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CLASSICO CONTEMPORANEO – Monica Pinto ed Ernesto Nobili cantano e suonano Napoli “In due”

CLASSICO CONTEMPORANEO

V EDIZIONE

Chiostro del Convento di San Domenico Maggiore

Napoli

La magica voce di Monica Pinto e la chitarra di Ernesto Nobili, insieme per cantare “In due” i capolavori della musica Napoletana

sabato 11 agosto 2010 ore 21:30

MONICA PINTO

IN CONCERTO

IN DUE

CANZONI NAPOLETANE

FRA TRADIZIONE E MODERNITA’

 

voce Monica Pinto

chitarra Ernesto Nobili

 

“In Due” segna il ritorno alla collaborazione della cantante Monica Pinto con il chitarrista Ernesto Nobili, che dopo anni di lavoro comune all’interno del gruppo Spaccanapoli, prodotto dalla Real World Records di Peter Gabriel, con cui si sono esibiti nei principali festival folk, rock e jazz del mondo e in numerosi tour mondiali, oggi costituiscono un inedito duo di voce e chitarra che esplora, in maniera personalissima ma sempre rispettosa, il repertorio classico napoletano che va dalla seconda metà dell’800 fino ai primi decenni del ‘900, ricordando i più grandi compositori, come Di Giacomo, Bovio, Russo, Costa, Viviani e molti altri.

Gli originali, a volte minimali, arrangiamenti per chitarra di Ernesto Nobili, incontrandosi con la vocalità intensa e passionale di Monica Pinto, creano un codice nuovo, che pur guardando incessantemente al linguaggio classico tradizionale, include sonorità più legate alla modernità. Dai brani più noti, come “Era de Maggio”, “Canzone appassionata”, “Passione”, “Bammenella”, a quelli meno conosciuti, come “Napulitanata” e “Ll’ultema tarantella”, tutti appaiono insieme antichi e rinnovati, ma sempre portatori di una storia inestimabile.

La conclusione del concerto sovverte la rotta, con un brano napoletano contemporaneo “Vesuvio”, che il duo ha eseguito con Spakka-Neapolis55 sui palcoscenici di tutto il mondo e con cui ha partecipato al film “Passione” di John Turturro. Questo brano, oltre ad avere per i due esecutori un importante valore simbolico, forse ben incarna l’evoluzione della canzone napoletana, ma soprattutto esprime la complessità di una città che da sempre convive con l’incanto e con il dramma al contempo.

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