27 Giugno 2019

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Run baby run
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“Run Baby Run”, al Tram mille modi di essere madre

Si chiama “Run Baby Run” il nuovo spettacolo che debutta questa sera al Teatro Tram: con testo e regia di Mirko Di Martino, sarà la straordinaria Titti Nuzzolese a interpretare Marta, una donna che inizia una fuga con la propria bimba al seguito. Bimba di cui, secondo il Tribunale dei Minori, non è in grado di prendersi cura.

Marta è su un letto d’ospedale con la sua bimba, la allatta e la abbraccia, sapendo che quella potrebbe l’ultima volta. Marta non è una buona madre: la tossicodipendenza, i furti, la vita da sbandata, dimostrano che la piccola starà meglio senza di lei e sarà affidata a una casa di accoglienza. Ma per Marta la bambina che tiene in braccio è soltanto sua e niente e nessuno potranno mai portargliela via. Marta fugge: inganna le infermiere, esce dall’ospedale con la bambina in braccio, si mette in macchina e scappa via.

La fuga che diventa maturazione

Abbandona Milano, dove ha vissuto da emarginata negli ultimi vent’anni, e viaggia verso Sud, verso il paesino sperduto che aveva abbandonato con la famiglia tanti anni per inseguire i suoi sogni. Di quei sogni, oggi, non resta più nulla: solo una bambina senza un padre, una bambina che è così bella e indifesa, così pura e innocente. Ma la Polizia è partita al suo inseguimento: non importa che la piccola sia sua figlia, si tratta comunque di rapimento. La strada per tornare a casa è lunga: centinaia di chilometri separano Marta dalla sua meta. Non le importa di essere in fuga, non le importa di essere una criminale: nessuno potrà toglierle sua figlia.

Una madre che scappa per tenere con sé sua figlia, può essere accusata di rapimento? È giusto togliere alla madre la figlia appena nata, se la madre è ritenuta inadeguata al suo ruolo? E chi decide se è davvero inadeguata? Per noi, oggi, la maternità e i bambini sono argomenti estremamente sensibili: le mamme e i bambini sono diventati, nel tempo, condizioni intoccabili, da salvaguardare a ogni costo, anche a rischio di finire ingabbiati in corto-circuiti da cui è difficile uscire. Lo spettacolo racconta una donna che scopre un po’ alla volta il significato della maternità: Marta, infatti, comprende cosa vuol dire essere madre non quando mette al mondo sua figlia, ma solo dopo che ha dovuto fare delle scelte per lei, per il suo futuro, confrontandosi con il suo passato. Perché ogni madre è anche una figlia, e ogni madre deve confrontarsi con la madre che ha avuto e vedere in sua figlia la figlia che è stata.

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