9 Luglio 2020

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Oklahoma City Thunder, eterna finché “Durant”

Quando lo stile è sinonimo di funzionalità, questo è Kevin Durant. Giocare in una lega frequentata da colossi schiacciasassi per uno che non riesce ad eseguire una ripetizione che sia una su panca piana è ragionevolmente complicato, vista anche la quantità di contatti che è costretto ad assorbire allo scopo di lucrare i preziosissimi tiri liberi (ne scaglia 10 a partita, con l’88% di positività).
Chi ha avuto la fortuna o la prontezza di spirito di assistere ad almeno una delle sue strabilianti performance con la casacca di Oklahoma City può testimoniare della fluidità del gesto, del pressoché infinito repertorio di movimenti offensivi, di un’elasticità maestosa e concreta facilitata dalla struttura longilinea. La combinazione di questi elementi lo porta ad essere il capocannoniere incontrastato della stagione regolare con 32 punti di media, con un più che decente 50,8% dal campo, ai quali vanno aggiunti 7,7 rimbalzi e 5,5 assist a partita, il che certifica la sua evoluzione da grande attaccante a giocatore totale.
Da non sottostimare di certo è il potenziale in fase difensiva, spesso omessa al fine di riprendere fiato dagli sforzi profusi nella metà campo in cui più eccelle, dove l’impressionante apertura alare (220 cm) lo rende valido protettore del ferro in aiuto dal lato debole, situazione che lo vedrà spesso coinvolto nei match di postseason dove non è ammesso marcare visita a livello difensivo.
Risulta chiaro che si tratta, oltre che della personificazione viepiù dell’eleganza nello specifico cestistico, del più forte giocatore di pallacanestro al mondo, capace di infilare una striscia di 41 partite consecutive con 25 o più punti messi a referto, superando così il record del Michael Jordan edizione ‘86/87, eppure OKC sembra partire un gradino sotto nella corsa al titolo tanto bramato dall’inizio dell’era Durant. Ma cosa manca ai Thunder?
Le perplessità non risiedono certo nell’atteggiamento difensivo, assolutamente all’altezza sia nell’aggressività sulla palla dei piccoli, sia nell’abilita dei lunghi, capitanati da Serge Ibaka (secondo miglior stoppatore nella lega), di rendere ardua la vita al penetratore del caso. Proprio la fisicità dei piccoli è la ragione del 4-0 nei confronti diretti con la principale antagonista della Western Conference: gli immarcescibili San Antonio Spurs, i migliori nell’attacco a difesa schierata grazie alla capacità di muovere la palla velocemente e armare i tiratori con spazio a disposizione, in difficoltà contro la pressione portata sul perimetro dai Thunder.
Le note dolenti arrivano proprio in attacco, laddove il pur ottimo GM Sam Presti non è riuscito nell’intento di consegnare a Coach Brooks una terza bocca di fuoco oltre a KD e Russell Westbrook, i maggiori contribuenti al fatturato della squadra, auspicando nella mai avvenuta esplosione di Jeremy Lamb e nell’esperienza di un decano della lega come Caron Butler; forse troppo poco. Non è un caso che l’anno in cui OKC è andata più vicina al trionfo aveva James Harden che, partendo dalla panchina, cambiava le partite al suo ingresso in campo.
Serve quindi un salto di qualità da parte del supporting cast, perché se è vero che a questo gioco non si vince in uno contro tutti, in due è altrettanto improbabile. Salto di qualità in quanto a leadership tocca allo stesso Durant, che dovrà “strappare” il timone dalle mani del compagno di merende Westbrook, playmaker tanto talentuoso quanto avventato nelle scelte, in barba alla predisposizione a dettare i tempi di una squadra che dovrebbe appartenere a chi ricopre il suo ruolo, dalla personalità difficile da contenere che lo porta sovente ad esibirsi in accesi battibecchi col suo allenatore.
Puntellare le gerarchie e arrivare più freschi degli avversari nelle fasi calde della stagione, augurandosi che il go-to-guy col numero 35 non abbia speso troppo per issare, in contumacia Westbrook, la squadra al secondo posto della Western Conference in questa stagione regolare ormai agli sgoccioli. Un titolo lo otterrà di certo in carriera, avverrà quest’anno?

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