31 Gennaio 2023

SULPEZZO.it
interviste

Intervista a Paola Sbarbada Ferrari autrice di “IL CASOLARE SULL’AIA”.

Cos’è la felicità? Ce lo dice Paola Sbarbada Ferrari

Paola Sbarbada Ferrari lavora nel settore della finanza. Musica e lettura l’hanno sempre tenuta per mano, accompagnandola in questo cammino che è la vita e portandola a intraprendere studi di canto e di chitarra. Il casolare sull’aia, romanzo che ha pazientemente costruito, dando vita ai suoi personaggi, smaniosi di farsi conoscere dai lettori, è la sua opera prima.

 

IL-CASOLARE-SULLAIA-Paola-Sbarbada-Ferrari
IL-CASOLARE-SULLAIA-Paola-Sbarbada-Ferrari-1.png

https://www.facebook.com/PaolaSbarbadaFerrari

https://gilgameshedizioni.com/prodotto/il-casolare-sullaia

Scrivere è come volare e lasciar volare i propri pensieri. Questo è quanto successo a Paola Sbarbada Ferrari, appena entrata nel mondo editoriale con un romanzo autobiografico ma che coinvolge il lettore sin dalle prime pagine, mettendolo nelle condizioni di interrogarsi sulla propria vita. Per approfondire alcuni aspetti della sua prima opera siamo andati a trovarla. Paola ci accoglie idealmente nella sua casa di Desenzano del Garda.  Lo specchio del Lago di Garda, in questo inverno atipico, fa da testimone di un pomeriggio dove, a cuore aperto, l’autrice de “Il casolare sull’aia” opera prima di questa eclettica donna di origine mantovana, si è confidata per SULPEZZO.

Iniziamo proprio da qui Paola, la tua terra d’origine dove, non a caso, hai situato il “set” del tuo racconto. È questo il primo indizio autobiografico del tuo romanzo?

Si, perché “Il casolare sull’aia” esiste veramente ed è stato grande fonte di ispirazione per quanto riguarda la storia che ho voluto raccontare. Gli anni della mia infanzia e della mia adolescenza, trascorsi nella pianura padana mantovana, mi hanno lasciato ricordi meravigliosi ed indelebili quasi fossero un tatuaggio, tra questi, i momenti vissuti da piccola nel casolare, in compagnia dei miei bisnonni: quel casolare si chiamava “Gandina”.    

Parlare delle proprie emozioni, delle proprie esperienze intime non è facile.  Raccontarle riempiendo pagine di inchiostro intriso, permettici, di lacrime, non deve essere stato semplice, soprattutto per te che sei alla prima esperienza letteraria. Come hai vissuto questo momento della tua vita?

Sto vivendo un momento magnifico. Sono molto felice di ottenere tutti questi riscontri positivi e calorosi da parte dei miei lettori che mi confidano di essersi emozionati e di avere pianto pagina dopo pagina. Credo che tanti di loro si siano immedesimati in Stella e, forse, anche nella co-protagonista Dalila.

Nella tua biografia uno spazio importante è riservato alla musica (altro indizio).  La passione per la chitarra quando hai iniziato a coltivarla?

Ho sempre amato la musica, sono cresciuta in una casa dove la musica era presente e vibrante: entrambi i miei genitori, seppure di gusti differenti, ascoltavano dalla lirica alla classica, passando anche per i grandi cantautori italiani e non solo. Da allora, come allora, per me sarebbe inconcepibile trascorrere una giornata senza musica. Ho intrapreso gli studi di canto e di chitarra il giorno in cui essere soltanto un’ascoltatrice di brani non mi è più bastato.  Ringrazio i miei insegnanti che mi hanno spinta a comporre e scrivere, sollecitando la mia anima ad esprimersi.

Tu arrivi dal mondo finanziario, dove continui a passare buona parte delle tue giornate lavorative.  “Il casolare sull’aia” è stato un modo per “evadere” dalla quotidianità o sentivi proprio il bisogno di dare libertà ai tuoi pensieri ed alle tue emozioni?

Il mestiere che svolgo non concede spazio all’anima e alla vera espressione di sé: ritengo che la scrittura, più che un’evasione, oggi rappresenti la mia volontà di esprimere, finalmente, me stessa.

Torniamo alle tue passioni.  In fin dei conti suonare musica e scrivere sono due forme d’arte eccezionali e il tuo romanzo scorre come le note su uno spartito, mentre pizzichi dolcemente le corde proprio di una chitarra.  I silenzi, i piani ed i forti scorrono con incredibile ritmicità e le sequenze delle scene sollecita il lettore a stimolare il proprio stato emozionale.  Tutto questo è fantastico!

