5 Luglio 2022

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Nos Revolution: il riciclo che diventa arte

Follia e rivoluzione al servizio dell’arte

 Idea nata a Mugnano da un gruppo di artisti

 

C’è chi li definisce folli, chi rivoluzionari. I Nos Revolution, se proprio devono provare a dare una definizione di loro stessi, non escludono nessuna delle due categorie, convinti che follia e rivoluzione siano legate da un filo tanto sottile quanto indelebile.

Non può esserci rivoluzione senza follia, senza il coraggio e insieme l’incoscienza di mettersi in gioco, di sporcarsi le mani, muovendosi ai margini di una società a cui, un po’ per indole e un po’ per scelta, non hanno saputo e voluto adattarsi. Non può esserci follia senza rivoluzione, senza la pulsione che attira nelle strade meno battute, che spinge a tentare, a guardare oltre le cose, le case, alla ricerca di un luogo proprio, in cui l’amore e la bellezza siano nello stesso tempo la ragione che muove e il fine a cui ambire.

fotoSette anni fa, in un paese della periferia a nord di Napoli, Mugnano, nasceva l’idea di Nos, di un noi che provasse a dare voce alla madre di tutte le battaglie, quella contro l’immondizia.

 Un unico noi in cui trova espressione una pluralità di donne e uomini, ognuno con la sua specificità e diversità, accomunati dalla stessa sensibilità artistica e dallo stesso amore per la terra. Dal recupero di materiali di scarto, sottraendone quantità considerevoli a pattumiere e discariche, nascono vere e proprie opere d’arte: quadri, mosaici, sculture che rappresentano i molteplici volti della monnezza.

Rifiuti, oggetti usati, roba sovraprodotta e scartata ancora prima di finire sul mercato, perché passata di moda, perché considerata già vecchia, per quanto mai usata, diventano protagonisti e tornano ad avere vita, dignità. Milioni sono i pezzi recuperati in questi anni, centinaia i volti già creati, tanti altri sono quelli ancora da realizzare.

Le mille facce della monnezza formeranno un esercito di ufficiali e soldati pronti a dichiarare guerra globale all’immondizia. Tra loro c’è Bonobo, il capo di stato maggiore, l’opera che sarà presente alla Biennale di Arte Contemporanea di Salerno, dal 15 ottobre al 20 novembre.

Bonobo è una scimmia che vive in pace e in armonia con i suoi simili, non conosce violenza e si accoppia indistintamente con esemplari femmine e maschi. Una canzone di Caparezza definisce per questo la scimmia l’evoluzione dell’uomo, e non il contrario, perché è con l’uomo che nasce il concetto di rifiuto, di guerra, di discriminazione, di sessualità come una vergogna, qualcosa di cui parlar sottovoce.

In occasione della mostra, a cui parteciperanno numerosi artisti nazionali e internazionali, Bonobo farà la sua dichiarazione di guerra globale all’immondizia, per nome e per conto del suo esercito di pace di ufficiali e soldati, con i quali girerà il mondo impegnato in una guerra senza armi, che restituisce bellezza e decoro a luoghi mortificati da quantità abnormi di rifiuti lasciati a marcire.

L’ obiettivo è quello di smuovere le coscienze, di scardinare dal basso il sistema economico legato ai rifiuti, al profitto senza alcun principio etico. Un’azione artistica dal forte impatto ambientale e sociale che nasce per stupire e per educare la cittadinanza al senso civico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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