SULPEZZO.it
cronaca

Verde pubblico, giardini verticali e corridoi ecologici per rigenerare la città

L’agronomo Rino Borriello affronta il tema del verde pubblico e della ecosostenibilità a Futuro Remoto 2015

L’appuntamento è nello spazio Agorà in Piazza Plebiscito di Futuro Remoto il 17 ottobre alle ore 17

La città intesa come frontiera della civiltà, del benessere, dell’accoglienza, dei paradigmi del mondo occidentale; luogo d’incontri ma anche di violenza, di proteste, di ambiente malsano. Luogo sicuramente da riqualificare, recuperare, risanare.

Queste le premesse con cui Rino Borriello, agronomo territorialista, da decenni impegnato sul fronte del verde pubblico e della riqualificazione degli spazi urbani, aprirà il confronto sul tema dell’ambiente e della rigenerazione urbana in chiave eco-sostenibile. Lo farà domani, nello spazio Agorà in Piazza Plebiscito, nell’ambito della rassegna culturale Futuro Remoto, giunta quest’anno alla 29° edizione. verde-verticale

In particolare Borriello affronterà i temi del verde verticale, dei corridoi ecologici, della rigenerazione delle periferie e delle altre “frontiere” da valicare per giungere a un nuovo modello di welfare cittadino, al fine di riequilibrare i disastri del passato in uno slancio verso la pianificazione della città del futuro. Una nuova Pianificazione dunque, ma con l’occhio dell’agronomo territorialista, in lavoro sinergico con le altre figure pianificatrici della città.

Del resto sono anni che Borriello rivendica il ruolo primario della sua categoria professionale, nei processi di pianificazione degli spazi cittadini, ma che troppo spesso ha assunto un ruolo subordinato alle altre, a quelle degli architetti e degli ingegneri, invece è figura centrale per risolvere i problemi del verde costruito dall’uomo, per le città dell’uomo.

Di recente, in tema di Riqualificazioni degli spazi urbani, lo abbiamo ascoltato il 7 ottobre a uno degli incontri/dibattiti della VI Edizione del Premio Convivialità Urbana che quest’anno s’interessava di promuovere progetti sul nuovo volto (e il nuovo assetto) da dare all’Ippodromo di Agnano. Anche in quella sede, come pure nelle sue lezioni al Master di II livello in Pianificazione Comunale presso il Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II di Napoli, ha puntato l’accento sui concetti dell’Urban Plant Physiology, una nova disciplina che s’interessa dei mutamenti della fisiologia delle piante in ambito urbano.

giardini-pensiliSecondo Borriello «solo applicando le tecniche dell’Agronomia Urbana si potrà garantire che la pianificazione e la trasformazione del territorio si traducano in un’efficace e stabile opera di riqualificazione e non soltanto di transitoria sistemazione dello stesso». Sotto quest’ottica promuove la realizzazione di “corridoi ecologici” che, contrariamente a quanto si può pensare, non sono costituiti da mero verde pubblico, ma vanno “costruiti” a partire dalle preesistenze, dal verde residuale che ogni città ancora conserva nel proprio tessuto, un verde fatto da giardini privati, da aree pubbliche, da spazi incolti. Un insieme di “microambienti” da riqualificare, potenziare e “collegare” fra loro in modo da garantire lo stanziamento o il passaggio attraverso la città, da parte dei tutti gli altri organismi che rientrano nelle biocenosi dei luoghi.

Ma cosa c’entra il verde verticale con questo quadro di Rigenerazione Urbana? La risposta ci sarà data durante l’incontro a Futuro Remoto. Per il momento anticipiamo che per verde verticale s’intende una particolare tipologia di verde tecnologico in grado di far attecchire le piante su qualsiasi superficie, anche quindi sulle facciate di palazzi alte pure trenta metri. L’idea venne a Patrick Blanc, un biologo francese che nel 1994 costruì il verde verticale sulla facciata laterale di un grigio palazzo di Parigi. Con tecniche architettoniche di supporto, le piantine sono alloggiate in particolari pannelli di juta, o altro materiale, che ne alberga le radici e di cui è garantita l’irrigazione attraverso un complicato, ma anche invisibile, sistema d’irrigazione automatica. Il successo di queste pareti verdi dilaga in mezza Europa e in America. Di verde verticale se n’è parlato anche all’EXPO di Milano. In Italia stentano a decollare, forse anche per il loro prezzo, non certo abbordabile dai più. «Ma è un problema transitorio» ci dice Rino Borriello «per ora resta ancora un settore di nicchia, ma il costo di queste realizzazioni è inversamente proporzionale al loro grado di diffusione sul territorio. In altri paesi europei oramai rientrano nello standard edilizio. Più si diffonde la cultura del verde verticale, più sarà facile avere ditte che, a chilometro zero, lo producano e lo distribuiscano. Ed è un settore molto allettante per le ditte ortoflorovivaistiche, per quelle che si operano nell’edilizia, per gli architetti, per li ingegneri, per gli agronomi. Il verde urbano, nelle città del futuro, sarà principalmente un verde verticale e pensile. Ed alla portata di tutti».

Il verde verticale è oggi in grado di dare risposte alla riqualificazione delle aree metropolitane perché, apporta utilissime mitigazioni degli effetti negativi del clima urbano (Aumento della concentrazione di ossigeno, diminuzione del carico di polveri sottili (PM10), azione di filtraggio e depurazione degli altri inquinanti atmosferici, Abbattimento acustico e riduzione del riverbero, Incremento della biodiversità). In più è assai utile per l’isolamento termico delle abitazioni e contribuisce, in questo senso, al piano di risparmio energetico degli edifici.

Related posts

COMMERCIALISTI, ISA 2019. SCIOPERO ANCHE A CASERTA

Redazione

Verde pubblico, il massacro degli alberi in città

Luca Clemente

Sergio D’Angelo: “Salviamo i 300 posti di lavoro degli operatori sociali Gesco”

Redazione

Lascia un commento