25 Giugno 2022

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cronaca

Città della Scienza, “l’accordo impedisce il recupero dell’arenile”

La denuncia del comitato “Una spiaggia per tutti”.

Il comitato “Una spiaggia per tutti” denuncia che l’accordo per ricostruire Città della Scienza siglato giovedì scorso impedirà il recupero dell’arenile di Coroglio-Bagnoli a spiaggia pubblica. “Questo patto viola tutte le norme urbanistiche e di tutela ambientale e paesistica sull’area; così il Sindaco contraddice la sua ordinanza del 3 dicembre e straccia la delibera popolare per la spiaggia pubblica firmata da 13 mila cittadini ed approvata il 25 settembre 2012 dal consiglio comunale”. Il comitato, ricordando poi che Città della Scienza da vent’anni non ha il certificato di bonifica e andrebbe chiusa immediatamente per principio di precauzione, promette battaglia: “Promuoveremo azioni presso i tribunali, in Parlamento e nelle piazze; Città della Scienza deve andarsene dalla spiaggia pubblica”.

Il comitato “Una spiaggia per tutti” afferma che l’accordo per ricostruire Città della Scienza stabilito giovedì scorso a Roma dal sindaco di Napoli con la fondazione Idis è un atto gravemente lesivo dell’interesse pubblico, in netto contrasto con gli strumenti urbanistici comunali e le norme per la tutela paesistica ed ambientale del litorale di Bagnoli-Coroglio. Riedificare in loco gli edifici bruciati, con un nuovo Accordo di Programma, significa derogare per la terza volta dai piani urbanistici al solo fine di favorire gli interessi privati della fondazione Idis, come già è avvenuto nel 1997 e nel 2003; significa autorizzare di fatto la permanenza di tutte le strutture che attualmente occupano l’area destinata a spiaggia, a partire dal fatiscente borgo di Coroglio (per cui già esiste una disposizione comunale del 2005 che rinvia il suo trasferimento a quando avverrà quello di Città della Scienza); significa cedere al ricatto della lobby politica che sostiene Città della Scienza, capitanata da SEL e PD, contraddicendo l’ordinanza del 3 dicembre scorso con cui lo stesso Sindaco intimava a Città della Scienza di chiarire finalmente se le aree da lei occupate fossero state o meno effettivamente bonificate.

“Siamo all’assurdo: il Ministero dell’Ambiente ha attestato che Città della Scienza ospita da vent’anni milioni di persone, per gran parte bambini, in aree prive del certificato definitivo di bonifica e la magistratura deve ancora individuare i mandanti e gli oscuri interessi che si celano dietro l’incendio di questa struttura” affermano Aldo Velo e Massimo Di Dato, portavoce del comitato; “Ma invece di fare chiarezza sulle responsabilità di questi fatti gravissimi e chiudere immediatamente Città della Scienza in base al principio di precauzione, si pretende di ricostruire fronte mare un volume edilizio di 100mila metri cubi e compromettere irrimediabilmente il recupero del litorale; e questo senza nemmeno verificare i danni ambientali provocati dal recente incendio, come chiede un nostro esposto-denuncia che il Ministero dell’Ambiente ha sfacciatamente ignorato.”

 

Un anno fa oltre 13mila napoletani hanno firmato una delibera d’iniziativa popolare, poi approvata a stragrande maggioranza dal consiglio comunale, perché tutto il litorale fosse destinato a spiaggia pubblica. Oggi, afferma il comitato, “il sindaco straccia quella delibera, offendendo la democrazia, i cittadini e lo stesso organo deliberativo cittadino. Con quale faccia poi Stato e Regione Campania sborsano altri 40 milioni di euro per Città della Scienza, gia acquistata, ristrutturata e sovvenzionata con un fiume di denaro pubblico, quando lo stesso Stato ha decurtato di 50 milioni di euro un’operazione molto più importante come la bonifica del litorale e dei fondali marini? e quando Fintecna, la holding controllata dal Ministero del Tesoro che ha ereditato dall’ex IRI le aree Italsider ed Eternit, rifiuta illeggittimamente di rimuovere la colmata a mare e pretende dal Comune di Napoli 60 milioni di euro per cedergli aree ancora inquinate e nella cui bonifica non ha speso un soldo?”

“Metteremo in atto tutto quanto è nelle nostre possibilità perché questo accordo sciagurato non si traduca in un atto amministrativo,” concludono Velo e Di Dato; “Appoggiamo pienamente le azioni legali che Italia Nostra Campania ha preannunciato sabato scorso ed abbiamo già contattato alcuni parlamentari disponibili ad affrontare la questione presso le istituzioni nazionali. Già da questa settimana e nelle prossime saremo in piazza con altri gruppi ed associazioni per informare e mobilitare i cittadini contro gli scempi che si stanno preparando sul nostro territorio. Se vogliono la guerra, siamo pronti a farla”.

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