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Boemia Il popolo scomparso – recensione

BOEMIA: dalla disperazione alla speranza

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La storia ci insegna che i “corsi ed i ricorsi” fanno parte del percorso dei popoli. Quando queste vicende, ai più sconosciute, emergono attraverso un libro, esse assumono il sapore della scoperta e della riflessione. Questo avviene con il libro “Boemia”, sapientemente realizzato da Dario Colombo, giornalista di grande esperienza e, ovviamente, amante della storia.

Il racconto, incalzante, drammaticamente realistico nella descrizione degli eventi più crudi e delicato nell’analisi dei personaggi principali, trasporta il lettore nel clima di guerra vissuta in particolare da chi al fronte non andò, ovvero donne, bambini ed anziani. L’esodo forzato di un’intera valle, quella di Ledro – al tempo dei fatti (1915) situata in territorio austro-ungarico – verso una meta sconosciuta e lontanissima, ci mette davanti al dramma in un intero popolo costretto ad abbandonare tutto nel volgere di una notte.

La vera e propria “deportazione” di oltre 100.000 persone ricorda quella ancor più drammatica che sarebbe avvenuta qualche decennio dopo con la shoah, attraverso le fredde pareti di anonimi carri ferroviari, “traghettatori infernali” di anime, di famiglie, di affetti, verso un destino ignoto e violento. La migrazione del popolo della Val di Ledro (ma la storia ci dirà che si verificherà lo stesso movimento dal Veneto e dal Friuli), giustificata dalla necessità degli austriaci di “mettere al sicuro” questa gente inerme dall’imminente invasione dell’esercito italiano, procurerà un trauma senza fine.

Qui emerge tuttavia la forza interiore, fatta di valori, fatta di regole non scritte, di una vita contadina semplice ed allo stesso tempo, preziosa. guidata dai protagonisti. Cecilia, maestra del paese, da un sacerdote autentica guida spirituale, Don Vigilio, e da una famiglia nobile della Boemia che scoprirà, dopo un’iniziale diffidenza, la grandezza e la dignità di queste persone piombate nella loro vita agiata nonostante gli stenti di una guerra già estesa.

Il racconto storico si intreccia poi nel romanzo d’amore che si dipana parallelamente alla speranza di ritrovare gli uomini disseminati nei campi di battaglia, con un finale che lascia sospeso il futuro della giovane maestra Cecilia, grande donna ma resa fragile da un cuore che è costretto a vivere emozioni forti e discordanti.

Un’opera, quella di Colombo, vividamente attuale, dove viene evidenziata la cultura dell’accoglienza, l’inutilità della guerra che spezza legami e cambia per sempre le vite di chi la subisce, la semplicità di sentimenti che sta diventando merce sempre più rara. Un ritorno al passato che sembra essere la ricetta dell’autore, capace di intrecciare le vite stravolte di contadini dall’animo retto con la brutalità e la violenza che riescono a combattere non singolarmente ma come comunità. Ed alla fine sapranno farsi accettare anche dai boemi, inizialmente restii.

Un romanzo senza tempo, dunque, che non può non portare a profonde riflessioni anche su quanto viviamo nei nostri tempi.

Giuseppe De Carli

 

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