18 Luglio 2019

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Semestre Ue: Renzi, crescita o l’Ue muore. Scontro con il Ppe

Il premier a Strasburgo per il discorso programmatico del semestre italiano: “Non chiedo scorciatoie ma non accetto lezioni dalla Germania”.

“Coraggio e orgoglio”. Queste le parole d’ordine indicate dal premier Matteo Renzi per far ripartire l’Europa. Il suo discorso programmatico pronunciato a Strasburgo per l’inaugurazione del semestreeuropeo, cioè il ciclo di coordinamento delle politiche economiche e di bilancio nell’ambito dell’UE, ha suscitato apprezzamenti bipartisan in Italia, ma ha trovato oppositori tra i parlamentari europei, anzitutto tra i banchi del Ppe. Il tedesco Manfred Weber, astro nascente del partito alleato di Angela Merkel, non ha usato giri di parole: “I debiti non creano futuro, lo distruggono”, ha detto, “dobbiamo continuare” sulla linea del rigore.

Dopo aver parlato a lungo di un’Europa più unita, una “smart Europe” in grado di raccogliere l’eredità dei padri e pronta ad abbandonare l’immobilismo del passato, Renzi ha accantonato il lirismo e ha replicato alle accuse in modo altrettanto diretto, ricordando a Weber che proprio alla Germania venne concessa più flessibilità e la possibilità di “violare i limiti” e questo gli ha permesso di essere oggi “un Paese che cresce”.

“L’Italia non chiede scorciatoie” ha chiarito Renzi, “non ha alcuna intenzione di violare le regole, ma è stufa dei pregiudizi e non intende accettare lezioni di morale da nessuno”.

Renzi ha ribadito che “continuare a stare fermi significa non avere futuro. Un futuro che invece deve portare l’Europa ad essere faro di civiltà, aprendo le porte a tutti, per ritrovare il senso profondo del nostro stare insieme”.

Con le sue parole Renzi è riuscito ad incassare un sostanziale successo, portando dalla sua parte il recalcitrante David Cameron, reduce dalla cocente sconfitta nella crociata anti-Juncker, che dopo il discorso ha twittato “non vedo l’ora di collaborare con Renzi”. E l’euroscettico per eccellenza Nigel Farage che, pur precisando che non collaborerà con il premier, ha assegnato un 7 al suo discorso “molto appassionato”.

Ma l’onda rigorista si era sentita già prima dell’intervento di Renzi. Il premier olandese Mark Rutte ha ribadito come Olanda e Germania avessero già “stoppato” all’ultimo vertice il tentativo di Francia e Italia di ammorbidire le regole di bilancio, “sulle quali Berlino e Amsterdam veglieranno assieme alla Finlandia”. I falchi del rigore europeo, evidentemente, non hanno mai smesso di volteggiare. Semplicemente hanno taciuto per qualche tempo. E sono tornati a parlare, tutti insieme, nel giorno dell’avvio della nuova legislatura europea.

Ma l’Europa disegnata da Renzi, che ha abbandonato all’ultimo l’idea di seguire un discorso scritto e ha parlato a braccio spronando i parlamentari europei ad agire subito per costruire il futuro, ha ottenuto un lungo applauso in plenaria, per la passione mostrata dal giovane premier sul quale la stampa straniera ripone grandi aspettative. L’ex sindaco non ha dimenticato Firenze, citando spesso Dante e il Rinascimento, ma anche i grandi classici, da Ulisse a Joyce. E invitando i parlamentari europei a riscoprirsi come il figlio di Ulisse, Telemaco, e impegnarsi per meritare l’eredità dei padri. Parlando poi di immigrazione, della necessità di far partire Frontex plus, Renzi ha invitato gli europarlamentari a rivoltare il problema: “L’Africa deve vedere un protagonismo maggiore dell’Europa, non solo investimenti d’azienda, ma anche nella dimensione umana. Voi rappresentate, quale vertigine, un faro di civiltà”. Accanto a citazioni auliche, il premier non ha rinunciato ad un linguaggio più ‘pop’, invitando l’Europa a non restare solo un puntino su Google map. E immaginando l’Ue che si fa un selfie. Come verrebbe? Con il volto della “stanchezza”, della “rassegnazione”, della “noia”. Mentre il mondo fuori “corre ad una velocità straordinaria”. Per fare un nuovo selfie a 28 che mostri un’Europa all’altezza della situazione, è la convinzione del premier, ci vuole coraggio e voglia di cambiare. Resta da immaginare l’espressione dei rigoristi nell’autoscatto della ‘smart Europe’ immaginata da Renzi.

In serata l’affondo nel salotto di Bruno Vespa a ‘Porta a Porta’: “A me non fanno paura i cani da guardia, né in Italia né in Germania” e “non ho paura di beccarmi qualche insulto o qualche morso da parte dei garanti dell’ortodossia”. E poi, dice Renzi riferendosi a Weber, “questi importanti dirigenti di alcuni Paesi, in Italia vengono considerati la Bibbia. Ma io faccio riferimento al rapporto con la Merkel: un rapporto buono in cui ci parliamo in modo chiaro, franco e nobile, come si dice”. E se alcuni esponenti socialisti avvertono che senza flessibilità cade anche l’accordo per sostenere il popolare Juncker alla guida della Commissione, il premier preferisce gettare acqua sul fuoco: “Non credo – taglia corto – che sarà rimesso tutto in discussione”.

 

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