Posted On 24 luglio 2017 By In opinione With 85 Views

Bagnoli, i dubbi dei comitati sull’accordo per la riqualificazione

Da Massimo Di Dato, portavoce dell’Assise Cittadina per Bagnoli e del comitato “Una spiaggia per tutti”, riceviamo e pubblichiamo

Gentile direttore,

malgrado il Comune abbia ottenuto alcune modifiche del Programma di rigenerazione urbana presentato da Invitalia il 6 aprile 2016, in sé positive (sostanzialmente, l’arretramento semitotale di Città della Scienza, le indicazioni sulla spiaggia pubblica, la salvaguardia del parco verde dagli interventi edificatori previsti da Invitalia), l’insieme delle scelte contenute nell’accordo configura un quadro preoccupante con numerose criticità.

  1. Il Comune depotenzia pesantemente il ricorso pendente alla Corte Costituzionale sul “mancato coinvolgimento dell’ente comunale” determinato dall’art. 33 dello SbloccaItalia: è difficile pensare che il giudizio della Corte sulle obiezioni del Comune, peraltro già circoscritte da come l’Avvocatura comunale le ha formulate ed il Consiglio di Stato parzialmente accolte, non risentirà dell’accordo raggiunto con Governo e Regione. Con questa mossa, si rinuncia a difendere fino in fondo le proprie ragioni e si accetta l’impalcato istituzionale dell’articolo 33, quindi il controllo del Governo e di Invitalia, che detiene anche la proprietà dei suoli ex IRI, su tutte le fasi di definizione ed attuazione degli interventi urbanistici.
  2. L’accordo non contiene finora alcuna garanzia sostanziale sui finanziamenti pubblici per realizzare la bonifica e le attrezzature collettive; viceversa, a fronte di vaghi impegni governativi ad allocare progressivamente nella legge di stabilità le risorse necessarie, si precisa fin dalle prime pagine che questo è un punto critico da cui dipende l’attuabilità, in tutto o in parte, delle azioni previste. Restano inoltre in piedi i Bagnoli Bonds, ossia l’emissione di titoli finanziari a valere sulla proprietà delle aree ex IRI per reperire sul mercato privato dei capitali le risorse necessarie a ripagare i creditori di Bagnoli Futura, nonché parte delle spese per gli interventi urbanistici; con tutto quanto ne deriva sul piano del condizionamento economico delle scelte attuative.
  3. Tutta la trattativa è stata svolta senza concordare con la città i punti di lavoro (su cosa non si tratta; su cosa si tratta ed in che misura) né aggiornarla sugli sviluppi, informandola sbrigativamente degli esiti all’ultimo momento. I riferimenti al coinvolgimento che dovrebbe avvenire nei passi successivi (definizione del piano di rigenerazione urbana ed approvazione delle relative varianti urbanistiche in consiglio comunale) ben difficilmente potrà recuperare il gap determinato da questa procedura, che sovraimpone i contenuti fondamentali dell’accordo; il piano di rigenerazione urbana verrà approvato in cabina di regia con le modalità previste dallo SbloccaItalia, costituendo variante automatica agli strumenti urbanistici vigenti e relegando il consiglio comunale ad un ruolo consultivo;
  4. E’ stato effettuato un compromesso che prevede l’insediamento alberghiero/portuale di lusso a Nisida e la spiaggia pubblica, che costituisce il principale nodo critico sul piano delle scelte insediative. Il primo intervento è di rapida ed agevole realizzazione: non si richiedono azioni di bonifica né nuove edificazioni, trattandosi sostanzialmente di riqualificare le strutture esistenti. Il secondo appare più distanziato ed incerto nel tempo, richiedendo complesse ed onerose opere attuative (bonifica del mare, rimozione della colmata, opere di ripascimento e difesa dell’arenile dall’erosione marina). Il previsto porto di 20 ettari, pari a 30 campi da calcio ossia a quasi mille posti barca, difficilmente non avrà pesanti ricadute sulla balneazione, sia per la produzione di inquinanti che per il confinamento dei bagnanti in una fascia di sicurezza a 150/200 metri dalla riva. Si preordina così la privatizzazione della riserva naturale di Nisida, finora salvaguardata dalla presenza del riformatorio, da sempre obiettivo della classe politica ed imprenditoriale napoletana; già prefigurato l’anno scorso da Invitalia ed oggi agevolmente realizzabile, dato l’impianto centralistico determinato dal commissariamento, tramite accordo di vertice col Ministero di Giustizia. Verrebbe insomma minato sia il valore sociale che quello ambientale della proposta sostenuta con la delibera “Una spiaggia per tutti” del 2012. A questo proposito rileviamo sia l’assenza di un riferimento esplicito nell’accordo della delibera in questione, rispetto alle dimensioni della spiaggia ed al suo carattere pubblico (riferimento che invece ci era stato garantito dal Comune), sia il mantenimento di una consistente volumetria ad uso commerciale, ricettivo e residenziale sul lungomare, che i vigenti strumenti urbanistici viceversa azzeravano.
  5. La formulazione dell’accordo è piena di rinvii a successivi studi, formulazioni ambigue, clausole di flessibilità, che non paiono garantire nemmeno gran parte degli obiettivi pure definibili come ‘positivi’; inoltre il dimensionamento delle funzioni non viene localizzato, neppure a livello di massima, e resta un’incognita pesante sulle infrastrutture di trasporto su ferro.
    Ciò che appare, superata una prima, superficiale impressione favorevole, è che con questo accordo l’amministrazione comunale abbia concesso molto per ricavare poco, assumendo il ruolo di vittima consenziente in un clima di ricatto operato dal Governo sul complesso della sua azione. E’ da vedere se la città, a partire dai movimenti, saprà reagire o si adagerà nella illusione di una “vittoria parziale”. Da parte nostra, abbiamo chiesto al Sindaco di restituire la parola ai cittadini ed indire un referendum consultivo sui contenuti dell’accordo; richiesta sulla quale da settembre avvieremo una campagna incentrata sui nodi di metodo e merito stigmatizzati.

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