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The Veil la nuova serie tra spionaggio e letteratura su Disney plus dal 26 giugno Steven Knight farà il bis?

È in arrivo una spy story piena di personaggi con nomi e caratteri tratti da Shakespeare, ideata da Steven Knight, il creatore di Peaky Blinders, Taboo, nonché regista dello strepitoso Locke.
La protagonista è Elizabeth Moss che deve compiere una difficile missione: recuperare in un campo profughi al confine tra Siria e Turchia una donna, tenuta lì prigioniera, che potrebbe essere una feroce terrorista dell’Isis. Anche se su fronti opposti, le due donne hanno molto in comune.
The Veil può ricordare Homeland ma in realtà la serie è tutta giocata sui rapporti tra le due protagoniste.
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Credo che le persone siano attratte dai personaggi che infrangono le regole. Credo che ci sia qualcosa in una persona buona che fa cose cattive per quella che considera una buona ragione. A quel punto la battaglia è quasi per dimostrare al pubblico che è giustificato. Fino a che punto puoi spingerti? Fino a che punto può spingersi il personaggio prima che la gente non lo accetti? Cercare di camminare sul filo del rasoio è una sfida.
Steven Knight

I personaggi shakespiriani

Il setup della nostra protagonista è perfetto, ma non è stato questo a colpirmi quando ho iniziato a guardare The Veil. Sono stati i due falsi nomi che usa: Portia e Imogen.

Quando un fan di William Shakespeare – io lo sono – sente uno via l’altro due nomi così, gli si accende subito una lucina in testa. Sì, perché Portia è la protagonista femminile de Il mercante di Venezia mentre Imogen quella di Cimbelino.

Shakespeare considerava quest’ultimo il più riuscito tra tutti i personaggi femminili che aveva creato, il prototipo della donna ideale, l’unico in grado di riunire le qualità migliori di Giulietta e di Desdemona. Ha il coraggio della prima, ma non la sua ingenuità, la dolcezza della seconda, ma non la sua passività.
Nel seguito della storia, a Portia e a Imogen si aggiungerà anche Violet da La dodicesima notte: come scopriremo alla fine, è proprio Violet il vero nome della nostra protagonista (tranquilli non è uno spoiler).

La Violet di Shakespeare si travestiva da ragazzo per cavarsi d’impaccio, così come Portia, si trasformava in un avvocato ne Il mercante di Venezia. La Violet di The Veil indossa una maschera da donna forte ed efficiente, ma sempre di un travestimento si tratta.
Ci torneremo.

La missione di Imogen

La nuova missione di Imogen consiste nel verificare l’identità di una donna Adilah El Idrissi (un’intensa e bravissima Yumna Marwan), tenuta prigioniera in un campo profughi al confine tra la Siria e la Turchia.
Alcune donne del campo l’hanno riconosciuta e sostengono che si tratti di una feroce terrorista dell’ISIS, responsabile della morte dei loro uomini.

Una volta arrivata sul posto, Imogen deve portarla via dal campo per evitare che qualcuno – i suoi compagni preoccupati che possa parlare o le donne che vogliono vendicare i loro cari – tenti di ucciderla. Cosa che puntualmente avviene e che è risolta da Imogen a cazzotti.
Dopo la fuga dal campo, le due donne affrontano un lungo viaggio in macchina fino a Istambul, per poi spostarsi con altri mezzi alla volta di Parigi e dell’Inghilterra. La serie si conclude inaspettatamente in un grande maniero nobiliare.

Lo scopo di Imogen in The Veil è scoprire se Adilah sia veramente il famigerato e terribile Jinn di Raqqa, uno dei più feroci comandanti dell’Isis di cui si abbia notizia, cosa di cui sembrano certi sia la CIA che il DGSE, il servizio segreto francese per cui Imogen, inglese di nascita, lavora provvisoriamente. Lo scopo di Adilah, il motivo per cui la donna non cerca di scappare, è farsi accompagnare dalla figlia che vive a Parigi (oltre a voler scoprire che cosa Imogen sappia esattamente di lei).

The Veil. Cronache Letterarie
Elisabeth Moss e Yumna Marwan

Quello che unisce le due donne

A tenere unite queste due donne, oltre ai reciproci obiettivi, è il legame che nel corso della storia si crea tra loro. Semplice ed efficace.
Nel caso in cui Adilah sia veramente il Jinn di Raqqa, cosa che ci viene data come certa quasi subito, Imogen deve anche scoprire quale sia l’obiettivo del terribile attentato che l’Isis sta organizzando.

Se a una prima lettura lo spunto di The Veil può sembrare simile a quello di Homeland – lì Carrie Mathison, un’agente della CIA mentalmente instabile, doveva scoprire se Nicholas Brody, un eroe di guerra americano recentemente liberato da una prigione irachena, fosse una spia dei terroristi arabi. Ma qui il plot va in una direzione completamente diversa, concentrandosi esclusivamente sul rapporto tra Adilah e Imogen. Anche l’attentato, ad un certo punto, passa volutamente (quasi) in secondo piano.

