29 Novembre 2022

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Ivanna Speranza ed il suo 2022: un anno ricco di progetti, sorprese e tanta musica.

Ivanna Speranza ed il suo 2022: un anno ricco di progetti, sorprese e tanta musica.

Post di assnapoli

La nota cantante argentina si racconta a cuore aperto in questa speciale intervista fra passato, presente e futuro, attraverso la sua passione per il canto, la Musica da Camera, il Tango e le grandi Opere liriche.

Come è nata la sua passione per la musica e per il canto?

“Canto da quando avevo tre anni. Non ho un ricordo di me senza la musica perché la musica era dentro di me anche in quei pochi momenti in cui non cantavo. Non ho mai dimenticato la sensazione di urgenza che provai quando mio padre voleva io aspettassi ad avere cinque anni per imparare a suonare la chitarra. Non potendo aspettare imparai da sola, da autodidatta, inventando accordi con diteggiature impossibili ma che mi servirono per accompagnarmi e creare le mie proprie canzoni. Non andavo ancora all’asilo dunque le mie uscite erano poche; cantavo quando mi portavano in autobus a casa di mia nonna, sulle ginocchia di mia madre. Cantavo forte e sentivo già di voler cantare per la gente.

Sucessivamente cantavo a scuola dirigendo dal tempo delle medie il coro della chiesa. Durante il liceo una maestra mi ascoltò con attenzione e mi consigliò di intrapprendere gli studi in conservatorio. Frequentando il secondo anno della classe di canto, per mia iniziativa mi presentai alle audizioni nel teatro principale della città di Cordoba: con grande sorpresa mi proposero di debuttare come solista nell’opera L’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti. Avevo vent’anni.”

La scelta di venire in Italia a vivere. Scelta difficile o necessaria?

“Difficile quanto necessaria! Difficile perché ero molto giovane e lasciavo tuttò ciò che conoscevo senza alcuna certezza. Nessuno della mia famiglia poteva accompagnarmi e non avevo delle vere conoscenze in Europa che potessero accogliere e sostenere il mio arrivo in Italia. Erano oltretutto periodi precedenti a quelli dei social e la comunicazione tra i due continenti non era quella di oggi. Necessario invece perché avevo dimostrato da sempre uno spirito curioso e aperto. Avevo un bisogno profondo d’imparare ed, evidentemente nell’animo, una forza particolare da assecondare.

Bussai la porta del Maestro di Luciano Pavarotti, Arrigo Pola. Non poteva ascoltarmi a quell’ora ma non me ne andai e rimasi a guardare la finestra di casa sua al buio, d’inverno. La mia tenacia fece aprire quella porta e con il denaro che avevo conservato del mio debutto a Cordoba comperai la mia prima valigia verde perché lui chiamò mio padre e gli chiese di lasciarmi andar via.”

Lei si può definire un soprano belcantista ma sono molti i repertori e le tessiture che affronta. Le viene facile e naturale tutta questa duttilità?

“Penso che la duttilità sia stata una scoperta e non una ricerca e, soprattutto i primi tempi, un piccolo “grattacapo” per molti insegnanti. Al Colon di Buenos Aires durante una masterclass, e più tardi a Berlino, mi avevano classificato mezzosoprano di coloratura. Le prime arie che studiai furono da mezzosoprano. Con lo studio conquistai anche il registro acuto e sopracuto e diventai a tutti gli effetti un soprano e finii audizionando per Riccardo Muti con la Regina della Notte.

Attualmente la mia versatilità e una finestra vasta verso le mie passioni e quelle degli altri. Mi piace pensare che più che un mestiere vivo una devozione costante e che l’unico mio obbligo, o responsabilità primordiale, sia quello di essere vera e autentica nelle mie scelte come lo ero anche a 4 anni. Quella era la mia natura e se si segue con consapevolezza la propria natura e la si nutre con lo studio, il confronto e l’autocritica, penso non si possa trovare guida migliore. Glielo dobbiamo alla gente e all’universo che ci permette ancora di essere qui.”

Lei ha cantato in tutto il mondo. C’è un posto in particolare, che le è rimasto nel cuore, dove tornerebbe ad esibirsi?

