9 Luglio 2020

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Cafiero: “Un bel suono dice tutto”

Dinamismo fantasioso, sound internazionale, ricerca del riff giusto e testi sinceri che confermano l’identità dell’artista che prosegue il suo emozionante percorso cantautorale con la pubblicazione di “Cafiero Music Pen Drive”. Un lavoro particolare in cui Cafiero, oltre all’inserimento di brani inediti, ripercorre alcune delle tappe della propria carriera.

Cafiero, cosa ti ha spinto a pubblicare il nuovo lavoro discografico in formato pen drive?

Innanzitutto trovo che sia un formato fisico originale e moderno. Su questa scelta ha inciso anche l’aver riflettuto tanto sul sistema musicale digitale che offre a tutti, a basso costo, l’opportunità di essere presenti online ovunque ma che sminuisce e sfrutta il lavoro artistico di chi produce perchè non c’è rientro economico del proprio investimento. Viviamo in tempi dove la gente non è più abituata all’ascolto paziente e, avendo tutto a portata di mano, non si dà importanza a ciò che ha e la massa è anche abituata a “skippare”, ad andare avanti senza riflettere. Io ho voluto fare un passo “indietro” puntando ad lavoro più artigianale dove la condivisione è solo il passaparola. Prima di tutto lascio libera la scelta di ascoltarmi veramente, fregandomene un po’ delle regole attuali e del poter essere ascoltato da tutti. Inoltre sto anche vivendo un periodo dove il “tutti” non mi piace e l’essere per pochi ma buoni mi fa sentire fuori da un sistema musicale moderno che non gradisco. Praticamente mi tiro fuori da solo e in effetti i miei nuovi brani non sono stati sottoposti all’ascolto di discografici o di radio e per il momento non mi interessa.

A quale inedito presente in “Cafiero Music Pen Drive” sei più legato e per quale motivo?

Credo all’ultimo “Ti guardo ancora un pò” perché è nato esclusivamente da sentimenti spontanei e sinceri per il prossimo e non a caso è stato utilizzato per promuovere la campagna di sensibilizzazione per la raccolta fondi destinata alla Regione Puglia e alla Protezione Civile Nazionale per contrastare il Covid-19. In un’atmosfera di fratellanza con la band, uniti dal desiderio di fare qualcosa di più concreto ed utile per chi lotta in prima linea per il bene di tutti e lontano da “balconate” o dirette ossessive e compulsive (che nel periodo di lockdown sono anche servite per offrire un po’ di compagnia), siamo riusciti a realizzare a distanza un brano per promuovere una giusta causa.

Qual è il filo conduttore dell’intero progetto?

La voglia di essere libero musicalmente da etichette e dai limiti dettati dal sistema. Non a caso il progetto include più lavori (ep, album, singoli e progetti) e non ho pubblicato il classico ep o cd, ecc..

Quali sono gli elementi che contano di più nella tua musica?

Il suono è ciò che mi interessa di più. Un bel suono dice tutto.

La prima volta che hai imbracciato una chitarra quanti anni avevi?

Undici anni.

Quante chitarre possiedi?

Una ventina.

La musica è una scelta professionale o di vita?

Prima di vita e poi diventa una professione senza rendersene conto, con tanta passione e spirito di sacrificio.

Cosa ti hanno lasciato in eredità i progetti a cui hai preso parte e le esperienze con i nomi noti della musica italiana?

Tantissime cose che ad elencarle potrei scrivere un libro.

E’ più semplice quando si lavora singolarmente oppure in gruppo?

In gruppo tutto viene meglio, da soli si crea una scintilla ma per il resto servono persone valide e idee diverse.

La più grande ambizione?

Essere d’esempio per altri musicisti e non solo… Dare a loro la forza per riuscire in ciò che credono.

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