Posted On 24 luglio 2016 By In opinione With 460 Views

Continua il successo di Jeeg Robot a Giffoni

unnamed(3)Non c’è più alcun dubbio su quale sia il film italiano dell’anno: l’eco di Lo chiamavano Jeeg Robot di Mainetti è arrivato anche al Giffoni Film Festival 2016, tra proiezioni e incontri con regista e attori.
“Mai mi era successo di poter interpretare un personaggio così distante da me, per di più supereroe – ha dichiarato Claudio Santamaria, ieri in sala Truffaut alla Cittadella del Cinema -. Avrei iniziato a girare il film il giorno dopo aver letto la sceneggiatura. Sapevo che avrebbe avuto successo perché tocca una parte infantile di ciascuno di noi. Segna uno spartiacque nel cinema italiano“. “Un’opera importante” aggiunge, perché ha introdotto un nuovo genere in Italia: “Il regista Mainetti ha impiegato cinque anni per trovare una produzione: gli rispondevano che in Italia non interessano i film di genere. Il pubblico ha dimostrato che non è così. A livello di storia e di profondità dei personaggi e non ha niente da invidiare ai quelli americani”.

unnamed(2)Il film, pluripremiato agli ultimi David di Donatello, ha avuto un grandissimo successo di critica e di pubblico: “Lo hanno definito un incontro tra i Marvel e Pasolini e sono d’accordo – ha riconosciuto l’attore -. Solo Pasolini era in grado raccontare la periferia in maniera così viva, un pò come ha fatto anche il compianto Caligari in Non essere cattivo. Quella purezza che Pasolini sapeva tradurre in immagini, e che abbiamo ritrovato a Tor Bella Monaca, è stata conservata nel film. Ci abbiamo provato e credo che ci siamo riusciti”. Santamaria si augura un sequel: “Mi piacerebbe interpretare di nuovo Enzo Ceccotti. Serve un conflitto a cui legarlo, altrimenti diventa un’operazione commerciale”.

Gabriele MainettiPurtroppo per i fan, il regista Gabriele Mainetti esclude un seguito al momento, avendo dichiarato alla kermesse di volersi dedicare a Edison for Nature, progetto di cinema collettivo su natura, uomo ed energia che lo vede protagonista con il documentarista Andrea Segre: “È un’iniziativa nella quale credo molto ed è aperta a tutti quelli che abbiano un’idea e una storia da raccontare: l’obiettivo è realizzare un mediometraggio, frutto dell’ispirazione collettiva sui temi della sostenibilità ambientale“. Ma non rinuncia a una nuova collaborazione con Nicola Guaglianone, già firma di Jeeg Robot: “Abbiamo il soggetto e consegneremo la sceneggiatura a settembre. Sarà una storia ancora più folle di quella di Jeeg Robot“, promette Mainetti, che proprio qui a Giffoni, nel 2012, presentò in concorso il corto Tiger Boy.
“Ricordo che già allora parlavo di un progetto cinematografico che mi sarebbe piaciuto fare. Ora che l’ho fatto e che son tornato qui, ne sono davvero contento. Il successo di Jeeg non penso dipenda dal tema supereroi, in sé abusato, quanto dall’umanità dei personaggi, dall’universalità degli argomenti”.

Nel frattempo Santamaria ha finito di girare il film Brutti e cattivi, opera prima di Cosimo Gomez: “Il personaggio che interpreto – ha anticipato ai giurati di Giffoni – è un cane randagio, un mendicante. Il film però è una commedia nera, una rivincita degli emarginati, e sono convinto che sarà un altro piccolo grande film di culto”.
“Il cinema è un’arma potente, più dei notiziari. Ha una forza maggiore perché porta lo spettatore a identificarsi con la storia e a vivere una catarsi” aggiunge, ricordando anche l’esperienza del film Diaz – Don’t Clean Up This Blood di Daniele Vicari, ambientato ai tempi del G8 di Genova del 2001: “La cosa scandalosa e sconvolgente di quella notte – ha commentato l’attore – è che da allora in Italia non è mai passata la legge sul reato di tortura. Bisogna insistere, lottare con i mezzi di cui si dispone, fare pressioni sul governo“.

La svolta autoritaria e liberticida della Turchia ci sta insegnando forse qualcosa in questi giorni.

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