10 Maggio 2021

SULPEZZO.it
interviste

Anna Cimenti ci parla di “After the rain”, il suo ultimo album.

Anna Cimenti nasce il 12 aprile 1968 in un ambiente familiare dove musica e arte sono “linfa vitale”. Da una parte gli zii paterni, che sono amanti di musica operistica, dall’altra i nonni materni che, da ragazzi, hanno fatto parte di una compagnia teatrale dialettale (all’epoca era una rarità, si parla del periodo prima della seconda guerra mondiale). 

All’età di sette anni inizia a studiare pianoforte e, nonostante sia molto giovane, le viene riconosciuta una dote naturale . 

A ventitré anni consegue il diploma di pianoforte al Conservatorio “A. Pedrollo” di Vicenza, a cui fa seguito un anno di approfondimento di pianoforte jazz sotto la guida del Maestro Paolo Birro.

Ma un’altra passione sarà determinante nella scelta del suo percorso artistico, un talento che le consente di esprimere al meglio se stessa e un bisogno irrefrenabile di cui non puo’ piu’ fare a meno: l’arte del canto.

Una voce particolare che fin da bambina sprigiona un suo carattere gioioso e un’energia infinita. Un’anima piena di vitalità e positività, ma che ha bisogno di essere indirizzata.

Anna è una ragazza curiosa e appassionata e questo la spinge a studiare la musica seriamente prendendo due strade parallele: il jazz e la lirica.

Frequenta Masterclass con insegnanti stranieri tra il 1992 e il 2004 (Sheila Jordan, Jay Clayton, Mark Murphy, Nancy Marano, Vivian Lord-Aldge, Rachel Gould, Kate Baker, solo per citarne alcuni) e all’età di ventotto anni supera l’esame di canto lirico inferiore in Conservatorio studiando prima come privatista all’Istituto Manzato di Treviso, sotto la guida di Elisabetta Tandura e poi sempre da privatista con Elisabetta Battaglia.

Canta come solista in gruppi di vario genere dal  pop (LENONO, gruppo al femminile, HEARTLY HEAVEN, brani inediti) al blues-rock di Robben Ford (POLLO BAND) al soul funky di Chaka Khan , Aretha Franklin e funk anni 70/80 (SIFASOUL) all’acid jazz degli Incognito (BLACKJAM). La sua voce viene apprezzata anche nel campo della musica Dance e incide brani per etichette indipendenti e non (GENERAL RECORDS, Verona; MEDIA RECORDS, Brescia; PROPRIO RECORDS, Milano; STUDIO BWL, Milano; ZIIOZOO PRODUCTIONS, Modena; UNITED STUDIOS, Udine). E’ fermamente convinta che tutte queste esperienze daranno vita ad un’artista completa e poliedrica, ma è lo studio che la rende competente in tale campo.

I numerosi viaggi all’estero fanno parte del suo carattere curioso verso l’ignoto (New York, Londra Amsterdam, Monaco,Tour del Messico, San Diego, Salisburgo,Vienna Singapore,Tour della Malesia,Tour dell’Australia,Tour dell’Egitto) e aprono la sua mente piu’ di ogni altra esperienza.

Venuta a conoscenza del Metodo Monari (Bologna), nel 1998 consegue il diploma di terapista frequentando il centro e ispira a quest’ultimo il suo metodo di insegnamento lavorando sulla struttura muscolare, sciogliendo tensioni che bloccano l’uso corretto del corpo . Sempre alla ricerca di nuove tecniche vocali ,approda alla Mixed-Voice durante il Congresso “Voce Pura”nell’aprile del 2018 a Verona, tecnica che semplifica l’ impostazione della voce sia per l’insegnante che per l’allievo.

Prosegue l’insegnamento collaborando con diverse scuole di musica ma nel 2012 da vita all’Associazione Note Vocali e con essa organizza spettacoli per i suoi allievi per introdurli professionalmente nel mondo dello spettacolo .

Durante questo periodo abbastanza lungo si assenta dalle esibizioni live e diventa mamma di due bellissimi bambini.

Nel Novembre del 2018 ritorna alla musica e, dopo una Masterclass con il Maestro Barry Harris a Bologna, capisce che l’insegnamento non e’ più sufficiente a colmare il vuoto creato dalla sospensione delle performance live e spinta dal riconoscimento del suo talento da parte di una figura così autorevole ritorna a cantare con formazioni jazz.

Nell’Agosto 2019 registra il suo primo disco jazz intitolato “After the rain” supportata da un gruppo di amici musicisti e comprende che “non si tratta più di un puro e semplice ritorno, bensì di un esserci definitivamente”.

Noi l’abbiamo intervistata.

Hai utilizzato un criterio in particolare nella scelta dei brani per “After the rain”?

Come hai scelto i brani del tuo nuovo album per farne delle cover?

La scelta dei brani e’ avvenuta quasi naturalmente da sola. Volevo un album in cui fossero contenute le mie emozioni e il mio carattere, a volte profondo a volte leggero e solare.

Appena ho chiarito dentro di me l’indirizzo musicale da scegliere mi sono ricordata di alcuni pezzi già preparati in passato e particolari come “Black Coffee”, ”Like a Lover”, ”Come rain or come shine”, ”It might as well be Spring” nei quali mi trovavo più a mio agio e a loro ho aggiunto ascolti recenti che mi hanno colpito per il tema trattato , come “Strange fruit” e “Four women”, oppure la profondità emotiva di “Inside a silent tear” e ”Ask me now”.

Ci sono alcuni momenti nel tuo lavoro durante i quali hai dato spazio all’improvvisazione? 

Se sì,…quanto spazio le hai dedicato?

