Posted On 4 settembre 2017 By In Primo Piano With 66 Views

In onda lo spot D&G girato a Napoli con le star del Trono di Spade

Li abbiamo lasciati da poco alle prese con incontri tra potenti del reame e battaglie epiche sulle nevi contro eserciti di zombie in Game of Thrones (oltre a una scena torrida e bollente in cui buona parte della fandom mondiale della serie tv sperava), ma Emilia Clarke e Kit Harington hanno trovato già il tempo di fare un salto in Italia. Potere dei draghi della regina Targaryen che li trasporta alla velocità della luce da Westeros, il continente della “Cronache del ghiaccio e del fuoco”, fino al Belpaese? Purtroppo no, i due attori sono semplicemente i nuovi testimonial della campagna pubblicitaria Dolce&Gabbana, i cui spot sono stati girati nel marzo scorso a Napoli, proprio nel centro storico. Dopo il successo e la ribalta internazionale della sfilata per i decumani e San Gregorio Armeno dell’estate 2016, i due stilisti siciliani si sono innamorati a tal punto del capoluogo partenopeo da tornarci per allestire un grande set in quel di via dei Tribunali e dintorni.

Il risultato di quel lavoro è apparso da pochi giorni in rete, sul canale ufficiale YouTube della casa di moda e in televisione, con prime reazioni e commenti spassionati per i divi inglesi in giro per le vie della città. Il titolo delle due clip diffuse è semplicemente “The One”, come il nome del profumo che la maison pubblicizza da anni con l’aiuto di modelli e attori famosi, e sono state dirette da uno dei registi italiani più apprezzati degli ultimi anni, insieme a Paolo Sorrentino: quel Matteo Garrone vincitore di ben due Gran Premi della Giuria al Festival di Cannes, rispettivamente per “Gomorra” e “Reality”. Così dopo la Sicilia assolata e principesca ritratta da Tornatore nel precedente spot con Sophia Loren, è stata la volta di Napoli a fare da scenografia, e da protagonista soprattutto, alla nuova pubblicità D&G. Una capitale europea come la nostra non è certo facile da gestire in un prodotto audiovisivo senza cadere nelle trappole di cliché e luoghi comuni con cui il mondo è solito guardare all’Italia, e la prova sono i vari film in cui Hollywood ci ha dipinto da decenni: “Sotto il sole della Toscana”, “Mangia, prega e ama”, “Il talento di Mr. Ripley” e persino l’Allen di “In Italia con amore” che mesi prima aveva reso giustizia a Parigi con il bel “Midnight in Paris”, venendo poi da noi a fare il suo film più brutto e insignificante. C’è da aggiungere che da Garrone, autore di pellicole dalla bellezza umbratile e oscura come “L’imbalsamatore”, “Primo amore” e “Il racconto dei racconti”, era lecito aspettarsi molto di più. Vada per la natura commerciale dell’opera, vada per lo spirito folkloristico napoletano, vada per le due star televisive più seguite al mondo (e a cui hanno puntato intelligentemente Stefano Dolce e Domenico Gabbana sull’onda del battage mediatico che segue ogni stagione della saga dei troni), ma in questo spot c’è qualcosa che non va.

Una carrellata non solo cinematografica di colori, balli, musica, pazzarielli (veri tra l’altro), cibo, pizza, spaghetti e mandolino che sembra diretta da un qualunque regista straniero. Sulle note di “Tu vuò fà l’americano” (e già partiamo col primo stereotipo, e per di più sono inglesi le due stelle TV), vediamo la Clarke, bellissima nel suo vestito nero che ricorda un po’ la Bellucci, camminare per una piazzetta in cui si scatena l’inferno, e non a causa sua stavolta, abituata com’è a gridare “Dracarys” per bruciare i suoi nemici col fuoco di drago. Stavolta i draghi siamo noi, ovvero la gente comune che sembra essersi precipitata nelle strade per lei a ballare e cucinare spaghettate da pranzi luculliani. Non è da meno l’accoglienza riservata a Kit Harington, sorpreso da un tripudio di mani, baci, abbracci, “carcioffole arrustute”, polipetti e babà a volontà offerti come se non ci fosse un domani: eppure non siamo alla Barriera che crolla sotto i colpi del drago zombie del Re della Notte, acerrimo nemico del nostro Jon Snow e dei popoli dei Sette Regni con la sua armata di non morti. Dopo tutto c’è sempre tempo e speranza di tornare a Napoli e ordinare in una pasticceria il dolce principe della nostra tradizione. Tirando le somme, per i fan di Clarke e Harington è sempre un piacere ammirarli in tutta la loro bellezza e nel loro fascino british, ma è un peccato averli sprecati così, da parte di un regista quotato che poteva immergerli tra i vicoli e i palazzi di Napoli senza tutto quel chiasso ribollente, magari in un atmosfera misterica che solo una città semipagana come la nostra sa regalare. E lo sfondo del Golfo col Vesuvio – inflazionati entrambi da secoli – su cui si stagliano alla fine i due flaconi dell’eau de toilette, è la conferma della grande delusione provata.

 

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