I nomi, in Shakespeare e nella serialità anglosassone sono importanti, quindi vediamoli bene.

Bypassando l’origine shakespeariana, Imogen è un nome di origine inglese e deriva dalla parola latina “imago”, che significa immagine. Il significato di questo nome, quindi, si può interpretare come “immagine” o “riflesso”.
Adilah, invece, non ha nulla di shakespeariano e deriva dalla parola “adal”, che significa “giustizia” o “equità”. Portare questo nome è considerato un incoraggiamento a perseguire una vita guidata da principi giusti ed etici.

Ovviamente, Adilah è il riflesso di Imogen e viceversa. Sono due “mutaforma”, che indossano delle maschere per sopravvivere, con alle spalle due storie torbidissime e intenzioni mai limpide.

Dal genio di Steven Kinght

Steven Knight creatore di The Veil

È sul loro rapporto, nonché sui rispettivi fantasmi, che Steven Knight, lo showrunner della serie, si gioca tutto. Perché il plot è quello classico di molte spy story – impedire che un attentato si compia, in questo caso una bomba nucleare sporca che dovrebbe esplodere in un porto americano – ed è secondario. A interessarci sono esclusivamente i personaggi che, come sempre nelle serie di Steven Knight, sono scritti benissimo.

Il nostro, per chi non lo conoscesse, non è uno sceneggiatore qualunque. Inglese, ha scritto film come Piccoli affari sporchi per Stephen Frears, Amazing Grace per Michael Apted, La promessa dell’assassino per David Cronenberg e, più recentemente, Spencer per Pablo Larrain.
Come regista ha diretto lo strepitoso Locke – Tom Hardy, uno degli attori feticcio di Knight, in auto che parla al telefono per un’ora e mezza – prima di passare alla televisione dove ha realizzato, tra le altre, due serie cult come Peaky Blinders e Taboo.

A fare da contorno alla lotta – psicologica, ma non solo – tra Imogen e Adilah, è la guerra senza tregua che la Cia e il DGSE, sulla carta alleati, combattono tra loro.

 

In The Veil nessuno si comporta come nei film

Né Imogen né nessuno degli altri agenti segreti, oppure dei terroristi, si comporta come siamo abituati a vedere nei film.

E’ esemplare in questo senso, la scena in cui Malik Amar, l’agente francese, va a prendere il collega della CIA Max Peterson (Josh Charles), il classico yankee con faccia da schiaffi d’ordinanza e battuta sempre pronta, all’aeroporto Charles de Gaulle, e i due quasi si prendono a botte. Sono esseri umani che si comportano come tali, nessuno di loro è James Bond, nemmeno Imogen. Sono fallibili, compiono errori e fanno stupidaggini colossali una dopo l’altra.

Come spiega lo stesso Knight:

Josh Charles in The Veil

Le persone sono piuttosto divertenti, soprattutto quando non vogliono esserlo. Credo che si tratti di trovare quei momenti di assurdità. Quello che mi piace di molti di questi personaggi, soprattutto di Max, è proprio la consapevolezza della loro assurdità. Il modo in cui pronuncia le battute è brillante. Sono tutti brillanti. Un minuto prima qualcuno può essere morto ed è tutto molto drammatico, ma come nella vita, succede qualcosa e tutto cambia, diventa diverso.

È una cosa che, vista in una serie come questa, spiazza.
E fa arrabbiare molti critici: raramente si sono viste tante stroncature tutte insieme. Abituati a serie come 24 o a franchise come Mission Impossible007 o Bourne, sono abituati a un certo tipo di spettacolo e quando arriva qualcosa che stronca sul nascere ogni aspettativa e fa della rottura delle regole la propria cifra stilistica, non si raccapezzano più.

E poi c’è Shakespeare che, quando non è palesato, li mette sempre, non so perché, in difficoltà.

Nell’ultima, bellissima puntata, la più bella e meno scontata del lotto, il bardo la fa da padrone e, oltre alle opere già citate arrivano anche Amleto – “Dio vi ha donato una faccia e voi ve ne fate unaltra”, come dice Imogene – e soprattutto La tempesta, la vera chiave di volta della serie, con la sua storia di padri e di vendette, che viene brillantemente usata da Knight per lanciare una eventuale seconda stagione. “L’inferno è vuoto e i diavoli sono qui”, è la frase, pronunciata nel dramma da Ariel. Qui, messa in bocca a Imogen, chiude la prima stagione.  Chi sa se riuscirà il connubio Shakespeare e spy tv, anche considerando  che la fascia a cui è rivolta la serie è una fascia teen considerando  anche la piattaforma che  ha acquistato il prodotto. Voi cose ne pensate?

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