Gia’ in partenza il mio pensiero era di comunicare stati d’animo vissuti nel passato. Quando canto un pezzo l’improvvisazione melodica mi viene naturale e non riesco mai a ripeterla nello stesso modo se lo ricanto. L’improvvisazione jazz intesa come  scat invece l’ho voluta decisamente limitare ad un solo pezzo, intitolato “Devil may care” , nel quale ci sono alcuni scambi con il batterista. Non perché non mi piaccia ,ma  perché  non volevo dimostrare niente ne’ a me ne’ ai miei ascoltatori. Essere semplicemente me stessa in tutto e per tutto.

In questo disco si è creato un’intesa artistica con Massimo Tagliata. Cosa ti ha spinto a 

scegliere la sua collaborazione?

L’incontro artistico con Massimo Tagliata e’ avvenuto durante la Masterclass di Barry Harris a Bologna nel Novembre 2018 da cui e’ nata una bellissima amicizia.

Lo stimo molto come persona e come musicista, quindi mi sono totalmente affidata a lui sicura che sarebbe stato in grado di seguire la mia anima accompagnandomi divinamente. E così è successo.

Parliamo degli altri collaboratori che ti hanno accompagnato in questo tuo sogno musicale.

La scelta dei musicisti è avvenuta , come per Massimo Tagliata, per affinità elettiva. Musicisti con una sensibilità vicina alla mia. Parlo di Massimo Turone, contrabbassista eccezionale di lunga esperienza, Oreste Soldano, batterista elegante e raffinato e Pietro Mirabassi, figlio d’arte, sassofonista tenore che trasmette un calore e un’energia particolari che partono dal Cuore.

Il brano “Four women” invece ha ospitato tre voci incredibili di varia provenienza:  Sonia Cavallari e Grazia Donadel ( jazz performers ) e Linda Gambino (funk soul performer ).

Hai iniziato a suonare il pianoforte a sette anni. Ma perché hai deciso di mettere le mani proprio su una tastiera? 

Sei figlia d’arte?

La scelta è stata un po’ guidata inizialmente , quando i miei genitori hanno acquistato il primo pianoforte e hanno osservato chi si avvicinava di più. Abbiamo preso lezioni di pianoforte in tre sorelle ma solo io ho continuato nonostante fossero anche loro portate.   Io spesso parlo di incoscienza , quella che mi ha guidato verso i primi esami, dopodiché anche i miei insegnanti hanno insistito perché io proseguissi visto che musicalmente ero portata.

In casa i miei genitori amavano molto ascoltare la musica, specialmente l’Opera, e nelle riunioni familiari , con i parenti da parte paterna, si finiva spesso a suonare e cantare tutti insieme le arie più conosciute.

Ma anche i miei nonni materni da giovani avevano frequentato una compagnia teatrale dialettale in cui si erano conosciuti e i miei stessi genitori cantavano nel coro della chiesa come solisti. Sono figlia di un’arte trasmessa con passione, un’arte da condividere con chi vuole trarne beneficio.

Quali sono i passaggi del tuo percorso artistico che definisci  come più importanti per la tua crescita?

Sicuramente gli anni di studio del pianoforte sono stati i più importanti.  Acquisisci una disciplina per prepararti sia alla performance che agli esami, passaggi importanti. Nel momento in cui ti esponi al pubblico tutte le tue fragilità vengono alla luce e piano piano riesci a comprenderle e ti rafforzi interiormente.

Hai collaborato con buona parte dei musicisti della scena internazionale girando il mondo in lungo e in largo.

Quanto ti è servito artisticamente, chi ti ha lasciato di più il segno tra i musicisti coi quali hai avuto la possibilità di collaborare o conoscere artisticamente?

Ognuno ha qualcosa da trasmetterti, le collaborazioni sono importanti per questo. Ma le più apprezzate sono state quelle avute con artisti e scuole americane , perché hanno un’umiltà e un desiderio di trasferire la loro conoscenza che è impareggiabile.

Ultimo tra questi il maestro Barry Harris, una persona che è la storia della musica jazz ,sia come musicista che come didatta.

Anna Cimenti, puoi offrire ai lettori una descrizione di “After the rain”, e della sua storia di nascita? 

“After the rain” nasce dopo un periodo di pausa dalle scene musicali e rinnova l’eterna passione che non muore mai , neanche se tu l’hai relegata in fondo al tuo cuore e hai pensato che fosse un capitolo chiuso della tua vita. Più la tieni nascosta e più lei irrompe e richiede attenzione.

Nell’album ci sono sentimenti di tristezza ,malinconia, rabbia ma anche di dolcezza ,leggerezza e speranza ,infatti l’ultimo brano del disco si intitola “Sunny” come celebrazione di una nuova vita, una nuova partenza.

Pensi che il “prodotto discografico” sia ancora ambito dagli amanti della musica?

Ognuno di noi deve seguire le proprie idee al di la’ del beneficio che  potrebbe trarne economicamente. Una volta capito questo , le strade si aprono verso chi e’ sulla tua stessa lunghezza d’onda e l’apprezzamento arriva  naturalmente. Un disco serve per lasciare un segno di te stesso e della tua passione.

Qual’è il tuo pensiero sulla considerazione della donna musicista e jazzista nel nostro paese?

Ultimamente sto svolgendo una ricerca bibliografica per un esame del Conservatorio e il tema si rivolge al ruolo delle donne cantanti e/o musiciste nel Jazz.

E’ curioso come siano diventate importanti durante le due guerre mondiali, ma questo presto si spiega, gli uomini partivano per i combattimenti e lasciavano un vuoto che ha permesso alle donne di avere più visibilità .

Penso che la situazione non sia cambiata, alcune riescono a sopravvivere in un mondo principalmente maschile ,ma solo guadagnandosi il loro rispetto con una preparazione più che ottima. 

 

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