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Rapporto Giffoni film festival e Massimo Troisi a 30 anni dalla scomparsa

Il 4 giugno del 1994, trent’anni fa, si spegneva Massimo Troisi.
🎬 Quella tra Troisi e Giffoni è la storia di un incontro mancato ma fortemente desiderato e ricercato. Più volte, l’attore e regista napoletano è stato invitato dal Direttore Claudio Gubitosi e, più volte, Troisi ha manifestato la volontà di partecipare al Festival. Purtroppo, però, non è mai stato possibile realizzare questo nostro grande sogno. Oggi vogliamo ricordare Troisi con due omaggi che gli abbiamo tributato durante #Giffoni53.
🎞️ Durante l’incontro con i giffoner, il regista Mario Martone ha raccontato il dietro le quinte del suo documentario “Laggiù qualcuno mi ama”, dedicato proprio alla memoria di Troisi: “Con Massimo abbiamo avuto un rapporto di simpatia e stima reciproche. Aleggiava tra di noi il desiderio di fare un film insieme. Era nell’aria. Ti faceva ridere e commuovere allo stesso tempo. Un artista straordinario, eterno. Entrambi possiamo essere definiti dei figli di Napoli in maniera totale ma, anche, insofferenti ai luoghi comuni che l’attraversano”.
🎥 Con i ragazzi della Impact!, Stefano Veneruso ha descritto il suo rapporto con Troisi, suo zio e mentore: “Massimo aveva lo straordinario coraggio di essere se stesso. Di raccontare se stesso, nel bene nel male. Questo coraggio lo ha portato a realizzare film meravigliosi che sono patrimonio del cinema e di noi tutti. Al termine delle riprese de Il Postino, Massimo brindò insieme a tutti quelli che vi avevano lavorato, insieme a tutti noi, a me che lo avevo affiancato come assistente alla regia, usando queste parole profetiche: non scordatevi di me”. Impossibile, Massimo.

Massimo, attore di successo, e Anna, affermata sceneggiatrice, decidono di prendere in affitto una casa, per scrivere in totale isolamento un nuovo film. Il rapporto conflittuale e intenso che li ha uniti in passato si riaccende. Riaffiorano inevitabilmente flashback divertenti e dolorosi della vita che hanno condiviso, del modo di pensare e anche di far ridere di Massimo. Anna ricorda tutto di lui, molto più di quanto non ricordi egli stesso.

 

VENERUSO 2Stefano Veneruso

Stefano Veneruso regista, sceneggiatore e produttore, esordisce giovanissimo come assistente alla regia del film IL POSTINO (1994), dirige il Backstage, che viene distribuito in tutto il mondo e vince diversi premi. Successivamente si trasferisce a Los Angeles dove studia regia e cinematografia alla UCLA ed alla AFI e realizza il suo primo cortometraggio I’M SOPHIE AND YOU?, vincitore di diversi premi. Nel 2000 lavora come assistente alla regia per il film GANGS OF NEW YORK, diretto da Martin Scorsese. Nel 2003 lavora come assistente alla regia per il film LA PASSIONE DI CRISTO, diretto da Mel Gibson. Nel 2004 è regista e produttore del film I BAMBINI INVISIBILI (distribuito nei cinema di oltre 120 paesi) co-diretto fra gli altri da Ridley Scott, Spike Lee, Emir Kusturica e John Woo. Negli ultimi anni dirige spettacoli teatrali, documentari e video musicali con straordinari artisti quali Giancarlo Giannini, Tina Turner, Elisa, Franco Califano e Massimo Troisi. Nel 2019 è regista e autore dello spettacolo teatrale e della omonima mostra multimediale Troisi Poeta Massimo. Nel 2020 è regista, sceneggiatore e produttore del film DA DOMANI MI ALZO TARDI con John Lynch e Gabriella Pession. Nel 2022 è ideatore e direttore artistico della mostra collettiva di arte contemporanea I volti di Massimo Troisi nell’ambito del programma di Procida Capitale Italiana della Cultura 2022, in esposizione a Palazzo D’Avalos.

“Leggendo il romanzo ho pensato che potesse essere un bel film, una bellissima storia d’amore da raccontare, a prescindere dal personaggio in questione. A me ha colpito molto la dinamica della loro storia, che conoscevo vagamente. Scoprire il dolore vissuto da loro due è una cosa veramente interessante, anche perché Massimo aveva una particolarissima “gestione del dolore”: era capace di manipolare e ribaltare qualsiasi situazione. Lo spettatore si deve aspettare un approfondimento del suo pensiero, che neanche io che l’ho vissuto come fosse un fratello maggiore, conoscevo.”

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