Napoli – L’appuntamento è per domenica 22 maggio, a partire dalle 20.30, all’Agorà DemA in via Santa Brigida 65.
Un incontro, ad ingresso gratuito, che segna la seconda tappa della manifestazione Pometrò, organizzata dall’associazione culturale Poesie Metropolitane. Uno spettacolo innovativo che nasce con l’obiettivo di creare una sinergia tra autori sconosciuti ed interpreti emergenti. Pometrò è uno spettacolo in divenire che si sta arricchendo, nel tempo, di nuovi autori.
A salire sul palco, in un costante intreccio di stili e linguaggi espressivi, per quest’edizione saranno:
Flavia Bracale (pittrice)
Giuseppe Tuzzi (pittore)
Luca Centomani (compositore)
Valerio Ruotolo (Cantautore)
Rosanna Coppola (cantante)
Gianluca Di Pietro (cantautore)
Carlo Finale (Autore e Sceneggiatore)
Tonia Pacelli (ballerina)
Gennaro Morra (scrittore)
la band Interno Zero & Marcello Coleman
La Compagnia Teatrale “Esperimento Teatro”.
Presenta : Claudio Dominech
Saranno presenti all’evento anche diverse associazioni di Napoli e Provincia: ArtGallery&SalottoLetterario Design, l’associazione culturale Il Corno e la Cooperativa Sociale Se.po.f.
Per entrare meglio in contatto con questa “linfa vitale”, che scorre tra musica, parole ed immagini, abbiamo sentito uno dei protagonisti. Si tratta dello scrittore Gennaro Morra, autore del libro di poesie “I versi della Carrozzella” (2016, Edito con la piattaforma di self publishing You can print).
D. Chi sono per te i poeti moderni, quelli che potremmo definire “metropolitani”?
R. I poeti metropolitani sono coloro che vivono in città grandi come Napoli, ne rappresentano gli umori, ne annusano gli odori, ne gustano i sapori, “raccogliendoli” in giro per la città.
E’ una città, una metropoli, che ognuno di noi sente dentro a suo modo, e così ne racconta i sentimenti, i cambiamenti… le sensazioni…. Napoli sta vivendo una fase di grande fermento, con mille stimoli che danno la possibilità di raccontare tante storie. La musica e la poesia, che poi hanno tanti punti di contatto, tant’è vero che spesso si ci riferisce ad alcuni cantanti come a poeti, oppure si parla di poesie in musica, sono solo uno dei tanti modi possibile di dar voce alle storie di cui ci si fa portavoce.
D. Quale credi che sia il vantaggio che può nascere dall’incontro di linguaggi espressivi diversificati?
R. Credo molto nell’incontro di diversi linguaggi che si esprimono all’unisono, dalla musica alla cinematografia, passando per la scrittura, nei suoi volti multiformi. Proprio per questo, nell’organizzazione delle presentazioni del mio libro “I versi della carrozzella”, ho puntato particolarmente sul dialogo tra diverse forme d’arte. Infatti, diverse sono le forme espressive, ma comune è lo scopo: carpire l’attenzione del pubblico ed emozionarlo. Devo dire che fino ad adesso, i risultati, compresi quelli della prima tappa di Pometrò, sono stati molto soddisfacenti.
D. Da quale idea nasce Pometrò?
R. Questa prima edizione di Pometrò scaturisce dall’idea di Libertà, quella con la l maiuscola. Il testo musicato dagli InternoZero per Pometrò, nasce da un mio scritto, lasciato per un po’ di tempo in fondo ad un cassetto. Quello scritto nasceva da un periodo difficile della mia vita: infatti, all’epoca, mi ero appena licenziato da una realtà lavorativa in cui avevo creduto profondamente, benché mi pagassero, spesso, con molta discontinuità, ed ero arrivato a lavorare perfino senza retribuzione. Mi sentivo soffocato, non realizzato, non stimolato, sotto tutti i punti di vista. Avevo voglia di tornare a essere libero, di tornare a fare quello in cui credevo davvero, anche se non mi assicurava, e non mi assicura tuttora, la possibilità di un futuro. Oggi, fare arte è quasi impossibile. Ci riescono solo i grandi nomi. Ma adesso, dopo tanti anni di vicissitudini personali e professionali, comincio a raccogliere un po’ di frutti.
