29 Novembre 2022

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cronaca

D’Angelo sulla madre che accoltella il figlio disabile: «Segno di solitudine e di assenza di welfare. Sarebbe un errore qualificare come gesto folle un vuoto di 23 anni»

Napoli – «è un segnale di solitudine e di vuoto, il gesto della mamma che ha ucciso ad Afragola il figlio disabile: l’atto estremo di un isolamento personale e sociale di cui le istituzioni non possono non farsi carico». A parlare è Sergio D’Angelo, direttore del gruppo di imprese sociali Gesco e già assessore alle Politiche sociali del Comune di Napoli, per anni in prima linea nelle battaglie a difesa della spesa sociale e del welfare. «Senza volere esprimere alcun giudizio di merito su questa drammatica vicenda di cronaca, dobbiamo tuttavia constatare che non può essere solo un gesto dettato dalla follia ma che, piuttosto, è la conseguenza della mancanza di una rete di protezione sociale adeguata. È evidente che è il risultato di 23 anni di stanchezza e di solitudine. Essere mamma non può in alcun caso significare doversi da sola fare carico della vita del proprio figlio; a maggior ragione quando si tratta di un ragazzo disabile, con l’evidente necessità di un sostegno quotidiano e di competenze e risorse che non sempre possono essere presenti all’interno del nucleo familiare». «Episodi come questo – conclude D’Angelo – rimettono al centro del dibattito pubblico non solo il problema dell’assenza dei servizi ma la questione, forte, della presa in carico delle persone con difficoltà, che in un Paese civile deve essere fatta con mezzi , risorse e competenze adeguate».

Ida Palisi– ufficio stampa Gesco

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