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Ecco un’altra star che prenderà parte sul blu carpet del cinema internazionale Cristina dell’Anna

 

Cristiana dell’Anna a #Giffoni54 il 20 luglio!
🎞️ Talentuosa e versatile, ha conquistato l’attenzione del pubblico con l’interpretazione decisa e sorprendente di Patrizia nella serie Gomorra. Dotata di un’estrema sensibilità, trasferita con passione nei ruoli che ha fatto suoi nel tempo: la sua straordinaria Luisa De Filippo nell’opera Qui rido io di Mario Martone le è valsa una nomination nel 2022 come Miglior Attrice non protagonista ai David di Donatello. Con Cabrini, il biopic sulla religiosa e missionaria Maria Francesca Cabrini, continua a dimostrare il suo straordinario talento, guadagnandosi l’ammirazione degli spettatori internazionali.

Tra un impegno di lavoro e l’altro raggiungiamo in videochiamata l’attrice del momento, Cristiana Dell’Anna, appena tornata dal’America per promuovere il film di Alejandro Gomez Monteverde dove interpreta Francesca Saverio Cabrini, missionaria religiosa, soprannominata “patrona degli emigranti” perché inviata a New York da Papa Leone XIII alla fine dell’800 per assistere le ondate di immigrati italiani che si riversavano su Ellis Island.

Provata dell’estenuante tour promozionale in giro per gli Stati Uniti, da New York a Los Angeles, da Miami a Philadelphia e tante altre metropoli americane. “Sono davvero molto stanca e il jet let che purtroppo si fa ancora sentire” ci risponde ancora in viaggio verso la sua Toscana dove vive in campagna con suo marito  “e con due cagnoni belli grandi che hanno bisogno di tanto spazio”.

Quindi ha abbandonato la sua Napoli? 

Il mio rapporto con la città è sempre bellissimo. Ci torno ogni volta che riesco. Però, ovviamente, per il tipo di lavoro che faccio è difficile restarci, sono sempre in giro. Ho un rapporto complicato con i limiti, con tutto ciò che ti costringe a stare fermo da qualche parte o a definire la tua identità in un certo modo. Non appartenere necessariamente a un luogo ma essere figlia del mondo per me ha più senso, ha più valore. Los Angeles, Roma, la Toscana, Napoli, Londra, sono tutti luoghi del cuore per me, ma non saprei più dire da dove vengo.

Qual è il limite che le ha fatto dire “basta, devo cambiare”?

Ce ne sono stati tanti. Penso, ogni cinque anni, di non assomigliare mai a me stessa, di essere sempre una persona diversa. C’è stato per esempio un momento della vita in cui ho sofferto l’altezza. Non erano delle vertigini in sé per sé perché, se soffri di vertigini, ne soffri anche salendo su una scala. In me c’era qualcosa di diverso, atavico. Forse, le paure della vita si sono manifestate tutte in questa fobia di trovarmi magari su un balcone, e avere paura di cadere giù. Quindi mi sono detta di doverla superare. L’ho fatto con il mio viaggio di nozze in Sud America, in cui io e mio marito abbiamo fatto le cose più paurose possibili.

Per esempio?

Abbiamo fatto la Ruta della muerte, scalato Machu Picchu, tutti luoghi pieni di strapiombi in cui dovevo per forza guardare giù. Mi veniva sempre in mente la canzone Mi fido di te di Jovanotti che dice “la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare”. E lì mi è passata la paura.

Quanto ha influito avere accanto la persona amata? 

Tutto! Ha significato ogni cosa. La mia vita è cambiata in maniera radicale quando ho incontrato Emanuele, perché l’approccio alla mia vita era molto serioso, forse anche troppo. Avevo creato un’armatura contro tutto e tutti, perché mi sentivo sempre un po’ minacciata dalla possibilità della sofferenza, del pericolo, di dover lottare sempre sola. Quando ho incontrato mio marito, invece, è cambiato tutto: lui è una persona positiva, che mi ha fatto fare un cambio radicale nella visione del mondo. Ha una fiducia tipica di persone della gioventù, di quando sei spensierato, di quando non hai incontrato le difficoltà ancora della vita. E da quel momento è andato tutto meglio, immediatamente.

Anche la Toscana è stata una scelta per amore?

Mio marito è di Pozzuoli, ma ha studiato e lavorato a Siena per tanti anni. Io avevo sempre avuto il sogno della campagna e la Toscana un po’ mi chiamava. E poi, ho cani grandi che hanno bisogno di spazio, e Roma e Napoli non erano l’ideale.

