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Grumo Nevano, Assessore Carmela GIAMETTA REPLICA ALLE ACCUSE..”Avvertiamo la responsabilità delle parole che scriviamo, quando parliamo degli altri?”.

L’Assessore alla legalità dott.ssa Carmela GIAMETTA, ci ha fatto pervenire un comunicato stampa, per replicare alle affermazioni demagogiche e faziose, apparse nei giorni scorsi sui social media. Per  DIRITTO DI REPLICA riteniamo che sia giusto pubblicarlo.

COMUNICATO STAMPA del 16/05/2018
“Scrivo per spiegare le intenzioni del mio intervento in occasione dell’incontro “Solo per Giustizia” tenutosi il 14 maggio 2018 a Grumo Nevano presso l’Istituto “Matteotti-Cirillo”, scusandomi sinceramente per l’imbarazzo involontariamente determinatosi tra i presenti.
All’inizio della mattinata ho chiesto al Dott. Cantone se potevo fare una domanda relativa alla specifica situazione del Comune di Grumo Nevano con riferimento al paradosso che, pur impegnandoci con abnegazione nello svolgere le nostre mansioni di amministratori ci vediamo quotidianamente condannati dalla stampa ad essere ritenuti dei collusi che non hanno il diritto a svolgere la propria funzione al servizio della collettività.
La domanda era: “l’impegno che profondo quotidianamente senza risparmiarmi può essere inteso – a seconda di chi scrive – come una forma di connivenza o come un servizio disinteressato quale io voglio rendere a una comunità ferita, che a maggior ragione deve essere amministrata in attesa che la giustizia faccia il suo corso. Come fare a uscire da questo dilemma? Avvertiamo la responsabilità delle parole che scriviamo quando parliamo degli altri?”.
Nel porre la domanda non avevo nessuna intenzione di sottolineare il prestigio della mia carica né di sottoporre al Dott. Cantone il dilemma della mia presenza nell’esecutivo o di ottenere dal Presidente dell’ANAC, una legittimazione a continuare, semplicemente perché nessun dilemma mi attraversa né ho bisogno di una legittimazione a proseguire nel mio incarico, non avendo peraltro nessun dubbio in merito.
La domanda, volutamente retorica e sinceramente posta a servizio dei ragazzi, non riguardava il piano politico ma quello pedagogico. Voleva essere l’occasione per ribadire che i ragazzi possono sentirsi al sicuro nella loro comunità cittadina in mezzo ai “grandi” perché questi, adulti, docenti, genitori e amministratori non hanno bisogno di tacere, mentire, dissimulare ma sanno prendersi la responsabilità di quello che avviene e a testa alta sanno parlarne guardandoli negli occhi e impegnandosi insieme a loro nel costruire un mondo all’altezza dei loro sogni.
A scuola prima delle lettere, dei numeri, delle parole i ragazzi imparano ad essere sé stessi in società. Quale confusione può nascere in un ragazzo se a coronamento del suo impegno sulla legalità ha l’onore di incontrare il Dott. Cantone, ma gli adulti intorno a lui, alla vigilia di questo grande evento, scrivono che la sua venuta è un paradosso e che c’è qualcosa che forse il Dott. Cantone avrebbe dovuto sapere…mentre al suo arrivo applaudono raggianti come se nulla fosse?

I ragazzi hanno bisogno di realtà, di verità, di messaggi autentici e di testimoni credibili!
Cosa deve capire un ragazzo? Quante sono le realtà? Quale è la morale che la sottende?

Lo ha detto bene la ragazza intervenuta commuovendoci tutti: “sono una piccola scrittrice Dott. Cantone…voglio diventare come lei… quello che scrivo è diverso da quello che scrive lei…c’è un passato che vorrei cambiare ma il futuro deve ancora arrivare…”.
I ragazzi ci chiedono ogni giorno di rispondere di quello che vedono e sentono. Essi percepiscono quanto è confuso e imperfetto il mondo di noi adulti, che ci imbattiamo – anche quando non lo vogliamo – in mille contraddizioni.

I ragazzi educati alla verità saranno adulti capaci di scegliere, capaci di riconoscere le bugie, capaci di stare nella complessità e nella diversità delle versioni e delle opinioni perché sapranno averne di proprie.

Danilo Dolci, poeta e maestro, ha scritto versi memorabili sul rapporto dell’educazione con la verità:

“C’è pure chi educa, senza nascondere l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni sviluppo ma cercando d’essere franco all’altro come a sé, sognando gli altri come ora non sono: ciascuno cresce solo se sognato”.

La domanda voleva essere un’occasione per mostrare ai ragazzi che non devono aver paura di dire quello che succede, di porsi delle domande, di avere dei dubbi, che se qualcuno dovesse dire loro “tutte chiacchiere” devono ribellarsi perché non è vero e quel qualcuno sta rubando, non solo a loro ma a tutte le persone perbene, l’innocenza, i sogni e con questi il futuro.
Alla mia domanda il Dott. Cantone, per nulla imbarazzato, è riuscito ad avere la meglio sulla mia emozione e su quella dei docenti che, non conoscendomi, hanno temuto una strumentalizzazione politica dell’evento e ha risposto sottolineando il primato della coscienza come strumento per discernere la legalità e la trasparenza delle nostre azioni. Ognuno di noi, in qualunque contesto vive, deve legittimamente impegnarsi con tutto se stesso e nessuno può ritenere di avere degli alibi per derogare alla sua personale responsabilità.

Grazie all’impegno della Preside Giuseppina Nugnes, dei docenti, dei ragazzi abbiamo partecipato ad un momento straordinario che non ho mai inteso sciupare neanche per un attimo.

Il mio grazie più sentito va ai ragazzi e al momento finale in cui hanno messo in scena il dialogo su Don Pino Puglisi.

Papa Francesco nel ricordarlo il 25 maggio 2013, giorno della sua beatificazione, ha detto:
“Don Puglisi è stato un sacerdote esemplare…Educando i ragazzi secondo il Vangelo vissuto li sottraeva alla malavita e così questa ha cercato di sconfiggerlo uccidendolo. In realtà però è lui che ha vinto con Cristo risorto”
I ragazzi raccontandoci la vita di Don Pino ci hanno messo nel cuore il fuoco della responsabilità nei confronti di noi stessi, degli altri, dei gesti che facciamo, delle parole che diciamo e scriviamo.

La legalità è responsabilità.
Siamo responsabili dell’amore, della fiducia e della speranza che immettiamo nel mondo, siamo responsabili dei giudizi e delle condanne che comminiamo senza averne titolo, siamo responsabili del bene che nascondiamo e di quello che strumentalizziamo trasformandolo quotidianamente nel suo contrario solo per celebrare noi stessi e distruggere l’altro.

Chiedo infine scusa anche al Sindaco D’Aponte. Non volevo metterlo in imbarazzo, al contrario volevo sottolinearne l’impegno e l’abnegazione. Non ho mai pensato di lasciare l’assessorato e continuo pertanto il mio lavoro al servizio della comunità grumese con entusiasmo e responsabilità ringraziandolo ancora per la fiducia che mi ha accordato.”

Dott.ssa Carmela Giametta
(Assessore alla legalità)

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