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Lasciare andare di Max Deste: l’ultima chiamata prima dell’estinzione umana

Il tuo nuovo libro(copertina subito sotto) cerca di opporsi al mondo della distrazione, alla società dell’immagine, ad un “paese dei balocchi” per i giovani… cosa mi puoi dire a riguardo?

Posso dire che il protagonista si trova confrontato a delle difficoltà. Spesso soffre, spesso cade, spesso tocca il fondo, ma ogni volta, con fatica, lotta e si rialza, cercando in un qualche modo di realizzarsi e di trovare la sua felicità. In questo senso, questo libro ci ricorda che non esistono scorciatoie. Che per realizzarci dobbiamo passare attraverso alla sofferenza. Al contrario, il mondo della distrazione, il “paese dei balocchi”, non ci porta da nessuna parte, ma contribuisce ad aumentare le nostre fragilità. Ed è un po’ quello che stiamo osservando in questi ultimi anni, almeno per quanto riguarda l’Occidente in cui viviamo. Dietro questo preoccupante fenomeno, il consumismo materialista è la principale causa. Le persone, già in tenera età, devono consumare, e consumare. Bisogna dunque ovattarle, coccolarle, viziarle, non permettere loro di sbagliare, di farsi male, di sporcarsi, insomma, di diventare forti, e critici…

Quanto la nostra società è una sorta di distopia?

Distopia è un termine ormai divenuto neutro. Parlerei di incubo. Qui non si parla più solo di società del controllo, controllare i desideri, consigliare gli acquisti… siamo di fronte ad una trasformazione antropologica. L’uomo così come l’abbiamo conosciuto sta scomparendo per lasciare spazio al post-umano. Un’atomizzazione di esseri collegati alla rete.

Quanto l’umanità ha bisogno ora di una figura come quella del poeta?

Il poeta, come ho già detto più volte in questi ultimi tempi, appare sempre di più come l’ultimo baluardo dell’umanità. È in grado di meravigliarsi, e di raccontare la sua meraviglia, con la sua sensibilità, attraverso un uso mirato delle parole, giocando con la loro musicalità, creando atmosfere magiche. Ecco, l’intelligenza artificiale non sarà mai in grado di raccontare se stessa in modo poetico, anche dopo l’eventuale estinzione dell’homo sapiens.

La società contemporanea ha sostituito le grandi narrazioni, come direbbe Lyotard, con i nuovi “supereroi” da film, da video games o da spot pubblicitari… C’è bisogno di recuperare profondità in un mondo odierno forse troppo dedito alla superficialità?

Sì, ormai tutto dura pochi secondi, tutto deve essere consumato in fretta, i nostri ragazzi trascorrono il loro tempo inchiodati ad un display di uno smartphone, scrollando per ore e ore con il pollice. Questo è un dato di fatto. Si può tornare indietro? Si può ritrovare la lentezza di un tempo. Il gusto della noia? La risposta è no. Siamo ormai tutti dentro questo flusso, siamo come su un treno in corsa che non ha più in freni. Non siamo più in grado di fermarci. Lo schianto è prossimo. Bisognerebbe meditare seriamente su queste questioni.

Quando viene meno la cultura avanzano le aberrazioni, le devianze…. sei d’accordo con questa mia affermazione?

Sì, mi viene in mente la frase di un gerarca nazista, molto sintetica, ma che rendeva bene l’idea. Diceva che quando sentiva la parola “cultura”, metteva subito mano alla fondina della pistola…

Quanto è importante la lettura dei classici? Quanto è importante sviluppare un pensiero critico in una società che sembra promuovere una sorta di “afasia del pensiero”?

È fondamentale, purtroppo già a livello scolastico stiamo facendo passare altri messaggi. In conclusione, promuovere il pensiero critico è quello a cui dobbiamo mirare almeno noi addetti ai lavori, scrittori, musicisti, ecc. Purtroppo, quello che conta sono solo i numeri, i like, le visualizzazioni… La vedo dura!

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