21 Marzo 2019

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cultura

Acqua, luce e terre del Golfo, i tre elementi in mostra allo Studio Trisorio

PLASTIC MANTRA. Canto di guarigione per le acque marine e l’isola di Capri: si intitola così il progetto artistico della catalana Eulalia Valldosera, che ha lavorato muovendosi nella baia di Napoli tra i Campi Flegrei e Capri. Sarà in esposizione presso lo storico Studio Trisorio della Riviera di Chiaia fino all’11 febbraio 2017, regalando una piccola immersione al visitatore tra immagini acquatiche e archeologiche del nostro golfo.

L’artista ci induce a riflettere sull’inquinamento del mare causato dalla plastica. Considerando l’ecologia come una questione spirituale e l’ambiente come una creatura vivente, la Valldosera esprime la sua denuncia attraverso una manifestazione di luce e bellezza. L’arte per lei è un viaggio interiore, un’esperienza d’ascolto dei livelli invisibili della memoria, attraverso il contatto con le energie profonde della materia. L’artista si fa “medium” di queste esperienze ricalcando il modello di figure archetipiche di mediatrici e guaritrici come le sibille, e ripercorre fisicamente i luoghi che queste donne avevano vissuto come se fosse guidata dalle loro stesse voci. Nel video Il Canto vero e proprio filo conduttore della mostra l’artista riporta i loro messaggi attraverso la sua voce in stato di trance e mediante gesti silenziosi, traducendoli in linguaggio artistico. Una sibilla o il suo archetipo è evocato da un mantello di plastica che fluttua nello spazio della galleria, come un vestito in attesa di essere abitato. Una figura di cui intravediamo solamente una corona luminosa che riverbera i suoi bagliori colorati sul soffitto e sul pavimento.

Due fontane con giochi di acqua e luce, realizzate con utensili da cucina, emergono dalla penombra: nella Fonte dell’incontro l’acqua scorre infatti da due ampolle tradizionalmente utilizzate per il vino e per l’olio, creando un circuito di colori grazie a fasci di luce. Il movimento dell’acqua che si riversa in un terzo contenitore evoca la circolazione dei fluidi e dell’energia nel corpo umano. La Fonte del perdono è realizzata invece con pentole e piatti di diverse epoche impilati a formare una spirale ascendente, fino ad assumere la forma di un vortice: una cascata di acqua luminosa pulisce metaforicamente avanzi di pasti consumati in un tempo passato. I suoni e i riflessi di luce colorata influenzano il nostro corpo e la nostra mente come un mantra di guarigione.
Le immagini del video in cui l’artista interagisce con la natura, nei luoghi intrisi di storia come l’antro della Sibilla a Cuma o Villa Jovis a Capri, si alternano sincronicamente con la fontana che si accende e si spegne.

Nelle fotografie in mostra l’acqua ritorna ad essere rappresentata come spazio infinito di ispirazione, ma anche come luogo di contaminazione ridotto, purtroppo, dall’uomo a ricettacolo di rifiuti inquinanti.
L’acqua è dunque elemento portante della memoria, fonte di vita, sostanza purificante e rigenerante che necessita della nostra attenzione e cura: la poetica della Valdosera si fa messaggio forte e potente per la nostra epoca.

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