“E’ vero che ho potuto cantare in tutte le latitudini ed in tutti i cinque continenti, ed in contesti molto diversi fra loro. Mi è rimasta nel cuore un’isola in Giappone dove il primo concerto lirico della storia fu il mio. L’isola si chiama Iki; tanti dei loro abitanti non avevano mai visto i tratti occidentali da vicino ed erano in imbarazzo. Mi è rimasta nel cuore l’innocenza vera, la curiosità pura, il senso di gratitudine, l’umiltà che ho imparato io nel constatare che quello a cui avevo dedicato la mia vita potesse essere sconosciuto totalmente per qualcuno. Mi sono sentita piccola e grande in egual misura ed è stato meraviglioso. Rimane sempre anche nel mio cuore il ricordo dell’austerità di Buenos Aires alla mia prima Traviata in contrasto con la semplicità di qualche Ave Maria cantato nel battesimo più umile e toccante nel Norte argentino. Ciò che è rimasto nel cuore non è stata una performance in particolare, anche se ho affiancato nomi quali Josè Carreras per esempio a Singapore o altri in luoghi rinomati: mi emozionano quei ricordi in cui ho sentito che grazie alla musica diventavo una persona migliore. Ho pregato sempre di meritarlo.”

In questi tempi difficili di pandemia il settore dello spettacolo è stato molto colpito. Come ha vissuto e sta vivendo tutto questo e quanto sta influenzando la sua carriera?

“La lontananza dalla mia famiglia e la paura delle loro condizioni è prevalsa tra le altre crepe inferte da questa pandemia, specie nel nostro settore lavorativo.

Ho voluto rimanere integra e lavorare. Ho donato lezioni anche in Africa. Sono andata nelle case di riposo a cantare per gli anziani, alcune volte isolati anche dietro a una finestra. Ho fatto un disco. Mi sono aggrappata alla vita, piena di speranza e di volontà.”

Lei è anche insegnante di tecnica vocale. Cosa consiglierebbe a chi inizia ai giorni nostri di provare la strada di una carriera come la sua?

“La prima cosa che consiglio ai ragazzi è di non dimenticare che abbiamo, se vogliamo, il migliore alleato al canto dentro di noi. E che non è precluso a nessuno: la bellezza! Dalla bellezza si attinge a tutto ciò che serve al nostro strumento e alla nostra spiritualità per diventare grandi comunicatori. Unico vero scopo che ci da il diritto di abitare il silenzio e gli spazi nella vita degli altri. Se abbiamo rispetto di quella bellezza, propria e anche altrui, faremo tutto il possibilie per colorare ogni suono e ogni frase in modo da renderla vivificante per gli altri, piena di luce e di visioni gioiose anche nel dolore. Quella fedeltà nel tendere verso la bellezza non ci permette sconti, né pigrizia, né compromessi di alcun tipo. Può essere il cammino più insidioso nello svolgimento della professione, ma non in quello della vera evoluzione individuale, umana e artistica.”

Il suo nuovo e bellissimo album. Come è nato e ce ne parli un attimo per le scelte fatte per i brani ed i suoi contenuti e significati

“Come per gli altri due album precedenti come solista, anche quest’ultimo è stato fatto per amore. Nel primo, dedicato al repertorio virtuosistico, avevo voluto mettermi in gioco con pagine molto ardue; nel secondo avevo scelto romanze di melodia squisita ed era stato dedicato a Tosti; il terzo e ultimo è stato ricongiungere “le due Ivanne” dentro di me e di farle dialogare: quella argentina e quella italiana.

Il belcanto era dall’inizio lo sprone ed il veicolo. Cambia il fraseggio nel passaggio tra la musica da camera europea al Tango. Un fraseggio che contiene elementi ben definiti e da cui non si può prescincere nel genere. Bisogna conoscerli e metabolizzarli fino a renderli naturali e linguaggio proprio. La mia famiglia, italiana d’origine, una volta trasferitasi a Cordoba ballava il Tango in tutte le feste – a vent’anni come a settanta-. Porto nel dna la passione dei nonni e del loro amore nato su una pista da ballo.

Il mondo era incerto sul futuro nel 2020, in pieno confinamento, non c’erano ancora i vaccini quando abbiamo inciso il disco. Se mi avessero chiesto come succede ai mondiali di calcio “per chi tifi?” io sono italo-argentina e le mie vene pulsano in Puccini come in una zamba di Atahualpa. Davanti all’incognita mondiale di gente che moriva anche per strada in molti paesi del mondo, io ho voluto cantare ciò che pulsava nel mio cuore, per sentirlo pulsare e perché pulsasse per sempre.”

I suoi rapporti con i Social Network. utili o invadenti, superflui o necessari?

