25 Giugno 2022

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Piazza Tienanmen - Tank Man
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Quel che resta di Tienanmen

Sono passati circa ventisei anni dalla sanguinosa repressione dai tumulti di piazza Tienanmen a Pechino. La Cina è sempre più “vicina”, i suoi rapporti con l’Occidente, sempre più stringenti, la vedono spesso in una posizione di forza. Eppure sul fronte interno, per il nostro sguardo di occidentali, sembra essere cambiato poco.
Cosa resta di piazza Tienanmen?

La vicenda, che è stata definitala più grande protesta politica nella storia della Cina comunista ha luogo nella primavera del 1989 e comincia come una spontanea espressione di cordoglio per la morte dell’ex capo del Partito Comunista Cinese e leader riformista Hu Yaobang. Tuttavia, ben presto evolve in una manifestazione politica di insofferenza verso il clima dittatoriale e la corruzione della Repubblica Popolare Cinese.

Alla richiesta di democrazia di cui i manifestanti, con in testa gli studenti dell’Università di Pechino, si fanno portavoce, viene contrapposta una dura repressione militare, fortemente caldeggiata da Deng Xiao Ping, capo de facto del PCC e del governo cinese dal 1978 al 1992.

La notte tra il 3 e 4 giugno i carri armati entrano a Tienanmen e le truppe aprono il fuoco sui civili inermi. La protesta viene soffocata nel sangue e comincia una sistematica damnatio memoriae da parte delle autorità cinesi.

Tuttavia, un simbolo della rivolta, del coraggio e dell’opposizione alla tirannia è nel gesto eroico di un giovane cinese inerme che oppone unicamente se stesso al passaggio dei carri armati.
Il giovane, chiamato The Unknown Rebel o Tank Man (Rivoltoso sconosciuto o Uomo del Carro Armato), è passato alla storia grazie alle fotografie ed ai filmati che lo hanno ripreso esattamente il 5 giugno 1989.
Gli autori delle fotografie più note sono Jeff Widener di Associated Press (che lo fotografa dal sesto piano dell’Hotel di Pechino), Stuart Franklin della Magnum Photos che grazie a questo scatto finisce nella rubrica “Le 100 foto che hanno cambiato il mondo” della rivista Life, Arthur Tsang Hin Wah di Reuters e Charlie Cole di Newsweek, che grazie all’immagine si aggiudica il World Press Photo.
A differenza di quella di Xu Qinxian, il generale alla guida del carro armato bloccato, che è stato espulso dal partito e da Pechino, detenuto per cinque anni ed esiliato a Shijiazhuang, la sorte di Tank Man resta un mistero. E probabilmente è l’epilogo più adeguato per la protesta che ha riunito un’intera generazione intorno all’idea della democrazia possibile, che è stata quindi un atto corale e collettivo.

Nel manifesto passato alla storia come Dichiarazione degli studenti, i manifestanti scrivono:

«Questo paese è il nostro paese. Questa gente è la nostra gente. Questo governo è il nostro governo. Se non facciamo qualcosa, chi lo farà per noi? Benché le nostre spalle siano ancora giovani ed esili, e benché la morte sia per noi un fardello troppo pesante, noi andiamo. Dobbiamo andare. Perché la storia ce lo chiede».

Quel che resta di Tienanmen non è un eroe solitario, ma il simbolo evidente del Coraggio, della Speranza e della Appartenenza.

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2 commenti

mammaliturchi 5 Giugno 2015 at 16:10

Cosa resta di Tienanmen?una popolazione di sfruttati senza età, ammazzati dall’inquinamento e derisi dall’umanità come “fabbrica del mondo”, ma con un PIL annuo del 10%…un po’ triste come esito, no?

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Susanna Crispino 5 Giugno 2015 at 16:23

Sicuramente è triste che la Cina sia allo stesso tempo un paese ricco e un simbolo di oppressione, e che tante persone abbiano perso la vita a piazza Tienanmen. Tuttavia raramente la strada verso il riconoscimento di diritti e libertà è piana e senza sangue. Il giovane Rivoltoso sconosciuto è diventato un simbolo per chi, in Cina come altrove, la segue con sacrificio. Nessuna censura ha potuto farci niente, l’immagine del suo coraggio è un sprone alla lotta per chi è oppresso e sfruttato. Non credi che questa sia l’eredità migliore che Tienanmen potesse lasciare?

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