che ha formato anche i drivers in uno speciale corso di guida calibratoi sulla tipologia di auto del “raid” – mentre FCA –  Fiat Chrysler Automobiles, è l’azienda fornitrice ufficiale dei veicoli del raid. Hanno patrocinato l’evento la Provincia autonoma di Trento, Coni e Cip (il Comitato Italiano Paralimpico) di Trento, il CSEN, il Centro sportivo-educativo nazionale.

Un connubio virtuoso quello tra persone con disabilità, che in questo modo hanno avuto modo di mostrare concretamente le proprie capacità e la propria perizia, e questi veicoli pensati per affrontare le insidie e le asperità di ogni fondo stradale, sia preparato che naturale, delineando un itinerario, un percorso ideale e anche reale, tra barriere fisiche, sociali, mentali, culturali, comportamentali ed emotive.

Una possibilità che è necessario tradurre in azioni che “popolino” la vita quotidiana, come evidenzia lo stesso nome della manifestazione.

“Il nome dis-ABILITY che abbiamo scelto – sottolinea Stefano Selem – vuole veicolare un messaggio nevralgico: mettere in primo piano l’abilità, diversa, ma abilità, idealmente e praticamente, abbattendo le difficoltà e le diversità ponendo in minuscolo il prefisso “dis”.

A rendere possibile la realizzazione dei percorsi anche la tenacia e l’’impegno operativo di Gabriele Dallapiccola, istruttore in accademy 4×4 per i corsi per persone con disabilità e caporaid.

Un modo per dimostrare “in vivo” che, attraverso gli opportuni ausili e potenziamenti, ogni essere umano, valorizzato nelle sue specifiche caratteristiche e condizioni esistenziali, può creare il proprio percorso e raggiungere i propri obiettivi, tanto individuali quanto collettivi, come ribadito dalla Costituzione Italiana e dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, uno strumento normativo siglato a livello internazionale nel 2006 e ratificato dall’Italia con la legge 18/2009.

A delineare un breve excursus su questo strumento, durante la serata finale, sono state Valentina Fasano, presidente dell’associazione Italiana Adrenoleucodistrofia e Tania Sabatino, sociologa e dottore di ricerca in Diritto ed Istituzioni Economico – Sociali.

“Così come tutti possiamo essere indipendenti nel rispetto della nostra specifica condizione esistenziale – sottolinea Tania Sabatino – (la disabilità, infatti, è una condizione tra le tante possibili che potrebbe connotare l’essere umano in quanto tale in diverse fasi della sua vita) è altrettanto importante sottolineare che tutti gli esseri umani sono interdipendenti, cioè hanno bisogno gli uni degli altri per costruire insieme percorsi di accrescimento della consapevolezza (art.8 C. ONU)”.

A farle eco Valentina Fasano: “Per far questo bisogna modificare una idea standardizzata della produttività e assumerne una multidimensionale fondata su quei ‘sentimenti morali’ di cui già parlava l’economista Adam Smith”

Un esempio “di vita” particolarmente significativo, raccontato dalla presidente dell’AIALD, è quello di Francesco, da cui è nato il percorso inaugurato con l’operato dell’Associazione Italiana Adrenoleucodistrofia, che mira a riempire un vuoto attorno a questa patologia rara.

A Francesco fu rifiutata la possibilità di ricevere una carrozzina particolarmente performante, con la motivazione che non lavorando e non studiando lui non fosse più una persona in grado di contribuire alla crescita della società. Un’idea sbagliata e fuorviante se si pensa, come ribadito da Fasano, che grazie alla esperienza di Francesco e di chi è diventato il suo prolungamento si è creata una rete nazionale ed internazionale che genera informazione, buone pratiche ed è punto di riferimento per i malati, le famiglie e gli stessi medici.

A essere protagonisti della serata finale, con cena di gala, ospitata dagli stabilimenti Beretta i piatti dello chef Carlo Cracco, che hanno fatto incontrare a tavola scienza, cuore e creatività, partendo dal presupposto che il cibo possa e debba essere veicolo di un miglioramento della qualità di vita e di percorsi educativi che partono dalla quotidianità.

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Piatti semplici ed insieme molto particolari, che hanno mostrato come si possa mangiare buono e sano ogni giorno, scegliendo e mescolando gli ingredienti giusti.

