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‘Primavera’, l’album rivoluzionario di Fik y las Flores Molestas

Il nuovo album “Primavera” di Fik y las Flores Molestas emerge come una fresca proposta nel panorama musicale, portando con sé un messaggio forte e chiaro di giustizia sociale. Composto da 10 tracce, l’album non solo intrattiene ma invita all’azione e alla riflessione, spaziando attraverso una varietà di generi musicali. 

“Primavera” è un album che sfida molteplici confini musicali e tematici. Qual è stata l’ispirazione dietro questa vasta gamma di stili e argomenti?

Gli stili musicali principali, jazz blues samba e pop-rock, sono i generi musicali che hanno accompagnato i miei ascolti e le mie esperienze musicali da vent’anni a questa parte. A Berlino ero il chitarrista ritmico di un duo che si chiamava “Spaghetti Swing & Samba”, ho scoperto l’album “Toca Toca” di Toquinho quando ero ancora un teenager. Riguardo invece al rap e all’elettronica queste influenze sono certamente più recenti, in particolare il rap che ho approfondito durante il periodo Covid. Gli argomenti sono tanti perché sono strettamente legati ad una discriminazione che ho subito su vari fronti e per tanti anni, oltre a questo sin da giovane ero affascinato dai temi della controcultura. 

La traccia “Discrimine” esplora sonorità dubstep, una scelta audace. Cosa ti ha spinto verso questo genere in particolare?

Saró sincero, ero partito con l’idea di fare un brano con sonorità jazz ma per venire incontro ai gusti musicali di Alberto Pretto, bassista fondatore del progetto col quale suonavo al momento della composizione, ho deciso di esplorare sonorità dubstep reggae, sonorità che ho appreso grazie a lui e alla sua enorme esperienza come bassista dubstep reggae e come tecnico del suono. Nella musica dubstep il basso e il mixing editing sono importantissimi. 

Parliamo della cover di “Basket Case” dei Green Day. Come è nata l’idea di reinterpretare questo classico del punk?

Suonavo questa canzone come tema strumentale nel periodo in cui promuovevo con Stefano Cosi l’album Play + Rec, non sapevo bene l’inglese e non avevo mai ascoltato attentamente il testo, forse non avevo nemmeno visto il videoclip! Fatto sta che questa canzone ha continuato a risuonare in me per anni, fino a quando traducendo il testo ho trovato conferma dell’affinitá che percepivo musicalmente. La cosa più curiosa é che se avessi tradotto il testo all’epoca di Play + Rec non mi ci sarei ritrovato e immedesimato come oggi. 

“Onda di Mare” è stata descritta come la traccia più emotiva dell’album. Puoi raccontarci di più su questa canzone?

Questa canzone nasce letteralmente da un lamento, anzi da delle grida di disperazione per essere precisi, accompagnate da accordi di chitarra classica suonati in stile metal power chords. Da questo dolore incredibilmente é nata la canzone, la scrissi su un foglio e la regalai alla diretta interessata il giorno del suo compleanno. Ricorderò sempre il nostro primo bacio, rubato il giorno in cui per la prima volta le cantai la canzone sotto il sole al lido di Venezia. 

Quali sono le tue aspettative per questo album e quali messaggi sperate che gli ascoltatori traggano da “Primavera”?

Le mie aspettative sono alte ma nel lungo periodo, é il terzo album che pubblico e credo che adesso ci sia abbastanza carne al fuoco per passare ad una fase di promozione soprattutto dal vivo facendo più concerti possibile.

Il messaggio, pensando soprattutto a Tristano B. Goode, é questo: il fascismo é un vasto insieme di idee che potremmo chiamare fascismi (razzismo ed omofobia ad esempio), é un insieme di idiosincrasie, intolleranze, discriminazioni…dobbiamo imparare a riconoscerle distintamente l’una dall’altra e soprattutto a riconoscerle in noi. Non è possibile essere veramente antifascisti se prima non si fa un grande lavoro su sé stessi e sulle proprie pulsioni mortifere e sadiche, pulsazioni che in tantissimi abbiamo o possiamo potenzialmente sviluppare.

Consiglio a questo proposito di leggere la breve novella di Verga “Rosso Malpelo”.

 

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