22 Maggio 2022

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cronaca

Verde pubblico, il massacro degli alberi in città

Il verde pubblico è un argomento scomodo. Quando lo si affronta è per denunciare le criticità del patrimonio arboreo o per lamentarne l’insufficiente dotazione

Rino Borriello
L’Agronomo Prof. Rino Borriello in una conferenza presso l’Ordine degli Architetti della Provincia di Napoli, marzo 2015

delle nostre città. Ne parliamo con il Rino Borriello, professore, agronomo territorialista da decenni impegnato in questo settore, e titolare di Piani del Verde per vari comuni italiani.

E’ ancora vivo il ricordo luttuoso di Cristina Alongi, la giovane donna morta nel 2013 per la caduta di un grosso pino in via Aniello Falcone a Napoli. Casi del genere si sono verificati, purtroppo, anche in altre città. Come mai le piante in città possono diventare così pericolose?

Gli alberi in città sono costretti a vivere in condizioni per essi estreme, a partire dalla sistemazione in substrati che, solo per consuetudine, continuiamo a chiamare terreno, ma che con il terreno agrario non hanno più nulla a che vedere. Spesso le radici risultano intrappolate sotto la pavimentazione stradale e ciò ne impedisce l’ossigenazione. Se a questo si aggiunge la cronica mancanza delle opportune cure colturali quali l’irrigazione e le concimazioni, non è difficile comprendere il perché del loro indebolimento.

In tema di caduta improvvisa degli alberi, molti parlano di carie del legno, un fenomeno molto simile alla nostra carie dentale.

L’accostamento può rendere l’idea, pur essendo patologie molto diverse fra loro. Nelle piante ne sono responsabili alcuni funghi che distruggono, lentamente e progressivamente, le parti legnose della pianta, creando cavità spesso occulte; oggi è però possibile individuarle con l’uso di una specifica strumentazione ben nota a noi dottori agronomi e peraltro prescritta nelle analisi sulla stabilità degli alberi.

In molte città si assiste al triste spettacolo di alberi potati in modo drastico e sono tanti gli ambientalisti che se ne lamentano. Perché si pota in questo modo?

Allude alla capitozzatura, una pratica veloce e costosa, cui ricorrono ditte senza scrupoli con personale non esperto ma che, armato di motosega, taglia indiscriminatamente le ramificazioni degli alberi, lasciando spesso il solo tronco, in un patetico stile candela. Molte di queste ditte sono poi anche quelle che vincono le gare d’appalto col massimo ribasso. Il fenomeno, non riguarda soltanto il nostro territorio, ma imperversa dovunque in Italia, come si può ben vedere sulla pagina Facebook della S.I.A. (Società Italiana di Arboricoltura) ONLUS, ricca di documentazioni sulla cattiva manutenzione del verde pubblico in tutta Italia. E come quella, ce ne sono anche altre, che raccolgono il disappunto di tecnici seri e di ambientalisti.

alberi capitozzati

Tuttavia c’è chi osserva che le piante rigenerano i rami tolti.

Nessun contadino capitozzerebbe i propri alberi, ma in città lo si fa. Da decenni la scienza ha appurato che, con la capitozzatura, non solo si deturpa irrimediabilmente l’estetica degli alberi, ma li si danneggia seriamente, indebolendone tutte le risorse. La ripresa vegetativa che ne consegue è fatta a scapito delle riserve nutritive, tesaurizzate nel tronco e le nuove ramificazione risultano assai più deboli di quelle tagliate. Va poi aggiunto che viene trascurata la disinfezione delle ferite inferte con i tagli e che queste, non adeguatamente cicatrizzate e protette con mastici fitoiatrici, rendono gli alberi estremamente vulnerabili ai tanti agenti patogeni presenti nell’ambiente e che, nei casi più gravi e col passare del tempo, possono addirittura minare la statica stessa della struttura arborea.