Una gustosa rivisitazione di un piatto mare e monti ha fatto incontrare la consistenza delle capesante, con la croccantezza della pancetta, per poi dare al piatto una nota agrodolce grazie alla crema di zucca, ai chicchi d’uva ed a quelli di melograno. Via libera alla semplicità di fusilli, burro e parmigiano reggiano extra vecchio, nati dalla tipicità del latte delle vacche rosse ed attraverso un processo particolare che ha regalato al burro una peculiare affumicatura. A dare un tocco in più al piatto una spruzzata di pepe agrumato dal retrogusto di arancia. Ed ancora trancio di Wagyu giapponese con sedano rapa e bietola ed una gustosissima pera che ha mixato la dolcezza del cioccolato bianco e un cuore di cioccolato amaro. Il tutto è stato annaffiato dai vini delle Aziende Agricole Gussalli Beretta.

A ricordare il valore guaritivo dell’amore, veicolato dalla musica e dall’impegno attivo, è stata Numa, che nel 2015 con il patrocinio dell’Unicef ha realizzato “Promise Land – La Terra promessa” una canzone, scritta da Phil Palmer con Paul Bliss, ed un progetto interamente dedicato al sostegno delle persone che fuggono dalla povertà e dalla guerra. L’Unicef ha concesso per il video del brano, presentato anche nella sua versione italiana “Noi siamo Amore – Noi siamo Unicef” le sue immagini ufficiali relative alle attività umanitarie svolte in loco, ed ha prodotto il cd che vede la collaborazione di tanti artisti italiani e la direzione artista Unicef di Alberto Zeppieri.

“Stiamo vivendo un momento difficile, a livello storico, sociale ed economico – sottolinea l’artista poliedrica ed eclettica, impegnata in attività umanitarie e animaliste –  in cui interi popoli fuggono da terre devastate dalla guerra e dalla violenza, in cerca di una nuova casa e di un riparo. La musica è portatrice di messaggi di aggregazione e fratellanza, incoraggiamento per tutti coloro che non vogliono arrendersi alle loro sofferenze. Parole chiave sono solidarietà e pace”.

Ad evidenziare in ideale continuità di pensiero, quanto la forza del sorriso e della risata possano contribuire a “guarire” corpo e mente è stata Elisabetta Grosso, dottoressa in psicoterapia e Ambasciatore Mondiale di Yoga della Risata, insignita di tale carica dal suo fondatore e dalla Laughter yoga University.

“Dal 2011 mi occupo di una struttura in provincia di Alessandria che un mio collega ed io abbiamo acquistato e ristrutturato e che oggi accoglie persone disabili e meno fortunate.
Abbiamo quotidianamente la prova di quanto la terapia della risata possa avere effetti sorprendenti su tutte le forme di disabilità”.

Come spiegato da Elena Grosso, tale disciplina a base scientifica, ideata dal dott Madan Kataria, riconosciuta come terapia anche dai medici stessi, si basa su una scoperta scientifica nevralgica: quando si ride, sia che la risata sia spontanea sia che sia indotta, il corpo inizia a produrre una serie di sostanze indispensabili per il benessere psicofisico dell’essere umano.

La forza della musica ha trovato espressione anche attraverso la voce vibrante di Luisa Corna, che ha dato vita ad un’intensa interpretazione di Caruso

All’evento, punto di confluenza dell’universo sportivo, accademico-scientifico, culinario, imprenditoriale e del mondo del volontariato, è stata assegnata la medaglia del Presidente della Repubblica Italiana, per il suo alto valore sociale. Vicinanza e plauso all’iniziativa sono inoltre state espresse, attraverso una missiva, da Giovanni Malagò, presidente del Coni, che ha sottolineato come si tratti di un progetto avveniristico che risponde a una logica d’integrazione e di inclusione nel nome dello sport declinato attraverso l’espressione automobilistica; e da Luca Pancalli, presidente del Cip che ha evidenziato come si tratti di un ulteriore e importante passo avanti verso nella costruzione costante e dinamica di una modello di società fattualmente e concretamente inclusivo e di una cultura della “normalità” che lo sia nei fatti non solo nelle parole.

 

 

 

 

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