Con riferimento alla chiesa del Carmine di Casoria, di proprietà dell’Arciconfraternita della SS. Trinità di Casavatore (e non, come purtroppo erroneamente si crede, dell’Arcidiocesi di Napoli), dopo tante critiche ed accuse — formulate forse in modo un po’ frettoloso e senza prima acquisire dati e documenti — è opportuno fare chiarezza ed iniziare a fornire, a quanti come noi desiderano ardentemente che la chiesa venga riaperta al pubblico e al culto, alcune informazioni molto importanti; informazioni la cui fondatezza proveremo con la successiva ed ulteriore pubblicazione di atti e documenti, nella speranza che si spengano tensioni e polemiche che non giovano a nessuno e che si comprenda, finalmente, che siamo tutti dalla stessa parte, a favore cioè del definitivo recupero di questo gioiello di fede e cultura.
Si continua ad affermare, infatti, che non trapelano notizie in merito a cosa stia accadendo in questa chiesa, con ciò ammantando di mistero — e soprattutto sospetto — le attività che gravitano attorno ad essa; la stessa commissione comunale d’inchiesta viene spesso presentata come un organo “inquisitore”, nominato per scovare e punire malefatte e mala gestio e non come un ordinario istituto di accertamento amministrativo.
Ebbene, dinanzi alla durezza di certi toni, che feriscono chi invece, al contrario, sta alacremente operando per restituire la chiesa alla liturgia e alla gente, è forse necessario ricordare che un semplice “accesso agli atti” avrebbe rivelato che:
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L’Arciconfraternita proprietaria della chiesa, ente ecclesiastico operoso ma economicamente assai modesto, non potendo sostenere la ristrutturazione statica e architettonica di un edificio antico e inagibile, lo affidò in comodato al Comune di Casoria affinché potesse utilizzare risorse (anche europee) per rimetterlo in sesto e sottrarlo ad un declino altrimenti inesorabile.
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Il Comune di Casoria accettò la sfida e, nell’interesse della comunità, riuscì a inserire una prima riqualificazione della chiesa nei fondi FESR 2014/2020.
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Il progetto esecutivo venne approvato con determina dirigenziale n. 152 del 24.1.2023 e furono stanziati due capitoli di spesa:
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704.075,53 euro dal FESR 14/20 per il recupero del tetto, del coro ligneo e della cripta;
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268.558,64 euro dal FSC 2021/2027 per il recupero della sacrestia e la creazione di un nuovo ingresso da Piazza Cirillo, che consentirà l’accesso alla cripta e al coro restaurati.
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Il Comune di Casoria beneficia inoltre dei fondi regionali PRIUS (Programma di Rigenerazione Integrata Urbana Sostenibile) e ha annunciato l’intenzione di destinare parte di tali risorse al restauro della navata centrale o almeno alla sua messa in sicurezza, per consentire il ritorno delle attività pastorali e liturgiche.
Come anticipato, l’Arciconfraternita si propone di documentare a breve tutto questo percorso con fotografie ante e post lavori, estratti del progetto esecutivo, relazioni tecniche, saggi della Soprintendenza e rendiconti economici.
Sarà così evidente a chi legge con spirito aperto e costruttivo che la chiesa del Carmine non è affatto un luogo misterioso, ma un esempio virtuoso di cooperazione pubblico-privata che sta restituendo alla comunità casoriana un prezioso sito di fede e arte, altrimenti destinato all’abbandono.
L’invito, quindi, è ad abbandonare polemiche e divisioni, a sostenere il programma di recupero e a verificare autonomamente — tramite accesso agli atti o documenti pubblici — la veridicità di quanto dichiarato, pregando affinché quest’opera di rinascita possa completarsi con la definitiva riapertura della nostra amata chiesa del Carmine.
Il Priore e Legale Rappresentante
Prof. Angelo Barbato