Cristiana Dell'Anna

Cristiana Dell’Anna

Com’è una sua giornata tipo in campagna?

Bellissima. Se avessi più tempo mi dedicherei anche all’orto, ma le piante sono come i figli, ci devi stare dietro costantemente. Se non lavoro mi sveglio all’alba, tra le sei e mezza e le sette e la prima cosa che faccio è stare con i miei cani. Poi faccio da mangiare, un’ora di yoga e vado a fare una passeggiata in montagna con i cani di un’ora, un’ora e mezza. Quando rientro inizio con le cose noiose, tipo guardare le e-mail. E poi mi occupo della casa.

Sa cucinare?

Mi piace farlo, secondo me ci sono cose che so fare piuttosto bene e sto imparando tanta cucina vegana. Ma non so fare i dolci.

Piatto forte, quando vuole fare bella figura?

Mi faccia pensare… le patate alla Lidia: con la cipolla, tagliate sottili, che vengono morbide ma vanno un po’ “arruscate” ai lati, in padella.

Tornando al suo rapporto con Napoli. I suoi primi lavori hanno tutti a che fare con Napoli: Un posto al sole e Gomorra. Non ha avuto il timore di essere etichettata come l’attrice napoletana per le storie napoletane?

Sì, e c’è gente che vede solo quello di te. Però, per esempio: c’è un film su Prime, Tensione superficiale di Giovanni Aloi, che ho girato sempre all’inizio, dove invece interpreto una donna del nord. Per dire che ho fatto anche cose che non sono napoletane, è solo che sono cose che le persone non conoscono, meno popolari.

Cristiana Dell'Anna
Vuole dare luce a chi non ne ha avuta, o ne ha avuta poca: le donne. «Il contributo femminile alla storia è stato oscurato e spesso il credito l’hanno preso gli uomini» dice Cristiana Dell’Anna, 38 anni, appassionata e determinata quando sostiene la necessità di una nuova narrativa,ancora carente.La strada è lunga e, spiega, le disparità di genere anche nel suo mestiere restano fortissime.

Per le crisi amorose, l’aiuto arriva da Platone

Una marea. Quando ho un problema, cerco gli autori che hanno trattato quel tema. Per le crisi amorose, mi sono rivolta al Fedro di Platone e a Le cose dell’amore di Umberto Galimberti. I miei insegnanti sono stati sempre gli scrittori, forse anche per un senso di solitudine che ho provato fin dall’infanzia e che mi spingeva a trovare conforto nella letteratura.Penso a I turbamenti del giovane Törless di Robert Musil, ma anche ai racconti di Arthur Conan Doyle. L’ultimo saggio che ho letto è quello di Giorgio Agamben Che cos’è reale?, sulla scomparsa di Ettore Majorana.

Quindi nel tempo libero legge e lavora nei campi. C’è spazio per altro?

No, ma vorrei tornare a cavallo. Dopo l’incidente ho sempre avuto paura ma mi piaceva molto, mi sentivo libera.

È vero che vuole arrivare agli stessi livelli di Totò, Pino Daniele, Sophia Loren?

Si può sperare che sia così, non si può programmare. Sarebbe bellissimo se potessi diventare uno dei volti in cui Napoli si identifica. Napoli è una patria che mi porto sulle spalle, un peso e un fiore all’occhiello. Come ha scritto Konstantinos Kavafis nella poesia La città ,«non troverai nuove terre, non troverai altri mari».

Il suo sogno? Cantare, lo faccio solo sotto la doccia, ma vorrei qualcosa che mi metta alla prova.Quando ero piccola fingevo di stringere un microfono e cantare. Il mio sogno proibito è un musical

Cristiana Dell’Anna, attrice divenuta famosa grazie al ruolo di Patrizia Santoro in Gomorra, ha interpretato Madre Cabrini nel film internazionale «Cabrini» uscito sugli schermi statunitensi l’8 marzo con un box office di 16,8 milioni di dollari. «Era una donna fragile, ma con una grande forza di volontà e questo è quello che mi ha attratto nel copione», ha dichiarato  a «The View» della Abc l’attrice 38enne che ha dato il volto alla prima santa americana emigrata nel 1889 dall’Italia: «Aveva ideali e valori altissimi che ha sempre difeso. Una forte visione di quello che la societa’ avrebbe dovuto essere. E ovviamente una straordinaria fede in Dio. Era una suora e aveva scelto la fede».

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