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Cattiverie a domicilio una commedia arguta colma di intrighi

Cattiverie a domicilio un bel film fatto molto bene .Olivia Colman e Jessie Buckley ( una vera sorpresa per me ) duettano in una commedia graffiante acuta sulla faticosa strada dell’ emancipazione femminile.  Rimarca il movimento delle suffragette  dei primi del 900. La chiusura delle persone bianche sia verso il genere femminile, perché ritenuto inferiore, capace solo di riassettare casa cucinare e poco altro, sia il non concepire  il “potere” di  donne di colore all’interno dell’arma  sarà per il capitano della stazione di polizia un duro colpo da accettare quando si rende colpo che l’agente Moss, donna di colore che con le sue intuizioni   dimostra non solo che le donne di colore hanno cervello, ma anche che da quel momento andrebbero ascoltate di più, perché non hanno nulla di diverso dagli uomini bianchi.  Nel 1922 a Littlehampton la routine di una piccola cittadina viene sconvolta da una serie di lettere anonime oscene e cariche di insulti, indirizzate a Edith Swan. È una donna devota, cristiana, la sua fama di rettitudine e impeccabilità morale la precede. Tutto il contrario della sua vicina di casa Rose Gooding, immigrata irlandese vivace, ribelle e anticonformista. Sarà lei la prima sospettata, e subito arrestata, come autrice delle anonime missive. Sarà vero? A fare luce sulla vicenda, una giovane poliziotta poco rispettata, che insieme alle donne di quartiere si impegnerà a scoprire la verità. Una commedia a tratti misteriosa  fa notare ad un occhio esperto che  la strada più facile da percorrere non è  quasi mai quella giusta da percorrere per  arrivare alla risposta di  un enigma. Due personaggi drammatici, resi più interessanti che mai non solo dall’abile scrittura, ma anche dalle titaniche performance degli attori Timothy Spall e Olivia Colman. Quest’ultima offre l’ennesima prova d’attrice maiuscola, riuscendo perfettamente a calarsi nei panni di una donna repressa, che trova una via di sfogo nell’amicizia inattesa con la vicina Rose Gooding. Rose è un personaggio-chiave, rappresenta la forza vitale che viene da fuori, un’immigrata irlandese con tanto di figlia al seguito, sboccata, anticonformista, ribelle, pronta a scoccare freccette sulla testa degli uomini, non certo a farsi comandare da loro.

Anche Jessie Buckley sfoggia una memorabile abilità recitativa, è perfetta nel dare corpo e grinta alla vera “outsider” della storia, una donna moderna, imperfetta, ritenuta “sbagliata” da tutti, eppure profondamente autentica. Il suo modo di vivere decisamente agli antipodi dell’apparente rettitudine di Edith insospettisce, tuttavia, il padre di quest’ultima, che la ritiene colpevole delle anonime sconce missive che gli arrivano in casa. Il sospetto diventa automaticamente accusa ed Edith viene incarcerata.

Qui la commedia si mischia prima con la “detection”, poi con il “legal movie” quando Rose dovrà affrontare il processo. Scene drammatiche si alternano a continui spunti di leggerezza, cesellati di ironia pungente e scorretta. Nel mirino della sceneggiatura c’è soprattutto l’ottusità e l’arroganza degli uomini del tempo, determinati a considerare le donne “di serie b”, mortificandone aspirazioni e talenti. Questa pellicola è  l’ennesima dimostrazione che i film inglesi hanno quel che in più rispetto a tutti gli altri.  Rispetto a quelli americani  che sono fatti per arrivare ad un pubblico più di cassetta o a quelli italiani, che solo adesso stanno dimostrando di poter competere, se non si pensa ai grandi capolavori del cinema italiano ovviamente che hanno fatto la storia e insegnano la risata.

 

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