Di chi la colpa?

Sicuramente vi sono vuoti legislativi. A livello locale le Amministrazioni Comunali hanno grande responsabilità in merito. Esse dovrebbero intervenire con polso fermo nei confronti delle ditte appaltatrici dei lavori di manutenzione del Verde Pubblico e mettere in atto un sistema di sanzioni che, nel colpire i responsabili di questi atti scriteriati, imponga altresì le dimissioni dell’Assessore al ramo, resosi inadempiente sotto il profilo della tutela di questo bene pubblico, similmente a quanto accade per la tutela e la salvaguardia dei beni architettonici e monumentali. E’ però un problema anche di carattere culturale: nella generalità dei casi si guarda ancora al verde pubblico come ad un bene accessorio, un di più, riconoscendogli solo la funzione estetica, quasi mai quella strutturale di presupposto al welfare cittadino. Se così non fosse, non assisteremmo più a queste mutilazioni fatte passare per interventi di potatura. Eppure, in ogni campagna elettorale, si punta sempre l’accento sul miglioramento degli spazi pubblici. Sono di moda termini quali sostenibilità, ambiente, bene comune.

Lei è l’agronomo firmatario del Piano del Verde del Comune di Portici, cosa può dirci a riguardo?

Non ho fatto solo quello ed ho esperienze similari anche all’estero, soprattutto in Svizzera. Quello di Portici mi fu commissionato nel 2005 e suppongo che Portici sia stato il primo comune in provincia di Napoli ad essersi dotato, fino ad allora, di un Piano del Verde. E’ un piano molto dettagliato in cui descrissi e documentai le preesistenze arboree e tutto il verde cittadino, censii i siti di errata piantumazione ed introdussi il concetto di nuove tipologie di Verde Pubblico indicando i luoghi dove inserirle; implementando, laddove possibile, anche il verde scolastico di competenza comunale, i parchi pubblici e l’area cimiteriale. Capitoli importanti sono poi quelli che ho dedicato alla cura delle patologie vegetali in ambito cittadino ed al piano di manutenzione, indicando epoche e costi di intervento. Un piano in grado di coniugare efficienza e risparmio, perché ricordiamolo, il verde è anche una voce di costo per i residenti.

Eppure…

Si continua reiterando gli errori di sempre, come se il Piano non ci fosse. Sono passati dieci anni, ma i cittadini, di tutto questo lavoro, hanno visto poco o nulla e forse nemmeno lo sanno che esiste un tal piano. Certo qualche albero è stato piantato e qualche soggetto pericoloso, rimosso; ma il corpo del Piano del Verde, è rimasto disatteso, soprattutto per quel che riguarda la gestione, credo pure per mancanza di fondi. Tengo a precisare che non mi fu affidata la direzione dei lavori per l’esecuzione delle opere in progetto, ma che fui sollecito nel segnalare agli organi di competenza, anomalie fra ciò che avevo prescritto e ciò che veniva realizzato.

Quanto è importante l’informazione dei cittadini?

Credo che sia basilare per ottenere risposte positive in termini di rispetto: se non si conosce l’importanza di ciò che viene dato per il benessere della propria vita è facile che ciò ingeneri atti vandalici, per semplice trascuratezza, per ignoranza. Nel mio Piano dedico appunto un paragrafo all’importanza della partecipazione popolare ai processi di pianificazione, ma l’incontro che richiesi non mi fu mai offerto Ripeto tuttavia che tutto questo non riguarda solo Portici, ma la gran parte dei comuni italiani.

Un vero peccato, anche perché il settore del verde pubblico, soprattutto per quanto riguarda la manutenzione, potrebbe fungere da risorsa di lavoro per tanti operai, generici e specializzati, se solo si volessero fare le cose per bene, lasciando a casa le facili e dannose motoseghe ed operando con la serietà che la conservazione di questo patrimonio richiede. Per il bene di tutti.

 

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