SULPEZZO.it
eventi e società

Le Alterazioni di Gino Di Meglio salutano Ischia e il Castello Aragonese

Si è conclusa nel sabato dell’Epifania la mostra “ALTERazioni” di Gino Di Meglio, fotografo analogico ischitano. Salvo proroghe che saranno pubblicate nei prossimi giorni sul sito del Castello Aragonese, sede dell’esposizione, è stato sabato 6 gennaio l’ultimo giorno per visitarla alla Chiesa dell’Immacolata, nell’iconico Castello dell’isola verde che l’ha ospitata fin dal 9 dicembre scorso.

Gino Di Meglio ha presentato nel corso di un mese 60 stampe:  35 gomme bicromatate, 20 lumeprint e 40 chimigrammi, tutte opere di misura 30×40 cm, realizzate l’anno scorso con la sua Linhof Master Technika e stampate con tecniche poco note o quasi estinte. Di Meglio, avvocato nella vita con la passione politica e dell’impegno civile, è fotografo per passione da anni, e ha esposto nelle migliori sedi e gallerie d’Italia, tra Napoli, Pavia e Torino, oltre che nella sua Ischia, senza dimenticare l’estero, Montreal in Canada per la precisione, dove ha ricevuto il privilegio di mostrare la sua fotografia senza tempo.

Una sezione – dedicata alle gomme bicromatate, di cui una buona parte già esposta in passato al MART, Museo d’Arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto – ha per tema le forme. Particolari architettonici dell’isola di Ischia che hanno colpito l’autore, elementi arrotondati che «riassumono in sé e rievocano la tradizione mediterranea – sottolinea l’autore – e trasmettono un’armonia più completa rispetto all’angolo vivo» sono qui immortalati tramite un processo dalla storia antica. Messa a punto nel 1855 dal chimico francese Alphonse Louis Poitevin, la tecnica della gomma bicromatata (detta anche “acquatinta” per il colore assunto dell’acqua di spoglio) utilizza la gomma arabica, il bicromato di potassio e un pigmento, aggiunto per colorare l’emulsione. Il risultato finale dell’immagine, che non viene mai ritoccata, è determinato solamente dalla tecnica utilizzata. Questa tecnica richiede pazienza e grande perizia manuale, coronate da risultati talmente avvincenti da poter rivaleggiare a suo tempo con le opere degli esponenti del pittorialismo.

Un secondo settore del percorso fotografico, dedicato alla flora ischitana, consiste in stampe Lumeprint: con questa tecnica si pone un fiore o un qualsiasi altro oggetto traslucido a contatto con la stampa fotografica in bianco e nero, nella sua esposizione alla luce del sole per circa un’ora e nel successivo fissaggio chimico (saltando però la fase di sviluppo). Quello che viene fuori è un risultato di gran pregio artistico grazie alla trama pittorica conseguente: pezzi unici, fossili vivi e pulsanti di fiori congelati, imprigionati, o forse liberati – a detta dell’artista – su carta fotografica. Del resto era questa la sola tecnica d’ingrandimento possibile quando non c’erano le apparecchiature più moderne.

La terza parte della mostra si compone invece di chimigrammi: fotografie in luce ambiente create secondo una tecnica off-camera che non comporta l’utilizzo di apparecchiature, obiettivi, ingranditori o camere oscure. Le immagini si ottengono grazie all’azione di varie sostanze chimiche (fasi di sviluppo, arresto e fissaggio), lasciate agire su una superficie fotosensibile come carta fotografica. Quest’ultima viene ricoperta di sali d’argento che, se esposti alla luce, si riducono in argento metallico, conferendo al supporto un progressivo strato di annerimento. Sulla carta poi si stende una sostanza – il resist – come il miele, la vernice, la schiuma da barba o lo smalto per le unghie, in grado di offrire una certa resistenza all’azione degli acidi di sviluppo e, al contempo, di lasciarli agire negli spazi lasciati liberi.

Related posts

I corti della formica, XII edizione

Roberto Esposito ospite dello Startup Grind Napoli

Mediterraneo, al via il premio giornalistico “Mare Nostrum Awards”

Rispondi

Accedi

Do not have an account ? Register here
X

Registrati