26 Giugno 2019

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cronaca

III Municipalità, alberi a rischio crollo a via Vecchia San Rocco

 Giuliana Di Sarno, presidente della Municipalità: “Quattro pini devono essere abbattuti dal primo ottobre. Quando si interverrà?”

 

Oggi si è tenuto un Consiglio della terza Municipalità sull’emergenza alberi pericolanti in via Vecchia San Rocco. A tutt’oggi, dal 16 giugno scorso, la strada resta ancora chiusa, con tutti i disagi che ne derivano. Ma soprattutto chi dovrebbe non interviene per procedere all’abbattimento dei pini ritenuti a rischio crollo, come già attestato dalla dettagliata relazione di un agronomo“. Lo dice in una nota Giuliana Di Sarno, presidente della terza Municipalità, che incalza: “Questa mattina avevamo convocato oltre ai proprietari del terreno che insiste sulla strada, anche i tecnici del Servizio Giardini del Comune, che non sono intervenuti. Di fatto cosa è emerso? Che i referenti del Parco Saia, una delle due proprietà interessate, hanno inviato atti e relazioni scritte agli uffici preposti del Comune, che il 15 ottobre scorso li ha invitati ad eliminare il pericolo, procedendo all’abbattimento dei pini pericolanti.

Ma di preparare anche una relazione paesaggistica in attesa del definitivo ok della Soprintendenza. Ebbene oggi siamo venuti a conoscenza del fatto che lo scorso primo ottobre, in occasione del vertice europeo della Bce, la questura aveva inviato una nota al Comune imponendogli l’abbattimento di quattro alberi per consentire il passaggio dei rappresentanti delle banche europee. Dunque ci domandiamo: perché fino ad oggi non sono stati abbattuti? Perché di fronte ad una relazione di esperti, che è stata stilata già due mesi fa, non si procede per eliminare il pericolo?

Intanto via Vecchia San Rocco resta una strada chiusa, dove sono morte tante attività commerciali, dove i bambini non possono passare per andare a scuola e dove i due lati della carreggiata sono diventati una discarica a cielo aperto. Chiediamo perciò ad horas al Comune e alla Soprintendenza di intervenire a tutela della pubblica incolumità“, conclude Di Sarno.

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