17 Luglio 2019

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Turismo, se Airbnb conviene a tutti

L’Italia, penalizzata dei prezzi alti, guadagna terreno grazie ad Airbnb

Cresce in Italia il settore turistico. I dati ISTAT ci consegnano un trend in continua ascesa. Ma quali sono i fattori trainanti di questo successo?

Fra le tante variabili, come l’aumento degli slot aeroportuali e la contrazione degli arrivi verso altre mete a causa del terrorismo internazionale, va analizzato un elemento particolarmente significativo emerso negli ultimi anni: la diffusione su scala mondiale di Airbnb, colosso degli affitti brevi. Le case vacanza, insomma, hanno rivoluzionato il modo di viaggiare.

Airbnb, celebre multinazionale nata nel 2008 in California, sta spopolando anche in Italia. A dirlo sono i numeri: nel Belpaese ci sono circa 30mila host, cioè persone che mettono in affitto per breve periodo la loro casa. Inoltre, secondo uno studio elaborato da Sociometrica, società di studi statistici, circa 3,6 milioni di ospiti hanno usato questo metodo per viaggiare in Italia nel 2015, e 1,34 milioni di residenti italiani lo hanno scelto per andare all’estero.

Ad Airbnb va anzitutto riconosciuto il merito di aver aumentato e diversificato l’offerta ricettiva italiana, che, grazie al sito web e alla app, ha raggiunto un pubblico enorme. Ciò ha avuto come conseguenza la riduzione del costo degli alloggi. Si tratta di un punto fondamentale, dall’ultimo rapporto del World Economic Forum, pubblicato nel 2015, emerge che a danneggiare il settore turistico in Italia è soprattutto la scarsa competitività dei prezzi. Inoltre, la tipologia del servizio offerto ha favorito la valorizzazione del territorio, non solo quella dei servizi alberghieri.

Non va poi sottovalutato l’aspetto economico, che si riverbera positivamente su tutto l’indotto. Sempre secondo lo studio elaborato da Sociometrica, la community italiana ha contribuito nel 2015 a un beneficio economico complessivo di 3,4 miliardi (0,22% del PIL), supportando l’equivalente di 98.400 posti di lavoro. Inoltre, nel 2015, ciascun host ha guadagnato in media 2.300 euro all’anno, condividendo il proprio alloggio per 24 notti.

Proteste infondate

Questo nuovo assetto del settore turistico ha suscitato non poche critiche. Per i detrattori della sharing economy, Airbnb ha sottratto clienti e profitti alle catene alberghiere tradizionali, ed ha favorito la diffusione di esercizi irregolari. Secondo le associazioni di categoria, infatti, la cessione occasionale degli immobili sarebbe in molti casi fittizia. Un modo per mascherare esercizi ricettivi in piena regola che, a causa degli scarsi controlli, riescono ad ottenere vantaggi fiscali.

Ma la levata di scudi delle lobby degli albergatori, che protestano per i mancati guadagni, è fondata solo in parte. Anzitutto perché su questo portale, così come sugli altri siti di booking online, sono presenti anche le strutture ricettive ufficiali. In secondo luogo i dati confermano maggiori profitti per tutti gli operatori del settore.

Le serie storiche di dati elaborate da ISTAT, relative ai flussi turistici e ai movimenti dei clienti nelle strutture ricettive autorizzate, dimostrano che alberghi, agriturismi e bed and breakfast hanno registrato un progressivo aumento degli arrivi, cioè del numero di clienti ospitati.

Nel segmento formato da agriturismi e bed and breakfast, gli arrivi sono passati da 5,296 milioni nel 2008 ai 7,217 milioni nel 2014. Nello stesso periodo, gli arrivi negli alberghi sono passati da 77, 165 milioni a 84,240 milioni. Da questi dati si evince che negli ultimi anni non è stato solo Airbnb a crescere, ma tutto il settore della ricettività turistica ha fatto passi in avanti.

Del resto sui vantaggi offerti dai siti di booking online si è espresso anche il Financial Times: «il modello Airbnb ha portato enormi benefici. Ha reso nuovamente produttivi asset fino a poco fa moribondi, ha creato nuove opzioni per i viaggiatori, ha dato una scossa creativa al mercato degli alberghi».

Il caso Napoli

Anche a Napoli si conferma il trend di crescita del turismo e di Airbnb. Secondo la stampa locale (Repubblica Napoli e il Mattino) sono circa 3000 gli annunci di immobili pubblicati su questo portale, più che raddoppiati negli ultimi due anni. Ora Napoli è la quinta città in Italia per numero d’inserzioni dopo Roma, Milano, Venezia e Firenze. In rete è disponibile qualunque tipo di abitazione: si va dai monolocali ai relais di lusso, passando per le dimore storiche. Insomma, ce n’è per tutte le tasche e per tutti i gusti.

Fino a qualche anno fa, invece, i turisti non avevano queste opportunità. Transitavano per il capoluogo campano, e si dirigevano verso le località più attrezzate. I viaggiatori si limitavano a una breve sosta in città, talvolta senza nemmeno abbandonare le banchine del porto o della stazione centrale. Le mete predilette erano infatti Pompei, le isole del golfo di Napoli, i comuni della costiera sorrentina e amalfitana.

Oggi la città fa registrare continui record di presenze. Per accedere alla Cappella San Severo, tra i siti monumentali di Napoli più apprezzati, i turisti affrontano ore di fila in strada, senza temere la pioggia oppure l’afa. I vicoli del centro storico sono gremiti di viaggiatori italiani e stranieri a tutte le ore, soprattutto a dicembre. Il lungomare risulta apprezzatissimo ad agosto. Il quartiere Vomero, zona residenziale, ha riscoperto una vocazione turistica, e adesso pullula di stranieri affascinati dalle eleganti strade con palazzine stile liberty e dai poli museali della certosa di San Martino e della Villa Floridiana.

Insomma, almeno in questo caso, le preoccupazioni sugli effetti della la sharing economy appaiono eccessive. L’economia della condivisione sembra rappresentare invece una straordinaria opportunità di sviluppo per il turismo e l’economia italiana.

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