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L’Attimo Fuggente e i 35 anni di una grande lezione di vita Il 2 giugno 1989 usciva in sala il film di Peter Weir, capace di ritagliarsi un posto nel cuore di tutti parlando di libertà e autodeterminazione

L’Attimo Fuggente arrivò in quel 1989 come un vero e proprio fulmine a ciel sereno, nessuno si aspettava andasse incontro ad un successo, che ancora oggi lo rende uno dei più amati film di tutti i tempi, capace di andare oltre la mera dimensione del teen movie. Robin Williams nei panni del Professor Keating da 35 anni non ha mai smesso di parlarci della libertà, della felicità, di una certa visione della vita, dell’importanza dell’istruzione intesa come creazione di liberi individui e non meccani sostituibili o rimpiazzabili.

Un film simbolo di un decennio cinematografico dedicato ai giovani

L’Attimo Fuggente non era un film meramente di fantasia, di fatto probabilmente uno dei segreti dietro il suo successo, fu il realismo di una storia che affondava le sue radici in ciò che era successo allo sceneggiatore Tom Schulman, quando era alla Montgomery Bell Academy. Ambientato nel 1959, L’Attimo Fuggente ebbe una gestazione in realtà più complicata di quanto ci si aspettasse, visto che il nome di Robin Williams venne fuori solo dopo quelli di Liam NeesonMel Gibson, Tom Hanks, Dustin Hoffman. Il primo regista, Jeff Kanew, non era convinto che Williams fosse l’attore giusto e solo con il suo allontanamento in favore di Peter Weir la produzione partì. Pur con diverse modifiche allo script originale, sul set la chimica tra Weir e Williams fu fantastica, con il regista che lasciò sovente a briglia sciolta il comico, che poté spesso improvvisare a piacimento. Williams di fatto, creò nel suo professor John Keating, la perfetta rappresentazione di ciò che tutti vorremo avere in un Professore. Intelligente, divertente, empatico, sensibile e pieno di passione, Keating da 35 anni si aggira come una sorta di scomodo metro di paragone per i veri insegnanti nel mondo reale. Il film poi era ambientato in un momento molto particolare, in quel 1959 in cui la gioventù cominciava lentamente (ma progressivamente) a mettere in discussione i diktat dei padri e delle istituzioni. Non eravamo ancora ai livelli dell’aperta contestazione che negli anni ‘60 sconvolgerà il mondo, ma è come qualcosa di silente, che aspetta solo di emergere, ed è proprio il professor Keating, il nuovo insegnante di lettere, a farla esplodere. Keating vuole fare in modo che i suoi studenti comincino a guardare alla loro vita come un qualcosa di diverso da una strada già indirizzata, uno sterile cammino verso la maturità fatto di prudenza, conformismo, che di fronte all’imprevedibilità dell’esistenza, non ha ragion d’essere.L’Attimo Fuggente ebbe non solo un Robin Williams meraviglioso, ma anche una nuova leva di attori, alcuni dei quali si sarebbero rivelati tra i più bravi della loro generazione. Ethan Hawke, Robert Sean Leonard, Josh Charles, Gale Hansen, con i loro Neil, Todd, Knox e Charlie furono il cuore di una classe tanto eterogenea quanto impossibile da non amare. Non si può certo negare che il film di Peter Weir abbia saputo utilizzare un cliché, quello dell’istituzione scolastica da combattere e sconfiggere come un sistema di potere oppressivo, che in quel decennio aveva dominato. Il che ci costringe ad allargare lo sguardo agli anni ’80, che avevano avuto nei teen movies la nuova, grande risorsa del mercato. Da Breakfast Club alla saga di Porky’s, da Bad Boys a St. Elmo’s Fire, furono tantissimi i titoli che resero il Brat Pack una fonte di successo assicurato, e l’adolescenza il centro di un nuovo corso cinematografico.

Connesso al trionfo della pop culture giovanile di quegli anni, questa vasta rappresentazione cinematografica dell’universo teen aveva spesso comunque sposato una mera contrapposizione con il mondo degli adulti, con la spensieratezza e libertà che appartenevano solo ai ragazzi. L’Attimo Fuggente invece fece fare all’insieme un salto di qualità, ci parlò del carpe diem, citando Orazio il professor Keating diventa simbolo di un rigetto di una mera contrapposizione tra le diverse fasi della vita. L’età non conta, conta l’anima, conta come ci si approccia alla vita. Vale per loro che non hanno ancora 17 anni, come per Keating, occorre saper cogliere le occasioni, avere audacia, affrontare l’esistenza sapendo che nulla è certo, nulla è predeterminato, nulla è impossibile. Il che rende questo film qualcosa di molto più complesso di una mera commedia o dramma giovanile, quanto un racconto su quanto in quegli anni si formi la nostra personalità, si decida chi saremo veramente da lì in avanti.

