18 Giugno 2019

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Innovazione e vivibilità, ICity Rate: a Napoli piccoli progressi

Torna anche quest’anno la classifica ICity Rate 2017, elaborata da FPA (ente che, tra l’altro, organizza Forum Pa a Roma, unendo pubblica amministrazione e imprese) sulla base di una vasta serie di indicatori, 113 in totale, che approfondiscono il comportamento delle città italiane in quindici dimensioni, dall’istruzione alla qualità dell’aria, dalla crescita economica alla legalità fino alla trasformazione digitale. Per Napoli, lo anticipiamo, le notizie non sono positive, seppur in miglioramento rispetto al precedente rapporto.

Napoli 82esima città d’Italia

Sui 106 Comuni capoluogo d’Italia, infatti, la nostra città si posiziona appena al posto numero 82, non riuscendo neppure a essere la prima del Sud: tra i centri meridionali, infatti, “vince” Cagliari, che si attesta alla posizione numero 47, e prima di Napoli si trovano anche Bari, Matera, Lecce, Potenza o, per restare alla regione Campania, Salerno, che invece raggiunge il gradino numero 79.

Passi in avanti, ma lenti

Andando a guardare in dettaglio le prestazioni partenopee, si nota innanzitutto che rispetto all’anno scorso è stato compiuto un piccolo, ma comunque significativo, passo in avanti: analizzando i dati provenienti da Istat, ministeri, aziende di servizi pubblici e rilevazioni interne, FPA ha infatti stabilito che Napoli ha migliorato di 7 posizioni la propria graduatoria, pur restando nelle retrovie a livello nazionale e a enorme distanza dalle città che guidano il Paese, Milano in particolare (che viene incoronata per il quarto anno consecutivo).

Ecco le luci di Napoli

Se questo è il quadro nero della città, quali sono però le luci che arrivano da questo studio? Presto detto: Napoli sale al 25esimo posto nazionale nella crescita digitale, un aspetto valutato analizzando la penetrazione della banda ultralarga, l’utilizzo di servizi online da parte dei cittadini, lo sviluppo di piattaforme di PA social, gli Open Data e il wifi pubblico. Positivo anche il comportamento nella mobilità sostenibile, soprattutto per quanto riguarda i provvedimenti legati alla limitazione del traffico (16esimo posto assoluto), la propensione alla mobilità collettiva (18esimo) e la pedonalizzazione urbana (settimo posto a livello italiano).

Le maglie nere della città

Ad affossare le valutazioni sul capoluogo campano sono una serie di fattori: Napoli è ultima in Italia per legalità e sicurezza e per il consumo del suolo e del territorio, con una poco onorevole maglia nera per ciclo del cemento (vale a dire numero di infrazioni accertate nella filiera edilizia) e gestione dei rifiuti (enumerate in base alle infrazioni rilevate dai report di Legambiente). Male anche sul fronte dell’illegalità commerciale (103esimo posto) e degli omicidi volontari (102esima posizione), mentre stupisce purtroppo poco il 104esimo posto per criminalità organizzata.

Gli allarmi sul sociale

La città giace in bassa classifica anche per aspetti sociali, come la lotta alla povertà, che ci relega al posto numero 99 (anche se nella sottocategoria della popolazione a rischio povertà ci sono stati segnali positivi, tanto che Napoli sale al 36esimo posto assoluto), mentre il disagio abitativo porta alla posizione 104 in Italia. Altri allarmi riguardano le tematiche giovanili, perché Napoli è quintultima per la cura dell’infanzia e anche sull’assistenza anziani c’è molto da lavorare, ma a preoccupare è la percentuale di early leavers, ovvero i ragazzi di età tra i 18 e i 24 anni che possiedono solo la licenza media e non frequenta università o altre attività formative: se ne conta il 24 per cento del totale, un dato che vale la 99esima piazza in tutta Italia.

Il mercato del lavoro preoccupa

Com’era facile intuire, le cose non vanno meglio quando si analizza il mercato del lavoro: la macrocategoria occupazione nel suo complesso porta Napoli al 95esimo posto, con alcuni indicatori da non sottovalutare, specialmente per quanto riguarda la partecipazione della forza lavoro (a Napoli lavora solo la metà delle persone in età 15-64 anni), la ricerca di occupazione (solo 4 persone attive su 10 cercano lavoro) e il lavoro nero, che supera il 21 per cento.

La strada da fare

È da questo che bisogna ripartire, provando comunque a migliorare per portare Napoli a un livello maggiore (e migliore) di vivibilità; anche negli aspetti positivi, ad esempio quello della penetrazione effettiva di Internet veloce, c’è possibilità di fare un passo in più. A Milano il numero di abbonamenti in banda ultra larga è pari al 9,5 per cento della popolazione residente -anche perché esiste anche una concorrenza più ampia sul fronte dei provider, come ad esempio Eolo con la sua offerta internet casa Wifi che invece al Sud ancora non è disponibile – mentre a Napoli questa percentuale si ferma a meno del 3 per cento.

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