18 Febbraio 2019

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Editoria, braccio di ferro tra PD e M5S

Ieri il partito di Matteo Renzi ha presentato in Commissione cultura della Camera il ddl editoria

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Se non lo avesse fatto il 28 settembre in Aula sarebbe stata votata solo la proposta di legge dei pentastellati per l’abolizione dei finanziamenti all’editoria. Dunqur entra nel vivo la battaglia parlamentare, tra Pd e Movimento Cinque Stelle, sul tema dell’informazione.

Il ddl dei democratici prevede che il Governo sia delegato ad adottare misure di sostegno indiretto all’editoria con «incentivazione fiscale degli investimenti pubblicitari».

Inoltre l’articolo 3 prevede di «rendere l’accesso ai prepensionamenti per i giornalisti più uniforme alla normativa generale in materia e a razionalizzare la composizione e le attribuzioni del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti» con decreti legislativi informati ad alcuni «principi e criteri» come la «ridefinizione dei requisiti di anzianità anagrafica e contributiva» e la «razionalizzazione delle competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e riduzione dell’attuale numero dei componenti fino a un massimo di diciotto consiglieri». Altra novità è lo stop dei contributi ai giornali di partito.

Altre aspetti della proposta Pd sull’editoria riguardano nuove regole sulla proclamazione degli stati di crisi mentre sono ridefiniti “i requisiti di anzianità anagrafica e contributiva per l’accesso ai trattamenti di vecchiaia anticipata” (oggi  fermi a 58 anni di età  e a 18 anni di versamenti previdenziali).  Sono “razionalizzate le competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti con la riduzione dell’attuale numero dei componenti fino ad un massimo di diciotto consiglieri, di cui due terzi giornalisti professionisti e un terzo pubblicisti”.

Il testo del ddl, ispirato alla riorganizzazione avviata dal governo, prevede, tra l’altro, la revisione dei criteri per i contributi e norme per la distribuzione. Il governo, presente in commissione con il sottosegretario all’editoria Luca Lotti, ha preso atto della presentazione del ddl.

Per Raffaele Lorusso (segretario generale della FNSI): “La proposta di riforma targata Pd rappresenta un passo in avanti nel tentativo di affrontare compiutamente le criticità del sistema e di porre le basi per il rilancio. Il settore nel suo complesso ha bisogno di risposte in tempi brevi. Bene legare le provvidenze all’occupazione regolare”. La sintesi delle misure di sostegno: esclusa dai benefici la stampa di partito.

Il Movimento Cinque Stelle, lo scorso 15 settembre, aveva annunciato l’arrivo di un ddl per abolire del tutto i finanziamenti pubblici. “Nel 1935, al fine di integrare le imprese editoriali nell’ideologia del regime il fascismo istituzionalizzò l’ente nazionale cellulosa e carta, la cui attività tendeva essenzialmente allo sviluppo autarchico del mercato interno delle materie prime, mediante sovvenzioni volte ad integrare il prezzo della carta destinata alla produzione di giornali quotidiani” aveva scritto il deputato Giuseppe Brescia sul blog di Beppe Grillo. “L’ente è stato poi soppresso nel ’94 – continua il post – ma i soldi ai giornali sono continuati ad arrivare regolarmente e sempre in maggiore quantità. Pensate, solo tra il 2003 e il 2015 sono stati stanziati complessivamente circa 1,5 miliardi di euro in favore degli editori”.

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