L’importanza di dare ai giovani strumenti per dominare la vita

L’Attimo Fuggente ci mostra un college dove il preside Nolan (Norman Lloyd), è il perfetto simbolo di ciò che purtroppo frequentemente ci si ritrova in un’istituzione scolastica: un piccolo dittatore interessato a creare dei cloni che ripetono a memoria ciò che è scritto nei libri. Tramite Keating invece, quei ragazzi conosceranno il pensiero critico, cominceranno ad usare la loro testa, creeranno La Setta dei Poeti Estinti, gruppo clandestino di poesia che proprio Keating aveva fatto nascere alla loro età, con cui dare via ad una controcultura che è specchio di una volontà di andare oltre ciò che i loro genitori si aspettano da loro. In particolare acquisterà sempre maggior centralità la vicenda Neil, che sogna di fare l’attore, in contrapposizione ad un padre dittatoriale (Kurtwood Smith) che per lui vuole un sentiero sicuro, quello che probabilmente lui non ha potuto scegliere.L’Attimo Fuggente è un grandissimo film anche per come ci mostra questa dinamica tossica, tutt’altro che inconsueta nell’America di quegli anni, dove ci si aspettava che un ragazzo soddisfacesse le ambizioni e le aspettative degli altri e non le sue. Il film in pochi istanti si tinge di tragedia, con il suicidio di Neil che dà il via ad una caccia alle streghe in cui si inserisce anche il tema del maccartismo, mai veramente rinnegato dall’America. Nelle istituzioni, nella società, la diversità della norma viene sempre osteggiata, e l’eccellenza, l’indipendenza di pensiero, il coraggio, appartengono ad una minoranza. Il professor Keating che lascia la classe, venendo cacciato dal Preside, non avrà tutti i suoi studenti, ma solo i migliori, i più intelligenti, i più impavidi a salutarlo con quel Oh Capitano! Mio Capitano che di fatto è diventato un momento collettivo indimenticabile, quasi un modo di dire che dopo 35 anni non abbiamo mai rinnegato.

35 anni fa usciva in sala la commedia di Barry Levinson, uno dei film antimilitaristi più belli e profondi di sempre

L’Attimo Fuggente fu un successo commerciale incredibile, ebbe quattro nomination agli Oscar, dimostrò che Robin Williams non era semplicemente un’incredibile trasformista, ma sapeva essere un attore a tutto tondo, lanciò le carriere di molti degli attori più giovani. Ma soprattutto, stabilì anche un precedente che poi sarebbe stato imitato tante altre volte, da tanti altri film, ma che non seppero mai raggiungere la perfezione di equilibrio e potenza emotiva che questo piccolo capolavoro ancora oggi detiene, a dispetto del tempo che passa. I giovani oggi sono incredibilmente diversi non solo da quelli del 1959, ma anche da quelli che su quel finire di anni ’80, sognarono di avere un’insegnante come il professor Keating, qualcuno che gli desse non semplicemente libri da leggere, ma lezioni di vita. Una parte della critica nel corso del tempo ha visto come sopravvalutato questo film, definendolo furbo e ricattatorio.

Alcuni hanno parlato addirittura di eccesso di individualismo, di manierismo, retorica e idealizzazione. Ma la verità è che L’Attimo Fuggente è e rimane un film di formazione nel senso più alto, riguardo non solo i giovani ma anche gli adulti, la loro incapacità di ricordarsi cosa voleva dire avere 17 anni. La sufficienza e il paternalismo con cui si guarda alle nuove generazioni non sono venuti meno, neppure in coloro che all’epoca erano sicuri non sarebbero mai diventati come il padre di Neil. Ed in questo XXI secolo dove essere giovani è diventato incredibilmente difficile, dove la scuola ha perso ancora di più la propria funzione di creare non tanto futuri schiavi del lavoro, ma soprattutto futuri cittadini, questo film rimane davvero importante. Perché Keating, strappando pagine di sussidiari obsoleti, spezzando le insulse regole di un’etichetta morta e sepolta, ha sempre soprattutto voluto parlarci di quanto non si può essere veramente uomini, se non si è capace di essere liberi.

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