21 Maggio 2019

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“World Press Photo”, a Napoli arriva il meglio del fotogiornalismo mondiale

World Press Photo 2016, il meglio del fotogiornalismo internazionale che documenta e racconta la realtà, dopo Bari fa tappa a Napoli, grazie all’impegno dell’organizzazione Cime di Vito Cramarossa e Francesco Muciaccia e al loro accordo con la Fondazione olandese “World Press Photo”, ideatrice del concorso internazionale di fotografia. Con pubblicazioni su alcune delle testate internazionali più prestigiose come TimeLe MondeNew York Times, The Guardian, National Geographic, la mostra offre un viaggio per immagini tra gli avvenimenti più rilevanti del nostro tempo, con un occhio sempre vigile sull’attualità (il tema più affrontato quest’anno è stato quello dei migranti, ma era inevitabile). Ben 150 scatti dei fotoreporter di tutto il mondo, selezionati dalla giuria World Press Photo, sono esposti a Villa Pignatelli di Napoli – Casa della fotografia (Riviera di Chiaia, 200) fino al 27 novembre 2016.

Migliaia di fotoreporter ogni anno si contendono il World Press Photo Award nelle diverse categorie (general news, spot news, contemporary issues, daily life, portraits, nature, sports), per aggiudicarsi un posto nella mostra che attrae milioni di visitatori in tutti e cinque i continenti.
Tra tutte le foto, che rappresentano istanti della realtà quotidiana giornalisticamente più rilevanti, viene poi scelta un’unica foto vincitrice del premio fotogiornalistico WPP.
Gli scatti vengono selezionati da una giuria internazionale che cambia ad ogni edizione, e i cui membri vengono nominati dal direttore del WPP Lars Boering, che si riunisce ad Amsterdam e vota con scrutinio segreto finché una foto non ottiene sei preferenze, aggiudicandosi così il premio. Oltre al World Press Photo of the Year, la giuria consegna anche tre premi per ognuna delle nove categorie in cui si divide la mostra. Dopo i casi delle foto squalificate lo scorso anno, già da questa edizione il World Press Photo ha introdotto regole più stringenti per le didascalie e i ritocchi in post produzione per cui, ad esempio, oltre al file jpeg i fotografi devono inviare anche le versioni in formato RAW degli scatti. Il vincitore per la foto dell’anno riceve un premio di 10mila euro, mentre i primi classificati in ogni categoria ricevono 1.500 euro, nella cornice della cerimonia di premiazione si tiene ad aprile ogni anno ad Amsterdam, fin dal 1955.

Tra gli oltre 85mila scatti presentati alla giuria del WPP da 5.775 fotografi di 128 Paesi diversi, lo scatto del fotoreporter freelance australiano Warren Richardson Hope for a new life (Speranza di una nuova vita) è risultato vincitore. La foto, scattata la notte del 28 agosto 2015  – con una Canon EOS 5D Mark II, ad alta sensibilità (6400 ISO) e con un tempo lento (1/5 secondi)- mostra un uomo che fa passare un neonato attraverso il filo spinato lungo la frontiera tra Serbia e Ungheria. All’epoca il muro di protezione non era ancora stato completato in quella zona, tra Horgoš (Serbia) e Röszke (Ungheria). A far propendere la giuria nella scelta della foto di Richardson è stata “la semplicità, soprattutto nel simbolismo del filo spinato” che ne fa una foto classica e senza tempo. «Quella notte, dopo cinque giorni in un campo profughi, ho visto un gruppo di circa 200 persone che si muoveva, nascondendosi tra gli alberi, lungo la barriera del filo spinato – ha raccontato Richardson, per spiegare la genesi della sua foto -. Le donne, i bambini e le persone anziane camminavano davanti. Abbiamo giocato tutta la notte al gatto e al topo. Erano circa le tre del mattino quando ho scattato la foto e senza utilizzare il flash per evitare che la polizia si accorgesse quella gente – ricorda l’autore -. Scattai al chiarore della luna».

Del resto la questione siriana e la crisi dell’immigrazione in Europa sono stati il cuore dell’attualità internazionale dell’ultimo anno. Tra i fotografi selezionati dalla giuria internazionale di quest’anno ci sono anche due italianiFrancesco Zizola dell’agenzia fotografica Noor, con la serie “In the same boat” (secondo nella categoria “Contemporary Issues”) e Dario Mitidieri con il progetto “Lost family portraits” (terzo premio nella categoria “People”). Oltre ad ammirare le foto del WPP 2016, a Napoli i visitatori della mostra hanno l’occasione di prendere parte a seminari, letture portfolio e convegni, tra cui l’incontro proprio con Zizola il 19 novembre prossimo.

Le fotografie di Zizola sono apparse sulle riviste di tutto il mondo (The New York Times, Stern, Der Spiegel, El Mundo), collezionando dieci premi World Press Photo, quattro Picture of the Year International (POYi) e sette libri. A Napoli è esposto il suo ultimo progetto “The same boat” (agosto 2015), commissionato da “Medici senza frontiere” e in cui il fotografo ha documentato il passaggio dei rifugiati nel canale di Sicilia.
Fondatore dell’agenzia Noor, Zizola dal 1980 documenta grandi conflitti, concentrandosi su questioni sociali e umanitarie. I suoi incarichi e progetti personali lo hanno portato in giro per il mondo, dandogli la possibilità di immortalare quell’umanità dimenticata e troppo spesso ignorata dai media mainstream.

La Fondazione World Press Photo è stata fondata nel 1955 da un gruppo di fotografi olandesi ed è una delle principali associazioni internazionali per lo sviluppo e la promozione del lavoro dei fotogiornalisti, con una serie di attività e iniziative internazionali.
I fondatori hanno dato vita così a un concorso annuale che dalla sua prima edizione è cresciuto costantemente, fino a diventare il premio più prestigioso del fotogiornalismo e della narrazione fotografica, con oltre 80mila scatti inviati da fotoreporter professionisti di tutto il mondo. Libertà di informazione, di ricerca, di espressione sono oggi più importanti che mai, soprattutto nell’ambito del fotogiornalismo di qualità. L’obiettivo primario della fondazione è sostenere la fotografia professionale su scala internazionale, stimolare gli sviluppi del fotogiornalismo, incoraggiare il trasferimento delle conoscenze, favorire lo sviluppo di elevati standard professionali nel fotogiornalismo e promuovere uno scambio libero e senza restrizioni di informazioni.

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