24 Aprile 2019

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musica

LUCI GIALLE DI CITTÀ di Matteo Liberati

Luci Gialle di Città è un EP facile d’ascoltare, gradevole e ben realizzato con arrangiamenti che, seppur privi di novità a livello di sonorità e strumentazioni, risultano non banali e ben strutturati. Brani asciutti e senza troppi interventi di post-produzione che sono certamente finalizzati a far risaltare la piacevole voce di Matteo Liberati che, col limite di una timbrica poco particolare e qualche leggero accento fuori posto (che è comunque diventato un fatto assolutamente normale, e accettabile, nella musica leggera italiana contemporanea), risulta, tecnicamente, di gran livello. I cori sembrano un po’ scontati e decisamente un déjàvu (un già sentito in questa circostanza) di cui si sarebbe potuto fare anche a meno.

Insomma, abbiamo ascoltato un prodotto che ha tutte le carte in regola per ritagliarsi il proprio spazio nel panorama musicale italiano.

Andando ad analizzare i singoli pezzi, si parte con Chi Credi di Essere, un brano pieno di energia, manifesto del disagio di molti artisti italiani che vengono costantemente scoraggiati (da famiglie e conoscenti) ad intraprendere una carriera che è, qui, più vista come una rischiosa scommessa che una scelta di vita o vocazione. Il limite di questo brano può essere la comprensione del testo che rischia di non riuscire a trasmettere un messaggio universale e quindi di perdere, apparentemente, il suo compito comunicativo. Ma Matteo Liberati questo lo sa già scrivendo, in apertura di testo, “Sono certo che qualcuno capirà e questo mi farà sentire un po’ meglio” e dimostrando di non essere un novizio nella musica leggera italiana e di sapere che quei “pochi” che capiranno il senso della canzone apprezzeranno il suo tentativo di comunicare al mondo come ci si sente ad aspirare a diventare un musicista in questo paese.

I Tetti di Parigi è forse il brano più coinvolgente di tutto il record di questo giovane artista. Racconta di sentimenti, di amore, di una piccola storia, forse proprio la sua da come si può immaginare guardando il bel video pubblicato per promuovere il brano. Interessanti la melodia e qualche passaggio musicale con interventi di Whammy, ci sembra, nei soli di chitarra. Un po’ meno bello l’elenco di luoghi turistici contenuto nel testo che avrebbe potuto essere meno scontato, sotto questo aspetto. In questo ultimo caso, il legame verso quei, fin troppo famosi, siti sembra aver prevalso su soluzioni più raffinate (magari con l’utilizzo di richiami o citando dettagli di quei luoghi) distraendo di fatto l’ascoltatore.

L’uomo che Guarda le Stelle inizia con degli interessanti fraseggi di chitarra in delay che ci proiettano in una interessante dimensione musicale che viene “abbattuta” al secondo n. 40 con l’ingresso di un ritmo che ruba la scena alla poesia introdotta col preludio. Peccato, anche se quello che segue è brillante e si trasforma in un continuo crescendo all’insegna di un ritmo radiofonico e non noioso. Questo pezzo è quello che mette più in evidenza l’uso batterie campionate che sembrano comunque aver interessato l’intero prodotto e che tolgono un pizzico di credibilità sonora all’intero lavoro.

Il brano di chiusura è Un po’ più in là che ci offre delle interessanti dinamiche e quasi un ritorno al topic d’apertura del disco col Liberati che sembra, anche qui, volersi distaccare dal contesto manifestando la propria posizione rispetto a certi argomenti, non ben specificati. Qui dei passaggi di batteria sembrano un po’ forzati e troppo digitali. Interessante il passaggio in falsetto.

“LUCI GIALLE DI CITTÀ”
Data release: 20 Novembre 2018
Genere: pop-rock / Indie / Alternative
Etichetta: Exabyte Records

Track list:
1. Chi credi di essere
2. I tetti di Parigi
3. L’uomo che guarda le stelle
4. Un po’piú in là

Weblinks:

Facebook: https://www.facebook.com/matteoliberatimusic/

Instagram: https://www.instagram.com/matteoliberati_official/

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