23 Aprile 2019

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“L’uomo di fumo” leggerezza e spessore di una favola aerea al Piccolo Bellini

Si resta sempre piacevolmente colpiti quando ci si imbatte nella modernità del passato, soprattuto nel caso di opere come questa, “Il codice di Perelà” frutto di una delle più feconde correnti artistiche italiane, il Futurismo, caduto in disgrazia con l’accusa di aver fiancheggiato il fascismo, e ormai riabilitato in quanto innegabile fucina di tendenze e alfiere dell’interartisticità, tipica delle avanguardie. Il codice di Perelà è appunto un romanzo futurista di Aldo Palazzeschi, scritto negli anni 1908-1910 e pubblicato in prima edizione nel 1911 dalle Edizioni futuriste della rivista Poesia. Il libro è stato ripubblicato più volte con alcune variazioni, tra cui quella del 1954 pubblicata con il nuovo titolo “L’uomo di fumo” che è anche il titolo dell’interessante pièce teatrale scritta e diretta da Aniello Mallardo.

Lo spettacolo, presentato da Teatro in Fabula, ha recentemente debuttato, al Piccolo Bellini di Napoli, dal 29 marzo al 3 aprile, trasportando il pubblico nel Regno di Torlindao: un mondo che sembra somigliare molto al nostro, dove improvvisamente apparirà ciò che non può esistere, un nuovo “diverso” una sorta di alieno, un essere puro e immateriale. Una “favola aerea” o meglio una rappresentazione satirica che ha per fondo una feroce ironia; il perno drammaturgico della sceneggiatura è la differenza tra il piano ideologico-sociale e il piano emotivo, in una realtà piena di finzioni e di miserie, tessuta dal potere politico, finanziario, religioso e di genere.

L'uomo di fumoL’uomo di fumo di Teatro In Fabula, è caratterizzato da una riscrittura originale e indipendente che riprende da Palazzeschi la figura dell’eroe portatore di un nuovo ideale di leggerezza, di gentilezza e di candore di contro alla vacuità della società. Figlio di tre megere incappucciate e ammantate di rosso, che intendono così inviare una sorta di messia che possa sanare la corruzione insita nel potere, «Perelà l’uomo filtrato da ogni umana impurità» è la coscienza possibile, l’emblema di una vita libera da ceppi e per questo così affascinante.

In un gioco di specchi, sin dalle prime battute dall’apparizione del Signor Perelà, i giudizi dei personaggi più significativi della corte di Torlindao, ovvero il gabinetto di Stato, composto dal Re, dall’Arcivescovo, dal nobile Zarlino e dalla marchesa Oliva di Bellonda, tenta di definire l’inconsistente omino di fumo. Sono proprio loro a dare un nome a Perelà, mutuandolo dalle parole incise su un ciondolo che porta al collo, ovvero i nomi di coloro che l’hanno generato: Pena, Rete e Lama. Accolto con ogni onore dal re e dal popolo, acclamato e preteso da ogni anima del sistema, si vedrà affidato un compito: la stesura di un nuovo Codice di leggi che possa spazzare via la crisi in cui versa la popolazione, ovvero meglio salvaguardare gli interessi del potere.

L'uomo di fumoPerelà reagisce poco di fronte agli eventi, risponde a tutti con brevi monosillabi o in maniera impalpabile come la materia di cui è fatto; egli incontra un campione d’ogni ruolo del sistema, sarà proprio il suo non-detto a provocare gli altri personaggi che rivelano così le pieghe nascoste della loro vita e della loro anima. La peripezia pereliana, dalla diffidenza iniziale, la parabola del suo successo e del suo declino decisi dal gabinetto di Stato, fino al suo epilogo tragico-epico, smaschera la perennità storica del dominio, la sua ritrovata leggerezza lo renderà libero da ogni inutile orpello terreno e quindi, fuori da ogni controllo, finalmente salvo.

Esuberante e coinvolgente la performance degli attori in scena: Raffaele Ausiello mima una difficile consistenza eterea, spiccando con l’eleganza delle ombre cinesi il volo finale di Perelà;  Melissa Di Genova è la marchesa Oliva di Bellonda, scaltra e dominatrice, finirà letteralmente arsa d’amore per l’uomo di fumo; Marco Di Prima sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Arcivescovo, ci regala un ineguagliabile rap in simil-latino su base di musica sacra; Antonio Piccolo, è un generalissimo-re-banchiere stratega del suo unico tornaconto personale; Giuseppe Cerrone è il principe Zarlino, pazzo per scelta, forse l’unico ad esercitare una sana resistenza psicologica. Un allestimento scenico essenziale e dinamico, con un certo tocco alla Robert WIlson, basato su giochi di ombre e luci, sapientemente dosate per creare suggestioni e ridisegnare continuamente la scena, dove essenziali cubi movimentati dagli attori diventano la sala del trono, un boudoir, una banca, una sala da ballo, un manicomio, un tribunale, una prigione. L’azione è scandita dalle musiche di Mario Autore, volumetrie futuriste, infine, per i costumi realizzati  da Anna Verde, in un coraggioso lucido vinile viola con particolari alla Jean-Paul Gaultier.

«In tempi di materialismo senza poesia e senza cuore» forse seguire l’esempio del Signor Perelà e ritrovare un po’ di pura leggerezza interiore, potrebbe essere davvero l’unica soluzione.

L'uomo di fumo

 

Teatro in Fabula

presenta

L’uomo di fumo

Debutto al Piccolo Bellini di Napoli – scritto pensando al Perelà di Palazzeschi

dal 29 marzo al 3 aprile 2016

Testo e Regia Aniello Malgrado

con Raffaele Ausiello, Giuseppe Cerrone, Marco Di Prima, Melissa Di Genova, Antonio Piccolo

Aiuto Regia: Giuseppe Cerrone

Musiche originali: Mario Autore 

Scene: Sissi Farina, Antonio Genovese

Realizzazione scenica: Da Vinci Lab

Costumi: Anna Verde

Disegno luci: Aniello Mallardo, Sissi Farina

Progetto grafico: Riccardo Teo 

Foto di scena: Tiziana Mastropasqua

Ufficio stampa: Gabriella Galbiati 

Organizzazione: Giovanna Dipalma

PH Tiziana Mastropasqua

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