19 Gennaio 2022

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ARTE

“Ogni strappo che scelgo deve trasmettere qualcosa” – Intervista a Michel Oz

Michel Oz, realizza quadri di ispirazione Pop dall’età di dieci anni. Nel 2000 fonda LancioArte.com con la collaborazione di artisti emergenti, tra i primi ad esplorare il concetto di “web gallery”. Negli anni successivi si dedica all’esplorazione della Pop Culture Underground, concentrando la sua ricerca su “pasting” e sui brandelli di messaggi cittadini che raccoglie, strappa e ricompone con disinvoltura, nelle sue opere. Sono gli anni in cui partecipa alle successive mostre collettive e private internazionali a Roma, a Buenos Aires, a Berlino. Da allora, l’artista non arresta la sua produzione di opere di impatto emozionale.

Michel Oz, quando hai capito di voler fare dell’arte il tuo percorso di vita?

Ho sempre amato dedicarmi alla produzione ma solo da qualche anno sono riuscito a dedicare tutto il tempo necessario a questa impresa. Nel tempo, oltre alla produzione, ho iniziato a catalogare e certificare le opere, ad organizzare spazi espositivi reali e virtuali, ad aggiornare costantemente il mio sito, www.micheloz.com, con tutte le opere disponibili, le notizie e le iniziative a cui, di volta in volta, partecipo.

Quali sono state le esperienze determinanti per la tua formazione?

Ho sempre studiato l’arte con grande interesse, ma credo che il modo migliore per arricchirsi in questo ambito sia frequentare mostre e soffermarsi su ogni opera che possa attirare la nostra attenzione.

Come nascono le tue opere?

Nascono principalmente da viaggi perché amo mixare frammenti di città diverse in un unico lavoro. Ogni strappo che scelgo deve trasmettere qualcosa, attraverso il suo colore, la sua texture o attraverso ciò che vi è rappresentato. Poi, la fase creativa, la scelta della composizione dei frammenti, può durare ore e ore, finché non arriva la sua forma definitiva. A questo punto è il momento di fissare tutto in modo definitivo e poi arriva la fase di rigenerazione della cornice, scelta ecologica ma anche ottima dal punto di vista stilistico perché è vero che non posso replicare un lavoro perché i frammenti sono tutti diversi ma anche le cornici differenti danno un tocco di unicità.

In che modo avviene la scelta dei manifesti, delle locandine, che strappi dai muri delle metropoli?

Ogni frammento che scelgo attira la mia attenzione per differenti motivi; a quel punto è difficile resistere all’idea di farne un’opera e metterla sotto vetro. Mimmo Rotella raccontava in un’intervista, che ho letto tempo addietro, proprio questo desiderio di prendere strappare e reinterpretare così forte da non riuscire a trattenersi.

Esistono quadri ai quali ti senti maggiormente legato?

I quadri sono come i figli; speri che prendano la loro strada, che finiscano in una bella casa, dove qualcuno li apprezzi per quello che sono e li sappia amare ma quando arriva il momento in cui vanno a vivere per conto loro ti lasciano un po’ di “saudade”.

Nel periodo di “fermo forzato” cosa ti è mancato?

Viaggiare per raccogliere il materiale necessario per la realizzazione delle opere.

Nell’ambito artistico c’è qualche altro percorso che ti piacerebbe esplorare?

Certo, sono molto attratto dal concetto di “opera che muta” e sto sperimentando tecniche che possono dare all’opera la capacità di evolversi ex motu proprio.

Cosa consigli ad un artista che vuole fare della sua arte un mestiere?

Chi vuole fare arte e vivere di arte deve rendersi conto da subito che almeno il doppio del tempo che dedica alla produzione deve essere dedicato alla divulgazione, altrimenti si rischia di creare qualcosa di interessante ma non si riuscirà a farlo conoscere.

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