Ti ringrazio, questo per me è un grande complimento. Altre persone mi hanno fatto notare che c’è un che di musicale nella mia scrittura. Potrei dirti che questo romanzo è come se lo avessi composto in tempo ¾, tempo che amo perché incalzante. Il ritmo e la voluta semplicità di scrittura hanno rappresentato il mio tentativo di arrivare dritto al cuore dei miei lettori: ogni volta apprendere di esserci riuscita “è davvero fantastico”!   

È vero che presto presenterai un tuo disco con musiche e canzoni da te composte?  Dalle parole alle note il passo è breve. Di che genere ti occupi?

Alcuni miei brani sono disponibili su tutte le piattaforme musicali, scrivo soprattutto testi in lingua francese. La mia musica è Pop.  Ho un nome d’arte, ma di questo, magari, te ne parlerò un’altra volta…voglio che il mio romanzo si prenda tutto lo spazio possibile! 

Nella mia recente recensione pongo al lettore un quesito “Che cos’è la felicità”.  Nel tuo libro provi a raccontarla, ma il percorso per arrivarci spesso è irto di solitudine, di introspezione e di dolore.  Questo percorso complicato, per tua esperienza porta sempre alla felicità?  Stella sembra dimostrare che si può.

Come tento di spiegare nel romanzo, rimettersi in discussione, affrontare cambiamenti radicali e drastici può veramente portarci verso quella agognata felicità duratura.  Stella è fortunata perché riceve un grande aiuto, quello da parte dei suoi amati nonni che “tornano” al fine di indicarle la via e consegnarle la bussola. Per noi è più dura, dobbiamo fare tutto da soli: credo che la solitudine ed un passo indietro, possano aiutarci a focalizzarci e a condurci verso scelte più consapevoli. Si, credo che si possa davvero essere felici ma ci vuole tanto coraggio.  Credo, altresì, che valga sempre comunque la pena di provarci! 

Paola, leggendo il tuo racconto emergono anche i valori di un tempo che oggi sembrano spazzati via da una modernità che quasi si vergogna delle tradizioni e del fondamento della vita. Sei riuscita tuttavia ad “attualizzarli” nel personaggio di Stella che, dopo un percorso molto “materialista” riscopre il senso della vita quasi a voler indicare al lettore una “via di fuga” verso un mondo migliore.  Concordi?

Si, Stella riprende in mano la propria esistenza grazie agli insegnamenti ricevuti da piccola, recuperando in semplicità ed abbandonando uno stile di vita che, come spesso accade ad ognuno di noi, la imprigiona in una sorta di gabbia dorata dalla quale viene chiuso fuori ciò che, invece, renderebbe felici. Credo che rimanere autentici e fedeli a sé stessi, senza omologarsi alla massa, rappresenti il vero grande sforzo e quell’importante passo verso un’esistenza migliore.  

Un’ultima domanda, soprattutto per i tuoi entusiasti lettori che dopo “Il casolare sull’aia” forse si aspettano un sequel. Stella e Philippe potranno raccontare la propria storia attraverso la tua penna?

Al momento temo di deludervi in tal senso…sto lavorando al mio secondo romanzo popolato da nuovi personaggi e altri luoghi di ambientazione…una storia con un pizzico di mistery in cui i protagonisti saranno, soprattutto, i sentimenti che legano le persone per sempre.  

Il meriggio benacense va spegnendosi sul tramonto invernale tinto di un rosa intenso come la penna di Paola. La lasciamo, sorridente ed immersa nei suoi pensieri, dopo averci raccontato un po’ di sé e della sua prima “gemma” letteraria, dove i riflessi autobiografici l’hanno ispirata, in maniera vincente, dando alla platea letteraria un piccolo capolavoro di riflessioni ed emozioni. Due valori di cui oggi ancora di più abbiamo tutti bisogno, anche quando non abbiamo il coraggio di confessarcelo.  Paola Sbarbada Ferrari ci è riuscita, superando la sottile barriera che divide l’introspezione dall’apertura, coraggiosa, verso un mondo che sa ancora leggere il vero significato dell’amore e della semplicità.

 

Giuseppe De Carli

 

Related posts

Intervista, Davide Marchi esce con il suo nuovo album.

ARTICOLARTE

Un giovane e brillante artista della penna biro, racconta se stesso…

Diego Sommaripa, intervista all’attore e regista

Redazione

Lascia un commento