10 Maggio 2021

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Intervista a Giuseppe Lazzaro, che ci presenta DEL TEMPO E DELLA VERITA’

Giuseppe Lazzaro è nato a Massafra in provincia di Taranto. Di formazione classica è specializzando in Psicologia Clinica. E’un imprenditore e si occupa di formazione. E’un uomo sposato ed ha due figlie.

Si è molto occupatodi associazionismo e di relazioni d’aiuto in ambito esistenziale e sociale. Scrittore di saggi, poeta ed appassionato di filosofia e di teologia. Le ricerche di Giuseppe Lazzaro vertono su temi che riguardano le realtà psichiche come sviluppo omeostatico e adattivo della persona nel  proprio contesto sociale ed esperienziale.

 

 

Dove si può acquistare il libro

 

 

“Accostare il nostro Sè come la parte più intima di noi stessi accanto al nostro Sè spirituale porta fuori da una dimensione temporale fino a toccare la verità, la nostra intimità più profonda”. E’ una frase del suo libro che mi ha colpito molto, vuole approfondirla con noi?

Il nostro Sé è un’istanza psichica che ci appartiene profondamente. Il passaggio di accostamento alla spiritualità è di fondamentale importanza per una piena realizzazione della prioria esistenza, La spiritualità fa parte di noi e ci permette di assurgere i valori eterni alla nostra esistenza. La nostra spiritualità può trovare attuazione solo attraverso l’incontro con l’Altro. Ad esempio, quando noi viviamo l’esperienza dell’amore fuoriusciamo da una dimensione temporale per entrare nell’eternità. Il tempo noi lo intendiamo come un ticchettio di orologio e quindi siamo portati a pensare al tempo come quantità. In una relazione profonda con l’Altro, noi perdiamo la cognizione del tempo, proprio perché proviamo profondamente l’essenza del legame con l’Altro. E ‘questa la spiritualità. Quando parliamo di eterno, noi crediamo che sia una questione escatologica ma l’espressione della nostra spiritualità è più vicina a noi di quanto pensiamo. Il tempo relativo all’eternità ha una connotazione qualitativa. 

Cosa pensa personalmente del concetto di Giovanni Verga, riportato nel libro, che l’umanità cammina verso una meta lasciando dietro i più deboli?

L’arte narrativa del Verga consiste appunto nel cogliere questa legge eterna del progresso universale della vita e la lotta individuale di alcuni che si ribellano ad essa. La molla del progresso e spiegata materialisticamente secondo i criteri del determinismo naturalistico. Molte volte a scuola ci hanno letto questa massima di Verga: “Gli uomini sono fatti come le dita della mano: il dito grosso deve fare il dito grosso, e il dito piccolo deve fare il dito piccolo“. Anche se chi vince è il più forte e il più spietato non è necessariamente il più giusto. Quindi all’uomo non rimane che una vita immobile e rassegnata come lo stesso Verga sottolinea con l’ “ideale dell’ostrica” secondo il quale al gente è abituata come l’ostrica che vive fino a quando è attaccata allo scoglio e quando si stacca il mare come un pesce vorace la ingoia. Nella prefazione ai “Malavoglia”, lo scrittore siciliano mette in evidenza ancor più la condizione dolorosa e tragica della vita. Questo mi sembra un messaggio molto attuale e quello che cerco di scrivere nel mio libro è proprio quello di fermarsi a pensare dove stiamo andando. Oggi siamo tutti un po’ legati a questo ideale dell’ostrica e questo assume delle connotazione davvero tragiche e forti. Il mio invito nel libro è proprio quello di ritornare a riconsiderare l’essenzialità delle nostre vite.

Perché secondo Lei, è di fondamentale importanza dedicare il nostro tempo al gioco?

Il tempo del gioco è un momento di distensione. Siamo quasi a Natale e giocare in famiglia è uno degli aspetti più belle delle feste. Vorremmo non finissero mai questi momenti in cui non ci sono gli impegni di routine quotidiana. Il gioco è stato oggetto di studio di tanti psicologi. Penso a Piaget che ha accostato il gioco come momento di rappresentazione del mondo del fanciullo. I bambini mentre giocano formano il proprio linguaggio interiore ed io penso che mentre sono assorti nei loro dialoghi immaginari, non bisognerebbe mai disturbarli. Personalmente quello che faccio con le mie figlie e mettermi accanto a loro, prendere un pupazzetto ed iniziare a parlare. Sembra un fatto magico, loro non ci mettono molto ad entrare nel dialogo. I bambini possiedono il pensiero magico e della fantasia che noi abbiamo relegato ormai da tanto. Il gioco ci fa riscoprire questa dimensione.

Che cos’è quella che cita nel suo libro come “La paura della paura?”

