25 Ottobre 2020

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Il cinema Arcobaleno chiude, “uno smacco per la cultura”

Nelle sale del cinema Arcobaleno si accendono le luci, il multisala vomerese chiude i battenti dopo 57 anni di attività. Dopo Roxy e l’Adriano adesso è il turno del multisala di via De Mura.

E’ un duro colpo per tutti gli amanti del cinema e dello spettacolo. Purtroppo come è successo per il Roxy e l’Adriano anche l’Arcobaleno dovrà lasciare spazio ad un supermercato. Ieri c’è stata l’ultima proiezione, e così anche i dipndenti, tre maschere e una cassiera, perderanno il lavoro.

Ancora una volta la cultura e lo spettacolo vengono messi da parte per lasciare spazio al consumismo e ad attività più redditizie.

Sull’argomento è intervenuto anche Gennaro Capodanno, presidente del comitato “Valori Collinari”: «Mi è stretto il cuore quando arrivati alle 22,45, con l’ultimo spettacolo appena iniziato, ho visto il personale che toglieva le locandine dalle vetrine – ha affermato Capodanno -. Solo allora mi è apparso in maniera incontrovertibile che forse non c’era più nulla da fare e che anche la sesta sala cinematografica, presente al Vomero dalla fine degli anni ’50, l’antico cinema Arcobaleno, originariamente denominato Stadio per la vicinanza dello stadio Collana, avrebbe chiuso per sempre».

Tanta l’amarezza di Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari, che proprio per ieri sera in occasione dell’ultima giornata di programmazione aveva lanciato sul social network Facebook al link https://www.facebook.com/events/668979313154879/ una manifestazione di protesta e di solidarietà alla quale avevano dato la loro adesione oltre 200 persone, lasciando tanti commenti finalizzati peraltro a scongiurare che al Vomero sorgesse al posto di un luogo di cultura e di aggregazione l’ennesimo supermercato o un parcheggio o una sala scommesse, come si vocifera da qualche giorno.

«Nonostante la serata fredda molti sono intervenuti, prendendo poi posto in sala per vedere gli ultimi film in programmazione – afferma Capodanno -. L’atmosfera appariva molto triste e rassegnata. Ho portato la mia personale solidarietà ai lavoratori, persone che da anni svolgevano la loro attività e che da oggi andranno ad infoltire la schiera dei disoccupati. Ma il problema non è solo questo, bisogna considerare anche l’indotto, le tante attività, principalmente bar e ristoranti nella zona, che traevano benefici dalla presenza di tante persone che si recavano al cinema».

«Nonostante avessi esteso l’invito a molti di essi – puntualizza Capodanno – ho notato che alla manifestazione di ieri sera non è intervenuto nessun rappresentante delle istituzioni. Peraltro in questi giorni, a parte le solite dichiarazioni di facciata, non mi risulta che ci siano state iniziative concrete per evitare l’ennesima chiusura di un importante punto di riferimento che rappresenta un pezzo di storia del quartiere».

«Se fosse stata approvata la proposta di legge regionale per la tutela e la valorizzazione dei locali storici,  presentata circa due anni or sono – ricorda Capodanno -, forse questa e tante altre attività storiche con oltre cinquant’anni di vita,  che nel frattempo sono scomparse, avrebbero potuto salvarsi. Invece la Regione Campania non ha ancora provveduto a varare una normativa che vige da lustri in gran parte delle altre regioni italiane. Così ogni volta che chiude un esercizio storico a Napoli si ripete il solito refrain della necessità di tutela, senza che però alle parole seguano fatti concreti».

«Ma non bisogna rassegnarsi – conclude Capodanno -. Ho già lanciato la proposta alle altre associazioni e comitati di zona di organizzazione per il prossimo fine settimana un flash mob per dire basta a questo stato di cose, per evitare un ulteriore depauperamento delle poche attività culturali e sociali presenti sul quartiere e per la salvaguardia degli esercizi storici, qui pochi ancora rimasti. Il mio auspicio è che la prossima volta siano presenti anche le istituzioni per dare risposte chiare e concrete alle istanze dei cittadini che temono che il Vomero possa perdere definitivamente la sua antica e tradizionale connotazione culturale e sociale per trasformarsi in un luogo d’affari o, peggio, del malaffare».

 

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