21 Marzo 2019

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Paolo Bata’ Bianconcini: vi racconto l’abbraccio tra Napoli e Cuba nel mio ultimo singolo


Appena iniziata la bella stagione, si è in cerca di ritmi e brani freschi e pieni di vitalità, in grado di far parte della colonna sonora dell’estate 2018. Uno di questi è sicuramente il nuovo singolo dei Bata’ Ngoma dal titolo “Bata’ Ngoma ya llego” ( estratto dal disco Don’t stress” (Native Division Records/Audioglobe/The Orchard).ll brano che ha visto la collaborazione con Javier Pina Marquez, cantante degli Abbilona e Los Chinitos, oltre che all’inconfondibile tromba griffata Gianfranco Campagnoli.

Paolo Bata’ Bianconcini, mente e cuore dei Bata’ Ngoma è letteralmente volato a Cuba per le riprese del videoclip ( girato tra Beyucal e San Miguel de Padron) che hanno coinvolto la Compagnia di Ballo Folclorico “De Mayabeque Orishaoko” ( coreografie create da Arasay Napoles Gonzalez)

Ecco il video (https://youtu.be/-prD2IaBing )

In questa intervista rigorosamente Don’t stress Paolo Bata’ Bianconcini ci ha raccontato di questo nuovo singolo, un abbraccio stretto, stretto tra Napoli e Cuba.

 

“Batà Ngoma ya llego’ ovvero“Batà Ngoma stanno arrivando, ma per andare dove? Dove si
vuol condurre l’ascoltatore con questo progetto?
Batà ngoma ya llegò nasce come sigla della band e già da alcuni anni la suoniamo live, è un
modo per presentarci e dire che siamo arrivati, per stare con i nostri ascoltatori e colleghi, per
portarli con noi in un viaggio mistico e pieno di groove che non si sa bene dove porta e puo’
portare in luoghi differenti ma l’unica certezza e che poi verrete riportati indietro. Noi speriamo
di andare sempre più lontano e poter portare la nostra musica in tante regioni del Mondo

Dal un lato Cuba e dall’altro Napoli : due realta’ cosi lontane, eppure grazie alla musica, cosi
vicine. Quali punti in comune hai trovato tra questi due mondi?
Napoli e l’Habana sono due città molto simili sia morfologicamente che culturalmente. Il
Malecon, cioè il lungomare havanero è molto simile a quello partenopeo ed anche lì la gente
vive molto la strada, tutti conoscono tutti ed è facile, lì come a Napoli, trovare tante persone a
disposizione per aiutarti quando hai un problema. Dal punto di vista culturale le somiglianze
sono ancora di più. Partirei proprio dalla santeria che è sia un culto della natura, sia un culto dei
morti e noi a Napoli abbiamo ancora forti retaggi di tale tradizione, basti vedere il cimitero delle
Fontanelle. Anche l’aspetto esoterico che ancora sopravvive nel centro di Napoli è rapportabile
al culto bantù del Palo Mayombe. Le sette potenze africane venerate a Cuba sono sincretizzate
con le nostre sette madonne. Se non fosse per la lingua differente sarebbe difficile distinguere
un napoletano da un cubano. Siamo stati fortemente dominati dagli spagnoli e questo crea un
legame forte con la musica le melodie ed i ritmi utilizzati nei due Paesi

“Don’ t stress ” , un elogio alla lentezza, a riprendersi i ritmi morbidi dei paesi del Sud del Mondo
o c’è anche altro? Come riassumeresti il titolo dell’ultimo album dei Batà Ngoma ?
Don’t stress, uscito il 12 gennaio con la Native Division Records, è un invito, un modo di vedere
la vita senza troppo stress. Ogni giorno è una sfida e bisogna essere fermi e forti per affrontare
il mondo. Ma sorridendo e senza lamentarsi i risultati sono sicuramente migliori e si spreca
molta meno energia. L’umanità ha preso una piega strana: non collaboriamo tra di noi, non
vogliamo veramente il bene di chi ci sta accanto se prima non abbiamo il nostro e siamo
convinti di essere in competizione l’uno con l’antro. Don’t stress è soprattutto uno slogan
dedicato a quelli che, come direbbe Jesus, guardano la pagliuzza nell’occhio del prossimo e
non si accorgono di avere una trave nel proprio. Il pensiero è incentrato innanzitutto sul cieco
fondamentalismo religioso o politico che va abbattuto. Non esiste una religione migliore di un’
altra. Amo e condivido la vita con chiunque la pensi in maniera diversa e apprendo tanto dalle
altre culture. Bisogna non chiudersi e non essere bigotti perchè come dice un “refrain” della
Santeria: “il sapere non puo’ appartenere ad un solo uomo ma è diviso o condiviso tra tutte le
genti”.
La Santeria all’ ombra del Vesuvio. Come vivi questa dimensione nella tua città
Il Vesuvio e il vulcano in genere è la rappresentazione di Agayu, potente divinità cubana e la
forza sotterranea che ha Napoli é strettamente connessa con la “montagna di fuoco”. Le sette
potenze africane non sono altro che le nostre sette madonne ed il culto dei morti che è alla base
del culto sulla Grande Isola qui a napoli è ancora vivo nel centro “esoterico” della città. La
santeria o Regla de Ocha è un culto della natura in cui l’ uomo cerca di entrare in armonia con
le forze del fuoco (Changò) o dell’acqua (Yemayà) e come tanti culti non ha un territorio che lo
delimiti geograficamente. Si tratta di un culto nato in Nigeria e portato a Cuba con la tratta degli
schiavi e reinventato sull’isola. Si basa principalmente sulla divinazione. Babalawos e santeros
consultano i propri oracoli per essere preparati alla vita o per aiutare gli altri nel farlo.
Mi sono avvicinato a questo affascinante culto per due motivazioni iniziali. La musica à
strettamente legata alla santeria e per poter suonare in una cerimonia bisogna diventare Omo
Anya, cioè figli di Anya che è una divinita’ che vive nei tamburi “de “de fundamento” alle quali il
musicista deve giurare le mani. In più vengo da studi antropologici essendomi laureato all’Orientale di Napoli in lingue e culture di Asia e Africa.

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