D. Per molti versi, oggi, in una società che legge sempre meno, scrivere un libro è un azzardo. Tanto più se è di poesie. Qual è, in tal senso, la tua esperienza?
R. E’ vero (ride): si dice che oggi non si legga più e che ad essere particolarmente penalizzata sia proprio la poesia. In realtà dipende molto da che tipo di poesia si scrive. Se si tratta di versi molto aderenti alla realtà, che raccontano i nostri giorni così conflittuali ed “inquieti”, tendenzialmente la gente si dimostra molto interessata a questo genere letterario.
Si tratta, infatti, di un modo molto veloce di “consumare cultura”, se mi passi quest’espressione.
Il mio libro, ad esempio, è composto da 60 poesie. Lo leggi in una… due ore.
In un’epoca in cui tutto va troppo veloce, e sembra non esserci più tempo per se stessi, anzi dedicarselo è sempre più un piccolo, grande privilegio, la poesia potrebbe rappresentare la soluzione ottimale per ritrovare il piacere dei piccoli momenti di intensità e, attraverso questi ultimi, per riscoprire frammenti di se stessi e del proprio “tempo perduto”.
Attraverso la pubblicazione di questo libro, ed anche attraverso il successo della prima tappa di Pometrò, mi sono reso conto che la poesia piace ancora a molti ed esercita un grande fascino. Penso che sia proprio la poesia a poter “smuovere le acque un po’ distratte di questi tempi”.
D. Tempi troppo veloci o, al contrario, stagnanti. In questa costante tensione, i giovani come e dove si collocano?
R. Quello dei giovani è un tema che mi prende particolarmente. Gli InternoZero, questo gruppo emergente che collabora con me da un po’ di tempo, è composto proprio da giovani. Il più piccolo ha 19 anni, il più grande 25: sono giovanissimi.
Certo per loro è dura emergere in un universo artistico in cui si dà spazio perlopiù ai nomi che sono protagonisti di trasmissioni come X Factor, The Voice, o Amici.
I discografici non vanno a pescare nei piccoli teatri, dove magari ci sono grandi talenti. Ma se una persona crede davvero in quello che fa, la strada la trova: magari ci vuole un po’ di tempo in più, ma se sei disposto a fare molti sacrifici senza mollare, prima o poi riesci ad importi in qualche modo in questo mondo molto difficile… però bello!

D. Ogni giovane è stato un bambino, ed ha assorbito l’atmosfera dei suoi tempi attraverso diversi canali. Che tipo di rapporto hanno oggi i bambini con la lettura?
R. Avvicinare i bambini alla lettura è difficile ed allo stesso tempo facile. Difficile perché i bambini sono costantemente bombardati da una molteplicità di stimoli, che scaturiscono, innanzitutto, dagli apparecchi elettronici, a cominciare dalla televisione, il mezzo più tradizionale ma anche più “a portata di mano” da sempre.
Credo però che sia stata incalzata, fino ad essere superata, da computer, tablet e smartphone.
Con un bombardamento del genere, tenere un bambino con la testa su un libro per un po’ di tempo è complicato. Questo in linea generale. Però conosco bambini che leggono, ed ai quali piace molto leggere, che è cosa ancora più importante, perché i genitori li hanno educati alla cultura del libro tradizionali e hanno trasmesso loro il piacere e la magia insiti nello sfogliare un libro. E’ necessario un lavoro congiunto dei genitori, degli educatori e della scuola come istituzione. E’ un campo di battaglia. Mi rendo conto che fare il maestro o il professore, oggi è diventato complicato. Ma se lo si fa, lo si deve fare con cognizione di causa, credendoci fino in fondo.

