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Europee: PD al 40,81%. Renzi: vittoria storica

Grillo, opposizione sempre più forte ed efficace.

Niente più alibi sulle riforme. Il pensiero di Matteo Renzi, l’indomani delle elezioni europee, è chiaro. L’obiettivo del premier è “rispondere alla richiesta di cambiamento dell’Ue che è arrivata forte e chiara dalle urne”.
La convinzione che è il momento di cambiare è molto forte in tutte le istituzioni europee”, risponde Renzi a chi gli domanda se la politica della Merkel cambierà. E allora non basta tentare di nominare un italiano al vertice delle istituzioni Ue (ipotesi “ragionevole”, afferma Renzi) ma bisogna correggere la politica di rigore consentendo ad esempio di tener fuori gli investimenti dal patto di stabilità e aprendo così la strada a “un’operazione keynesiana straordinaria in 5 anni da più di 150 mld” per opere pubbliche e politica industriale.
In Italia intanto, dopo la “sbornia” di voti, il Pd si risveglia primo come non mai, in preda a quella che su Twitter viene ribattezzata una “febbre a 40″. Mai nella seconda Repubblica un partito aveva toccato il 40,81%.
Il M5S, le cui piazze piene avevano alimentato la speranza del sorpasso, si ferma a 21,16%, circa 4 punti in meno delle politiche. I pentastallati non hanno goduto di buona stampa in questa campagna elettorale. Inoltre il rifiuto di ogni compromesso con la politica della maggioranza ha eroso il numero delle preferenze dei 5 Stelle. Beppe Grillo, dopo aver mimato una pugnalata al cuore, ha ammesso: “Abbiamo perso. Siamo oltre la sconfitta. Arriverà il tempo delle 5 Stelle”, promette il leader del Movimento, nell’annunciare “un’opposizione sempre più forte ed efficace”.
I forzisti di Berlusconi (al minimo storico al 16,82%) blindano il terzo posto, mentre Ncd-Udc entrano nel parlamento europeo per un soffio, con il 4,38%.
Ma una vittoria tanto ampia consente a Renzi ogni iniziativa politica. “Le riforme si faranno”, scommette Renzi, che ne parla al telefono anche con il presidente Giorgio Napolitano. Il premier non solo non intende “mollare di mezzo centimetro”, ma vuole “accelerare” i tempi della già fitta agenda e correre: dall’Italicum al superamento del Senato (per il quale, afferma, “siamo a un passo dalla soluzione”), dalla riforma della P.a. a quella del lavoro.
Intanto Berlusconi rilancia: “Siamo decisivi: senza FI non ci sono numeri” per le riforme. Ma poi chiama Renzi per rassicurarlo sulla tenuta del patto del Nazareno.

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