“I social possono essere molto utili e tengo sempre ben presente che sono solo dei contenitori. Siamo noi a dare loro un senso. Penso che bisogna comprendere e adoperare con intelligenza le risorse del nostro tempo e serve sapere, avere dei criteri o rammentare di non averli. I social sono uno specchio della verità e anche della falsità, dunque della vita. Per me tante volte sono stati l’aereo che non potevo prendere, la frase di cui avevo bisogno e che arrivava in camerino due minuti prima di andare in scena, sono stati la foto che mi commuoveva da lontano. Oggi sono anche il ricordo di mia madre a cui ho promesso di non smettere di cantare finché avrei avuto un bricciolo di voce.”

C’è qualcosa in particolare, un titolo, un progetto, a cui terrebbe particolarmente che vorrebbe aggiungere alla già sua numerosa serie di opere ed attività?

“Quest’anno avrò la possibilità di scegliere due debutti importanti. Vorrei avere l’intuizione e la capacità di trovare delle cose speciali da dire. Vorrei un nuovo disco, intimo, per arrivare anche a chi non ha trovato con l’opera lirica l’affinità che io ho coltivato, ma che merita di essere incluso e introdotto senza arroganza e con generosità. Vorrei incidere ed eseguire brani che qualcuno voglia portarsi in un viaggio per sentirsi meno solo, e vorrei continuare a misurarmi con ruoli d’opera che liberino quell’adrenalina che fa bene e ci fa sentire vigorosi, perché il canto lirico rimane una prova atletica e di salute importante. Vorrei, ecco, dare tutta me stessa.con felicità… Nel piccolo paese come in Sala Verdi a Milano come è già di calendario.”

Come è cominciato e si preannuncia il suo 2022 e dove avremo la possibilità di vederla ed ascoltarla?

“Inizia con il mio ritorno in Patria e nel Teatro in cui debuttai a 20 anni. Teatro al cui non ero più tornata. Seguirà con spettacoli dal vivo, con incontri e viaggi, con un’energia inarrestabile e con persone affianco che mi sostengono e fanno parte attiva delle piccole o grandi cose che la vita mi propone. Specialmente dopo il covid, si preannuncia una rinascita e una promessa: musica e canto a 360 gradi, a patto che sia solo con l’anima.”

Ivanna Speranza Allieva di Arrigo Pola e Mirella Freni, a 19 anni Ivanna tiene i primi concerti come solista e a 20 anni debutta ne L’Elisir d’Amore di Donizetti al Teatro Libertador San Martin di Cordoba, città argentina dov’è nata. Frequenta i corsi di canto ed interpretazione al Colon di Buenos Aires e studia Liederistica con Guillermo Opitz presso il Göthe Institut. Sempre al Teatro Colon di Buenos Aires, vince una borsa di studio offerta dal Ministero austriaco per corsi di perfezionamento con la M° Ingeborg Wamser-Holm.

Al suo arrivo in Italia vince il concorso Opera Laboratorio al Teatro Massimo di Palermo, ottenendo il Diploma di Eccellenza.

Una carriera di interpretazioni meravigliose che spaziano da Gilda nel Rigoletti di Verdi (2004, produzione Regio di Parma), passando per Musetta ne La Bohème di Puccini, Naetta nel Falstaff di Verdi fino alle Violetta ne La Traviata di Verdi  a Buenos Aires (2009), Romilda nel Serse di Handel (2010).

Nel 2011 si esibisce in RAI in due serate: una a Milano condotta da Fabrizio Frizzi e l’altra all’Arena di Verona, condotta da Antonella Clerici.

Nel marzo del 2014 esce il suo primo album “Virtuosity Arias” presentato ufficialmente ad Helsinki, occasione in cui Ivanna riceve il Premio Beniamino Gigli.

Nel febbraio del 2016 è uscito online su Amadeus il suo secondo disco come solista, “Romanza Italiana”, dedicato a Francesco Paolo Tosti, con l’accompagnamento pianistico dalla signora Enrica Ciccarelli.

Di sua autoria due spettacoli dedicati al Tango, “Se il Tango potesse parlare” e “Sorella Argentina”, andati in Scena a Milano per la Dual Band ed al Museo dell’emigrazione dei piemontesi nel mondo  a Torino.

Nel 2020 registra il suo terzo album come solista “Sin Confines” con il Parma Opera Ensemble che include il suo contemporaneo Piazzolla.

Sito Web
www.ivannasperanza.com
Canale Youtube.

www.youtube.com/user/argentinianvoice/videos

Social Media
www.facebook.com/IvannaSperanzaSoprano

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