24 Gennaio 2021

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cronaca

La cultura della diversità: Napoli cerca con Milk un “Nuovo Umanesimo”

«Buona sera a tutti, ognuno con la propria identità». Ha esordito così Luigi de Magistris, sindaco di Napoli, all’evento “Celebrazioni della diversità”, organizzato nel pomeriggio da Antonello Sannino e Claudio Finelli, rispettivamente presidente di Arcigay Napoli e presidente di Arcigay Campania, con il patrocinio del Comune di Napoli e avente come ospite d’onore Stuart Milk, nipote di Harvey Milk e consigliere del presidente Barack Obama in materia di diritti civili. In virtù del  Pride, che si terrà il prossimo 11 luglio nel capoluogo campano, l’incontro si è incentrato sulla difesa e la tutela dei diritti LGBT (Lesbian, Gay, Bisexual and Transgender) come quelli di qualunque altra “minoranza”, o fascia “debole” della società, tra cui donne e migranti perché – ha aggiunto il sindaco – «è necessario tendere le mani verso chi è in difficoltà. Cerchiamo di creare un “nuovo Umanesimo”.  La giustizia viene prima della legge. La cosa più bella è quando due persone si uniscono perché si vogliono bene. Una persona diversa mi arricchisce come uomo. Bisogna lottare ancora tanto».

Facciamo un passo indietro. Il Parlamento europeo, ieri, ha parlato per la prima volta di “famiglie gay” e ha approvato – con 341 sì, 281 no, 81 astenuti – un rapporto sull’uguaglianza di genere in Europa. «Le lotte per i diritti civili si fanno tutti insieme – ha dichiarato lo sceneggiatore e regista Ivan Cotroneo – si dovrebbe parlare di “differenza” più che di “diversità”. Il riconoscimento dei diritti di tutti porta alla prosperità. Le cose stanno cambiando ma non tutte alla stessa velocità». È assolutamente vero che c’è una leggera ma significativa sfumatura tra i termini “differente” (in antropologia “altro”) e “diverso”; perché solo nel secondo caso si presuppone un termine di paragone; dunque un giudizio o pre-giudizio. L’alterità – o differenza – si verifica tra cose o persone non paragonabili. La donna è altro rispetto all’uomo; il gay è altro rispetto alla lesbica o all’etero o al nero. Ognuno ha una storia, un vissuto, una formazione propria. Ma è altrettanto vero che il “meticciato culturale” sia necessario perché – come sostenne Harvey Milk e come ha ripetuto anche suo nipote  questa mattina presso l’Università Suor Orsola Benincasa – «La “differenza”  è un punto di forza per la comunità. Fa bene agli affari: è una medicina per gli affari. Se tutte le minoranze si fossero messe insieme sarebbero diventate la maggioranza».

Quel che, in realtà, si può manifestare dinanzi ad una “alterità” è un sentimento di paura. «La paura del diverso – ha dichiarato Simona Martino, Consigliera delegata alle Pari Opportunità del Comune di Napoli – produce discriminazione. Si ha paura quando non si conosce. Io credo che sia necessario iniziare a frequentare il differente perché è l’unico modo per apprezzarlo e amarlo».

Quando Harvey Milk si candidò, suo nipote aveva 13 anni. All’epoca, in California, l’omosessualità era considerata una grave malattia mentale. Essere gay era illegale, era una devianza, un crimine. Harvey Milk, a contrario dei suoi predecessori, non si nascondeva dietro i suoi gusti sessuali, anzi. Ne parlava e riteneva fosse necessario fare coming out. Iniziò la campagna elettorale nel 1973 e cominciò presto a ricevere minacce di morte. «Mio zio sapeva che sarebbe morto – ha affermato  Stuart Milk – ha anche registrato un nastro che sarebbe stato trasmesso post mortem. In questo messaggio dice: Le pallottole che infrangeranno il mio cervello possano infrangere le porte di tutti, gli armadi di tutti, le maschere che le persone sono costrette a portare. Possano portare la libertà a tutti”». Dopo il suo assassinio, avvenuto nel mese di novembre del 1978, 50.000 persone marciarono verso il Municipio, a San Francisco. Oggi un americano su 8 studia la sua storia e il 70% degli americani LGBT possono sposarsi. «Mio zio – ha annesso S. Milk – ha messo in gioco la sua vita per tutti noi. Ha preso queste pallottole affinché tutti noi potessimo essere autentici».

Harvey Milk ha anche lottato per i diritti dei neri, delle donne, delle minoranze. Barack Obama è stato il primo presidente che, ad inizio mandato, abbia citato anche i diritti LGBT. « È per il nostro interesse – ha continuato S.M. – che ci si unisca in una causa comune. Non ha senso lottare per la liberazione di un segmento. Bisogna lottare tutti insieme. Il cambiamento è partito e parte dai giovani; quelli che hanno il coraggio, nel cortile della scuola o a tavola, di dire come si sentono e vi assicuro che è difficile. È chi “ci mette la faccia” che realmente può creare un cambiamento».  Dulcis in fundo, vi è stato lo scambio di doni tra Milk e de Magistris.

 

Francesca Saveria Cimmino

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