La paura è un meccanismo di attivazione adattivo. Noi apparteniamo ad una specie che doveva difendersi dai pericoli ambientali. Io credo che con l’urbanizzazione degli ultimi decenni, la paura è come un’ombra che aleggia sulle nostre vite. La paura è un’emozione e noi quando siamo terrorizzati abbiamo proprio paura di sperimentare quel terrore che ci paralizza. La psicopatologia ci parla di ansia anticipatoria o di disturbi traumatici che provengono da forti periodi di stress. Il corpo e la psiche rispondono in maniera adattiva e noi, conoscendo l’emozione della paura vorremo non provarla mai. Noi abbiamo paura di sperimentare la paura come emozione terrorizzante.

Che cos’è la Fede per Giuseppe Lazzaro?

La fede per me è una relazione con la verità che emerge in un rapporto con gli altri. L’essenza della nostra vita la ritroviamo specularmente negli altri. Nessuno di noi è Dio ma ognuno di noi ha in sé la vita ed il soffio divino inteso come entità di Amore assoluto. La fede non è un rapporto schematico di peccato o di colpa, ci sarebbe un condizionamento. Va bene la religiosità ma deve essere solo un mezzo per sentire profondamente dentro se stessi l’amore che ci ha portato alla vita. La fede è un incontro tra l’essenza più profonda di noi stessi in relazione all’Altro.

Che cos’è l’immaginazione secondo il suo punto di vista?

Nella storia della psicologia si è scritto tanto rispetto all’immaginazione. Quello che ho compreso studiando i simboli che l’immaginazione è il linguaggio della nostra interiorità. Noi sogniamo per immagini e fantastichiamo attraverso le immagini. Per me, l’immaginazione è un motore psichico di primaria importanza che determina la nostra esistenza. Alcune prime tecniche psicoterapiche sono nate attraverso l’uso delle immagini. L’immaginazione dà vita alle immagini che provengono dalla nostra interiorità ed è attraverso le immagini che noi scopriamo la nostra interiorità. La storia dell’uomo si è nutrita di immagini, ci sono immagini dappertutto. Fa parte dell’uomo!

Perchè ha sentito l’esigenza di scrive questo libro?

Questo scritto parte da un evento personale. Ho perso una persona a me cara ed ho vissuto l’esperienza della malattia e della morte. Si tratta di mio padre ed era proprio un evento inaspettato. Negli ultimi giorni della sua vita mi chiamò e mi disse che aveva raggiunto una dimensione di pace. Psichicamente aveva accettato quello che stava vivendo ma la sua espressione mi incuriosì tanto. Oggi siamo un po’ tutti impegnati a non accettare il tema della morte come un evento legato al ciclo di vita. Mi venne in mente che noi scopriamo la verità della nostra vita, quando fuoriusciamo dalla dimensione temporale delle nostre vicissitudini. Siamo tanto presi dagli impegni che la vita ci sfugge e poi passa. In realtà abbiamo un tempo da vivere e cerchiamo di viverlo al meglio ma succede che non riusciamo a trovare la formula giusta per vivere serenamente. Noi scopriamo la verità delle nostre vite nel momento in cui riusciamo a dilatare il nostro tempo. Il lavoro che ho fatto in questo libro è cercare di comprendere come il tema del tempo ha incuriosito alcuni autori nel corso della storia. È un tema fortemente legato alla nostra esistenza e di questo ho scritto. Il libro passa da riferimenti a diversi autori fino ad arrivare a scherzare con i nostri modi di fare comuni. A tratti il libro diventa ironico, provocante ma porta ad una profonda riflessione di quello che è il senso delle nostre vite. Penso che ognuno di noi abbia la propria verità scolpita nel profondo e che ognuno di noi fermando il proprio tempo debba sentire di cosa si tratta e portarsi a progettare la propria esistenza come protagonista. Nel libro ho accennato al teatro greco quando il governo pagava le persone per andare ad assistere alle rappresentazioni. Questo permetteva una distensione di tipo sociale ed allentava i livelli di rabbi. Era un fatto politico ma a pensarci bene la visione di una storia rappresentata permette una catarsi ed uno sblocco emozionale. Questo oggi quando andiamo al cinema o quando andiamo a teatro. Le storie rappresentate prendono delle parti di noi e le rendono vive. È un momento in cui il tempo si è fermato, si è dilatato ed ha assunto una connotazione non di quantità ma di qualità. In queste occasioni scopriamo e ci confrontiamo con noi stessi e con le nostre verità.

Si scrive di più per se stessi o per chi ci legge?

Un libro è un ponte tra chi scrive e chi legge. In Italia negli ultimi anni si sta affermando la biblioterapia che è un modo per creare un confronto con la propria interiorità e permette uno scioglimento di nodi emozionali anche importanti. Un libro per me rappresenta una vittoria nel raggiungimento della libertà interiore.

Dove possiamo trovare il suo libro?

Il mio libro può essere ordinato in tutte le librerie italiane ed è disponibile nell’immediato. Può essere acquistato nei maggiori portali italiani di distribuzione libri: Amazon, IBS, Libreria Universitaria, Feltrinelli, Mondadori.ecc..

Giuseppe Lazzaro

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