26 Giugno 2019

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opinione

Da che parte sta Renzi?

Nelle ultime settimane il Parlamento italiano è impegnato ad approvare in tempi da record una nuova legge elettorale. La tanto vituperata legge, soprannominata dal suo autore “Porcellum”, sembra intoccabile, soprattutto nella parte che impedisce la scelta diretta dei candidati attraverso le preferenze. Anzi, dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale ritorna peggiorata. La carica di novità che Renzi aveva assicurato all’Italia, giorno dopo giorno si trasforma in un nuovismo ipocrita. Il sindaco di Firenze, infatti, che aveva costruito la sua campagna per la segreteria del Pd, prima contro Bersani e poi contro Cuperlo, sul ripristino delle preferenze e contro ogni forma di “inciucio”, si è recentemente accordato con B., non tenendo ovviamente conto dell’imbarazzo dei gruppi parlamentari democratici, su una proposta di legge elettorale che non ripristina le preferenze, ma anzi riduce le liste bloccate a soli sei nomi. Non solo, porta la soglia del premio di maggioranza per le coalizioni al 37,5% e alza lo sbarramento al 4.5% per i partiti che si presentano collegati ad altre liste. Tenuto conto che su questi ultimi due punti si può discutere, è lecito chiedersi: questa nuova legge elettorale chi favorisce? Renzi è stato capace di ricompattare il centrodestra in una settimana. Il decreto salva-Lega, per superare lo sbarramento nelle regioni del Nord, e il rientro di Casini, ha portato il centrodestra a essere favorito nei sondaggi. E il centrosinistra che dovrebbe portare Renzi a Palazzo Chigi? La proposta di legge elettorale così com’è non porterebbe nessun alleato del PD a entrare in Parlamento. SEL e la piccola galassia dei partitini a sinistra del PD non hanno speranza di entrare né di offrire una valida possibilità alla coalizione di centrosinistra di poter raggiungere la soglia del premio, cioè il 37.5%. Secondo gli ultimi sondaggi il partito di Renzi non può farcela. E’ dunque lecito chiedersi se l’atteggiamento del sindaco di Firenze nasconda una strategia che non abbiamo colto, oppure si stia rispolverando la vecchia vocazione maggioritaria veltroniana dell’uomo solo al comando, vocazione che consegnò a Berlusconi nel 2006 la più schiacciante vittoria sul centrosinistra della Prima Repubblica. In entrambi i casi la risposta sarà deludente. Inoltre continua l’offensiva contro Letta che sta lentamente lacerando l’elettorato del Pd. Certo è che da Renzi gli elettori democratici si aspettano qualcosa di più e di diverso.

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