17 Settembre 2019

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La realtà “virtuale” dei migranti a Venezia 2016 raccontata da Elio Germano

NOBORDERS_02_BAOBABLe Giornate degli Autori del Festival di Venezia hanno aperto le porte ad un possibile futuro del cinema: con il film breve No Borders (diretto da Haider Rashid) la figura del regista, quella del protagonista e quella dello spettatore possono diventare la stessa cosa. Grazie a una tecnologia rivoluzionaria, ma sempre più rapidamente diffusa (tanto che grandi festival come Sundance riservano a questo cinema uno spazio particolare), il “punto di vista” diviene esperienza globale, realtà virtuale ma anche immagine reale. La forza rivoluzionaria di questo cortometraggio sta nel fatto che la tecnologia più moderna sia stata messa al servizio del dramma più antico, il dramma dell’esilio, dell’essere migranti, del cercare una nuova patria quando quella vera è perduta, forse per sempre. La generosità di un attore famoso come Elio Germano, la forza delle parole e della visione, la partecipazione di regista, produttore, tecnici, fanno di questo evento alle Giornate degli Autori una vera e propria bandiera.

NOBORDERS_04_VENTIMIGLIALa tecnologia usata per No Borders infatti permette agli spettatori di empatizzare in modo non banale e superficiale con i migranti. L’autore del progetto Haider Rashid, regista fiorentino di origine irachena, è un italiano di seconda generazione, quella di cui nei nostri telegiornali si parla con tanto allarmismo. Elio Germano, attore di professione, attivista sociale per passione, è il narratore che, andando oltre la propaganda politica di sfruttamento del fenomeno migratorio, ci porta nel mondo di No Borders. Un film che torna a parlare di guerra, della fuga e dell’accoglienza come necessaria conseguenza.

IMG_8231“Il mio percorso personale e professionale mi spinge a lavorare con uno sguardo che tende alla visione di un’Italia del futuro, in cui l’accoglienza fa parte di un percorso verso una multiculturità che da anni aspettiamo,” dichiara Rashid. Haider, regista concentrato sull’aspetto migratorio e meticcio dell’Italia, torna sul tema dopo Sta per piovere (2013), il primo film italiano sullo ius soli. Girato tra il “Centro Baobab” di Roma autogestito dai cittadini romani (sgomberato nel dicembre 2015 dalle forze dell’ordine), e il “No Borders” di Ventimiglia, (sgomberato anche questo di recente), il film usa la realtà virtuale come uno strumento per immergersi nella vita dei centri di accoglienza ed offrire un punto di vista diverso da quello dei media tradizionali grazie all’annullamento delle distanze. “Elio Germano fa da collante a questo percorso – dice il regista – portando il suo sguardo di attore ed attivista, capace di empatizzare con la storia dei migranti e di farli sentire a proprio agio in un dialogo che ci racconta non solo la loro storia, ma anche quella dei Paesi che abbandonano”.

Il progetto, prodotto da Radical Plans, Gruppo Cadini e Gold (azienda attiva nel settore del marketing non convenzionale e della moda) ha ricevuto il supporto del bando MigrArti del MiBACT e concorre anche al premio MigrArti indetto dal Ministero in collaborazione con la Biennale.
Alle Giornate degli Autori tutto questo è stato visto, indossando lo schermo-maschera che permette di guardare da vicino la realtà dei migranti interagendo con essa in un modo mai sperimentato prima: 10 visori di realtà virtuale Gear VR operati dalla ETT S.p.A., tra i leader italiani nel settore.
Una piccola grande rivoluzione di cui si parlerà sempre di più nel settore.

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