26 Maggio 2019

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Garcia Lorca, nuova vita in napoletano per Yerma: da stasera al Teatro Tram

La lingua napoletana condita da riferimenti antichi travolge Yerma, la seconda delle tre grandi tragedie di Federico Garcìa Lorca, che nella versione diretta dal giovanissimo Fabio Di Gesto e prodotta da Post Teatro va in scena al Teatro Tram di via Port’alba da oggi a domenica. Il testo, vincitore della seconda edizione del Premio Rebù

Yerma è il dramma di una donna sterile che ha sposato Juan, un agricoltore. I due non riescono ad avere figli e Yerma sprofonda nella disperazione; condizionata dalle voci che incarnano il popolo, è mossa dall’irrefrenabile desiderio di avere un figlio.

Il tempo che trascorre inesorabile e le voci del popolo, che con insistenza si insinuano nella mente della donna, la spingono a compiere un folle gesto.

Il linguaggio di Lorca in Yerma è potente, popolare e poetico. La lingua napoletana è calda, viscerale e poetica esattamente come le opere di Lorca; alla luce di questa comunanza è nata l’idea di rivisitare Yerma con un ampio ricorso a suoni, parole e modi di dire che rievocano la napoletanità.

Temi di forte attualità che sembrano vicini alle tradizioni del popolo partenopeo: nel testo rivisitato si è cercato di ricreare lo stesso scenario, ma senza soffermarsi sulla metrica e la rima perfetta; dando invece priorità al suono della frase finita per restituire allo spettatore un effetto cupo e profondo.

La rivisitazione focalizza l’attenzione sul dramma della coppia. Scende e indaga i loro stati d’animo, la follia di Yerma, la superficialità di Giovanni, la leggerezza e l’amore di uno nei confronti dell’altro. Il concetto del desiderio caro a Lorca viene trasposto da Yerma al popolo: è lui a volerla madre.

Ad accompagnare i due protagonisti sulla scena tre voci, che rappresentano la proiezione del popolo e il cui scopo è dominare Yerma e la scena; delle presenze capaci di influenzare Yerma fino a spingerla a sporcarsi le mani di sangue.

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